Gli affreschi del Monumento divorati dall umidità.

dal quotidiano Alto Adige — 16 aprile 2006   pagina 12   sezione: CRONACA

 BOLZANO. Sulle gradinate del Monumento gli operai lavorano da giorni.
 Il cantiere è in piena attività con una grande autogru montata su ruote che si trova sul retro dell’Arco. Il restauro deve andare avanti. La cripta versa in condizioni più che precarie per le continue infiltrazioni. Le volte restano puntellate. L’acqua e l’umidità hanno danneggiato gli affreschi di Guido Cadorin che sono quasi svaniti.
 I tecnici della Sovrintendenza delle Belle Arti di Verona hanno fissato le opere con carta giapponese per salvare il salvabile e far sì che la situazione non peggiori.
 Umberto Tecchiati – archeologo e vicepresidente di Italia Nostra – ha le idee chiare. «Al di là delle sovraimpressioni politiche, con le quali bisogna fare sempre i conti, si tratta di affreschi giudicati di prima qualità opera di Guido Cadorin che si annovera tra i più importanti artisti italiani del Novecento. Mi ricordo – continua – che anni fa lo stesso assessore Bassetti fece un grosso sforzo e si espose in prima persona per chiederne la conservazione».
 Ma le opere adesso sono in pericolo.
 «L’umidità ne ha compromesso sia l’aderenza alle pareti che la qualità del colore. Nell’affresco che raffigura “La custode della patria” è particolarmente a rischio la parte alta dell’immagine, quella che ritrae le ali e il volto della figura femminile con spada e torcia. Nell’altra figura che ritrae “La custode della storia” sono ben visibili distacchi di colore e patine, specialmente sul viso, che alterano la percezione originaria dell’affresco». A latere va detto che le parole scritte sul libro che la figura regge nella sinistra sono la famosa chiusa del proclama con cui Armando Diaz comunicò la fine della prima guerra mondiale il 4 novembre 1918 (“I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli, che avevano disceso con orgogliosa sicurezza”).
 «Il recupero ed il restauro conservativo di questi dipinti – continua Tecchiati – sono certo, da molti anni, una doverosa necessità, considerata la qualità dell’opera e l’alto valore dell’artista veneziano. La loro ubicazione, come temo, accenderà gli animi già abbastanza esacerbati dalle polemiche di questi giorni, e ne rallenterà ulteriormente il recupero, fino al giorno in cui non potremo che piangere sulla loro scomparsa. Proviamo, una volta tanto, a spostare la sede del pensiero – anche politico, per carità – dal diaframma, a quella che gli è più consona, e cioè il cervello, e salvare tutti insieme un angolo di storia novecentesca che è, lo ripeto ancora, di tutti. Un invito agli estremisti ed ai nazionalisti di destra sia italiani che tedeschi – conclude – affinché non sciupino la magnifica occasione che è loro offerta. Quella di tacere».

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