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Italia Nostra Bolzano incontra Michil Costa

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Il Presidente di Italia Nostra Bolzano, l’Architetto Stefano Novello, sulla Tutela degli Insiemi

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Resoconto dell’attività svolta da Italia Nostra di Bolzano nel 2011

 Nel 2011 l’attività della sezione di Bolzano di Italia Nostra è stata soprattutto incentrata sulla sensibilizzazione dell’opinione pubblica sui temi della tutela del patrimonio storico, artistico e naturale. Tra i temi di maggiore importanza trattati da Italia Nostra si segnalano il Parco eolico del Brennero, la Casa Valgoi di Egna, il futuro del Museo Civico di Bolzano, il destino del Parco Nazionale dello Stelvio, i motoraduni in aree tutelate (Dolomiti), la Clinica Bonvicini di Bolzano, la cantina di Gries. Particolare impegno è stato prestato alla salvaguardia della memoria storico-artistica, architettonica e urbanistica dei c.d. “relitti fascisti” a Bolzano e in altre località della Provincia.

Italia Nostra è tuttavia consapevole della necessità di abbinare alle azioni di “denuncia” e sensibilizzazione anche azioni culturali maggiormente propositive nell’immediato. Da questo punto di vista vanno ricordate ad es. la collaborazione con il Comune di Bolzano, Assessorato all’Urbanistica (Assessora Arch. Chiara Pasquali) e con il Politecnico di Torino (Prof. Matteo Robiglio): in Aprile è stato possibile organizzare un incontro con gli studenti del Politecnico e con i loro Professori e, contestualmente, un workshop sul nuovo “bioquartiere” di Via Druso organizzato presso laLUBcui hanno preso parte un centinaio di persone. Il Workshop è stato organizzato in collaborazione con la Fondazione dell’Ordine degli Architetti, l’agenzia Casaclima, l’INU e l’Assessorato all’Urbanistica del Comune di Bolzano.

Una conferenza sui temi della tutela archeologica è stata svolta in febbraio dal Presidente Dr. Umberto Tecchiati a Merano, su invito della Associazione Dante Alighieri.

Sempre a Merano, Italia Nostra ha collaborato con l’Associazione Mairania  all’organizzazione di una conferenza nell’ambito delle iniziative a margine della mostra sulla collezione del famoso critico e collezionista d’arte Federico Zeri “Il Capolavoro non esiste”, allestita nella sede del Museo Diocesano di Bressanone.

Il Presidente di Italia Nostra ha inoltre partecipato in qualità di relatore a una conferenza-dibattito a Ortisei sul tema della nuova edilizia in area alpina.

Una visita guidata alla mostra sull’antico teatro civico di Bolzano ha avuto luogo in Maggio. La guida è stata effettuata dalla Dr.ssa Angela Mura, curatrice della mostra e socia di Italia Nostra.

L’8 ottobre, infine, in collaborazione con la sezione trentina di Italia Nostra, è stato possibile organizzare nella sede del Parco Nazionale dello Stelvio di Cogolo di Pejo, una importante tavola rotonda sul futuro del Parco, cui hanno preso parte un folto pubblico e le principali autorità politiche e istituzionali coinvolte nella gestione del Parco.

È proseguita l’attività didattica nelle scuole, e, in particolare, con la Scuola Media Negrelli di Merano che ha partecipato a un concorso di “Turismo sostenibile” indetto da Italia Nostra a livello nazionale.

Un rappresentante di Italia Nostra siede in seno all’Assemblea dei soci del Consorzio Lavoratori Studenti di Bolzano (CLS) e rispettivamente al Curatorium del Museo Civico di Bolzano.

Rappresentanti di Italia Nostra (Dr. Umberto Tecchiati, Prof.ssa Gisella Mareso) siedono nelle commissioni edilizie di Bolzano e  rispettivamente di Merano, dove svolgono la funzione di membri effettivi e di consulenti per la Tutela degli Insiemi.

Sul tema della Tutela degli Insiemi Italia Nostra ha voluto incontrare il sindaco di Laives Dr.ssa Liliana di Fede, alla quale è stato chiesto di concludere l’iter politico e amministrativo per l’approvazione del documento di tutela per quel Comune.

Il Presidente

Dr. Umberto Tecchiati

Italia Nostra per il Virgolo: partecipa al sondaggio!

Sull’ultimo numero della rivista Qui Bolzano è stato pubblicato (31 maggio 2012, p. 6), un articolo riguardante le nuove proposte di valorizzazione e salvaguardia del Virgolo, avanzate dall’Arch. Stefano Novello, Vice presidente di Italia Nostra Bolzano.

La rivista ha lanciato un sondaggio, a cui tutti possono partecipare. Ecco il testo del sondaggio:

In passato l’area del Virgolo era frequentata dai bolzanini e addirittura dai turisti che vi godevano la tranquilla area verde e la vista sulla città.

Ritenete che riqualificarlo per renderlo nuovamente fruibile dalla cittadinanza sia un progetto importante per la città, oppure che le attuali difficoltà dovute alla congiuntura non giustifichino un investimento a prescindere dalla sua sostenibilità economica? Votare è semplicissimo, basta cliccare http://www.quimedia.it/QuiBolzano/Sondaggi/Il-futuro-del-Virgolo !

Premiata a Roma nella sede del MIUR la classe IV turistica dell’Istituto di Istruzione secondaria di secondo grado per le Scienze umane, il Turismo ed i Servizi Claudia de’ Medici di Bolzano

Si è svolta giovedì 24 maggio, presso la sala Comunicazione del MIUR a Roma alla presenza della Presidentessa Nazionale di Italia Nostra Alessandra Mottola Molfino, nonché a diversi funzionari e sottosegretari del MIUR stesso, la premiazione del concorso nazionale “Il Paesaggio raccontato dai ragazzi – Narrazioni e immagini nell’era digitaleper l’anno scolastico 2011/2012, promosso da Italia Nostra Onlus, in base al protocollo d’intesa col MIUR. Il concorso ha avuto per tema il paesaggio agrario e intendeva sollecitare i giovani a capire quali e quanti significati possano esserci in un paesaggio, portare in superficie il rapporto tra ambiente e cultura, a recuperare e far emergere queste storie.

Guidati dalla professoressa Gisella Mareso, docente di storia dell’arte e dei beni culturali, gli studenti della IV turistica dell’Istituto Claudia de’Medici di Bolzano, sono risultati vincitori al secondo posto ex equo nell’ambito della sezione “Il paesaggio come bene comune”, grazie al breve filmato dal titolo “Vigneti a Bolzano. Il succo della vita”.

 Il concorso si è rivelato una adeguata nonché utilissima occasione per la conoscenza e l’approfondimento del territorio e del verde agricolo ancora conservato in città. La scelta da parte della classe di partecipare al concorso con un breve filmato costruito con le fotografie raccolte e con alcune stampe antiche della città, sostenuto nella I parte da una poesia e da citazioni di viaggiatori europei, ha voluto dare parola soprattutto alle immagini di oggi, legate ancora ad un passato che ha sempre costituito la ricchezza della città e che, per questo, deve costituirne ancora un bene prezioso e comune da preservare e valorizzare.

Al concorso hanno partecipato circa 300 scuole di tutta Italia, quattro le sezioni, tre le classi premiate per ciascuna sezione. Grande soddisfazione tra i ragazzi dell’Istituto e numerosi i complimenti ricevuti per l’eleganza e l’intensità del filmato da Maria Rosaria Iacono, Ebe Giacometti e Aldo Riggio, consiglieri, coordinatori e responsabili per il settore Educazione di Italia Nostra.

La Professoressa Gisella Mareso, Responsabile del settore pedagogico della Sezione di Bolzano di Italia Nostra insieme ad alcuni studenti al momento della premiazione

Tavola rotonda sul Parco dello Stelvio. Intervento di Umberto Tecchiati, Presidente di Italia Nostra di Bolzano – Alto Adige

Desidero in primo luogo ringraziare i funzionari e il personale e in particolare l’Arch. Augusta Conta, responsabile dirigente del settore tridentino del Parco, per avere messo a disposizione della manifestazione questa sala e, in generale, per l’interesse dimostrato per una discussione, aperta a tutti gli interessati, sul destino del Parco Nazionale dello Stelvio. Un sentito ringraziamento va a tutti i relatori che rappresentano, nonostante alcune significative e vistose assenze soprattutto sul versante sudtirolese, l’ampio arco di quanti sono titolati ad esprimersi o perché ricoprono importanti cariche istituzionali, o perché sostengono gli interessi della società civile e delle associazioni ambientaliste, o perché inquadrati in quelle amministrazioni provinciali e regionali che sono chiamate a dire apertamente cosa sarà di questo importante Parco; Salvatore Ferrari, caro amico e Vice presidente di Italia Nostra, si è fatto carico di uno sforzo organizzativo che è ben chiaro a tutti coloro che hanno fatto esperienza di manifestazioni di questo tipo. Il collega e amico Paolo Mayr, presidente di Italia Nostra del Trentino, può essere orgoglioso di un sostengo tanto appassionato e competente.

La sezione di Bolzano di Italia Nostra, che qui rappresento in veste di Presidente, ha condiviso da subito con gli amici trentini la necessità di uno sforzo comune a proposito del Parco, ed è nostra ferma convinzione che, al di là degli assetti amministrativi e istituzionali che tendono a mettere in secondo piano l’unità regionale, la cooperazione tra le nostre due sezioni, che solo ora si dispiega compiutamente, dopo decenni di lavoro intenso nelle singole realtà provinciali, ma non coordinato su scala regionale, possa costituire un contributo importante ad una visione complessiva e per così dire sistemica di problemi di politica della tutela dei beni culturali e ambientali che non possono non presentarsi simili, e anzi spesso addirittura identici nel caso di una regione, come il Trentino Alto Adige le cui province sono legate da sempre da una base culturale e da destini storici in larga misura convergenti. Ma proprio la complessità sociolinguistica di questo territorio, in primo luogo una complessità culturale, che investe la diversa sensibilità dei gruppi linguistici residenti, in particolare sui temi dell’autonomia intesa nel più ampio senso del termine, imponeva a noi di Bolzano di ricercare la collaborazione delle associazioni di lingua tedesca, in primo luogo del Dachverband e del Landesverband für Heimatpflege, così come dell’Alpenverein Südtirol; ciò ha potuto concretizzarsi in febbraio di quest’anno, quando Italia Nostra di Bolzano si è fatta carico, sull’esempio di una identica iniziativa di Italia Nostra di Trento, di sottoporre al Presidente della Provincia Durnwalder una richiesta di costituzione di un tavolo di confronto sul Parco. All’appello hanno aderito, oltre alle associazioni già citate, il CAI, il WWF, il FAI, che è come dire parecchie decine di migliaia di cittadini di ogni gruppo linguistico residenti in ogni comune dell’Alto Adige. Poiché a tutt’oggi il Presidente Durnwalder non si è degnato di una risposta, ieri l’altro gli ho rispedito la lettera, temendo non fosse andata persa. Questa volta, tuttavia, l’ho spedita via mail anche al consigliere Provinciale Elmar Pichler Rolle, che ha mostrato interesse per questa tavola rotonda ed è noto per essere uomo nel dialogo. Nelle righe di accompagnamento gli dicevo che Italia Nostra è per l’autonomia; per la nostra autonomia, e per ogni autonomia che garantisca le migliori misure di tutela dei beni culturali e ambientali. Noi siamo naturalmente per il mantenimento dell’assetto unitario del Parco, ma è necessario rammentare che alcuni gruppi di lingua tedesca, ad esempio l’Alpenverein, non sono contrari alla provincializzazione, altre invece, come il Landesverband für Heimatpflege, sono più vicini alle posizioni di Italia Nostra. Tutto questo per dire che quel documento è stato redatto alla luce di diverse sensibilità, e ne è uscito leggermente edulcorato rispetto al corrispondente testo trentino, e forse non poteva non essere così. È tuttavia importante sottolineare che un amplissimo fronte associativo è schierato anche in Alto Adige perché il Parco continui ad esistere in quanto tale, con le sue tutele e le sue tradizioni, e che questo fronte non accetterà supinamente di vedere altri decidere senza alcun coinvolgimento di tutti coloro che, al di fuori del palazzo, mostrano di avere a cuore le sorti del Parco e, in generale, della tutela dei beni culturali e ambientali della loro terra.

Grazie e buon lavoro a tutti noi.

Umberto Tecchiati, Presidente di IN Bolzano-Alto Adige

Seeber e il Parco eolico del Brennero.

La presa di posizione dell’imprenditore Anton Seeber riguardo alla bocciatura del progetto di parco eolico del Brenneno (loc. Sattelberg) merita di essere brevemente commentata perché contiene numerosi utili spunti di riflessione. Cosa dice Seeber? Le motivazioni della bocciatura, venute dalla Conferenza ambientale della Provincia, presieduta da Luigi Minach sarebbero superficiali e irrazionali; il progetto sarebbe diventato oggetto di dispute politiche che niente hanno a che fare con i suoi contenuti, riflettendo così l’esistenza di un clima non costruttivo nella nostra provincia; ormai si oppongono all’eolico, e cioè a un’energia verde, solo i Verdi, e i Freiheitlichen che, volendo apparire come i difensori dell’identità sudtirolese, si oppongono a un progetto dagli alti contenuti tecnologici che permetterebbe all’Alto Adige la piena autosufficienza energetica anche in inverno; se si è contro tutto e non si propone niente, di sicuro non si sbaglia, ma si intralcia anche l’innovazione e il progresso; il livello di benessere presente localmente, il welfare e i dipendenti pubblici potranno essere mantenuti solo se le imprese locali continueranno a produrre e a pagare l’IVA in provincia; linee guida sono necessarie, ma esse devono servire a costruire un futuro sostenibile, e il progetto di parco eolico al Brennero è un esempio paradigmatico in tal senso; come impresa la Leitwind ha la responsabilità di contribuire a questo processo, investendo 70 milioni di euro e mettendo a disposizione di tutta la società le conoscenze e la creatività dei suoi tecnici. La Leitwind è disponibile ad accogliere possibili correttivi al progetto che servirà a produrre energia pulita per 100.000 abitanti. Seeber conclude dicendo che la produzione di energia rinnovabile al Sattelberg fornisce un fondamentale contributo alla conservazione delle nostre bellezze naturali.

Si può prendere atto del garbo con cui Seeber espone le sue ragioni. Traspare dal suo scritto una sincera passione per il progetto, per il rischio e la bellezza dell’impresa. Ma sia permesso di ribattere che non solo Verdi e Freiheitlichen, ma anche tutte le principali associazioni ambientaliste dell’Alto Adige – tra queste anche Italia Nostra che è, come noto, equidistante dai partiti – si oppongono al progetto per i medesimi motivi esposti dalla Commissione presieduta da Minach. Questo non fa di loro dei bolsi reazionari, nemici del progresso e del welfare che, a causa loro, ne verrebbe distrutto, ma, al contrario, dei cittadini che si interrogano sulla necessità e sull’opportunità di un progetto in cui, come abbiamo già dimostrato in passato su questo giornale, il generoso investimento dell’impresa verrebbe generosamente ripagato dalle sovvenzioni statali esistenti in materia (i c.d. certificati verdi). E in passato abbiamo anche dimostrato che l’Alto Adige non ha bisogno di produrre più energia. Ne produciamo già ben più di quella che ci serve, ed è tutta pulita, perché dipende dallo sfruttamento idroelettrico. Detto questo rimane da sperare, però flebilmente, visti i numerosi precedenti che abbiamo denunciato su questo giornale nelle più varie occasioni, che la Giunta Provinciale non si lasci minacciare dal padronato, mortificando per l’ennesima volta i pareri dei suoi uffici, e consideri che non è cosa intelligente fare cassetta speculando sull’ambiente, sia  pure in tempi di crisi. È il nostro bene più caro, e non è in vendita.

 

Umberto Tecchiati

Presidente di Italia Nostra – Bolzano

 

Salvare Casa Valgoi a Egna

Casa Valgoi, l’antico municipio di Egna, situato in uno dei centri storici più belli e più miracolosamente intatti di tutta la provincia, potrebbe venire distrutto per consentire la costruzione di un nuovo edificio. Si tratta di una vecchia casa costruita nel settecento, semplice, dotata di una bella scala, ma nel complesso di non particolare pregio. Essa fa parte tuttavia di un “insieme” urbanistico di rara bellezza dal quale non può essere cancellato senza pregiudizio per il tutto. Del nuovo edificio, di cui si conoscono i rendering, si può come minimo affermare che renderà “visibile” e rimpianto per sempre ciò che, dio non voglia, avrà sostituito: la valutazione dell’arte e dell’architettura moderna non è solo questione di gusti, sui quali, come si dice, non è lecito disputare.  Ma non è questo l’argomento di questo intervento. Vogliamo capire come è possibile che l’insieme dei portici di Egna, di cui il vecchio municipio è parte, corra oggi il rischio di venire snaturato, e cosa si può fare per impedirlo. Un vincolo diretto di tipo monumentale sull’antico edificio, il solo che potrebbe – almeno in linea teorica – impedire la sua distruzione,  per i motivi spiegati sopra non è possibile. Il soprintendente Leo Andergassen lo ha ribadito di recente in una perizia in cui peraltro si appella al concetto di “insieme”, chiedendo al Comune di ripensare tutto il progetto.  Allora, ci si può chiedere, potrebbe funzionare con la “tutela degli insiemi”. Ma il centro storico di Egna dispone di un eccellente piano di recupero che, almeno dal punto di vista giuridico, ha un valore maggiore di qualsiasi tutela degli insiemi: e perciò il centro storico di Egna non ha una tutela di questo tipo. Pierfrancesco Bonaventura e Carlo Trentini, che hanno redatto il piano di tutela insiemi di questo comune, hanno giustamente ritenuto, d’accordo con un’amministrazione comunale già sensibile e attenta, ma nel frattempo sostituita da  un’altra di pasta diversa, che imporre una tutela degli insiemi in un centro già soggetto a un rigoroso piano di recupero avrebbe costituito un  doppione inutile e per certi versi controproducente. E allora com’è successo che i portici e la piazzetta di Egna corrano oggi concretamente il rischio di vedere demolito il vecchio Muncipio? È successo che il Comune, proprietario dell’immobile, ha “estratto” il vecchio edificio dal piano di recupero che ne avrebbe imposto il solo restauro, rendendolo “demoricostruibile” e cioè sostituibile da un edificio moderno, vanificando in tal modo la solida struttura di tutela contenuta nel piano di recupero.

Questa storia riguarda un paese della Bassa Atesina, non piccolo ma abbastanza lontano dal capoluogo perché ciò che vi succede venga più rapidamente dimenticato e trascurato. Eppure questa storia contiene tutti gli ingredienti della mala-tutela del nostro territorio: amministrazioni comunali “furbe” e sorde alle istanze di conservazione del territorio che sempre più spesso si levano dai loro stessi elettori; interessi economici di cortissimo respiro che non sanno coniugarsi alle necessità di tutela a lungo termine. Ignoranza e arroganza che si traducono in progetti edilizi di pari qualità.

Si sono appellati al Sindaco contro la demolizione, e per un ripensamento di tutta la questione, il Landesverband für Heimatpflege (la federazione altoatesina dei protezionisti di lingua tedesca),  il vecchio Soprintendente Helmut Stampfer, studioso e uomo di grande autorevolezza,  Peter Kasal,  membro della commissione urbanistica provinciale, Zeno Bampi, architetto ed esperto in urbanistica e tutela del paesaggio, gli architetti Hans Holzknecht, Jochen Schultz, Esther March e Natalia Holguin Garcia, Franz Steiner,  Frank Weber, architetto e membro della commissione provinciale per la tutela del paesaggio, Irmengard Maurus, esperta in urbanistica e tutela del paesaggio. Italia Nostra si associa all’appello di tutti perché il Sindaco ci ripensi: restauri casa Valgoi invece di abbatterla e dia per primo l’esempio, in quanto proprietario di quel bene, in materia di conservazione e tutela del centro storico del paese che amministra.

 

Umberto Tecchiati

Presidente di Italia Nostra – Bolzano

Priorità…del bunker Opera 14 e di altre faccende…

Se Antonella Mattioli non mi avesse richiesto di un parere riguardo al bunker, temo non mi sarebbe mai venuto in mente di occuparmene. Senza nulla togliere, infatti, alla giusta preoccupazione che questo significativo segno del nostro passato possa in qualche maniera venire distrutto o abbandonato all’incuria (come fu, e ancora temo sia, il caso delle aquile di Ponte Druso), penso con molta preoccupazione al fatto, tanto per dire, che abbiamo un Museo Civico chiuso da anni, e forse lungi dal venire riaperto, e con tutto il rispetto per il bunker si tratta anche, come si dice, di priorità. Per quanto mi riguarda, infatti, in tema di storia e di cultura, la riapertura del Museo Civico è la priorità delle priorità, e quasi tutto il resto può attendere. Non di meno il caso del bunker mi offre la possibilità di fare un paio di riflessioni che mi auguro possano tornare utili al dibattito. Il bunker è un manufatto storico, e in quanto tale il primo pensiero che dobbiamo avere al riguardo, è che esso venga tutelato. Non esiste infatti alcuna possibilità di trasmettere al futuro i segni del passato se non sottoponendoli a un regime per quanto possibile stretto e scientificamente rigoroso di tutela. I nemici da cui tutelare i monumenti storici sono in primo luogo il passare del tempo e la mancanza di manutenzione. Un edificio che cessa di venire accudito e curato è destinato presto o tardi a deteriorarsi e a crollare anche se nel caso del bunker si può prevedere che il crollo avverrà con maggiore lentezza ed evidenza che non per le case di Pompei, e naturalmente anche con meno spargimento di lacrime. L’altro importante nemico dei monumenti è l’espansione edilizia con la trasformazione delle città e del territorio, e qui gli argini offerti dalle leggi, dai regimi di tutela insiemi etc., possono risultare inefficaci, come sta avvenendo ad esempio nel caso del Palazzo degli Uffici Finanziari, o come è già successo nel caso della cantina di Gries o dell’area attigua al maso Anraiter. Da questo punto di vista, come ricordava ieri sull’Alto Adige il sindaco Spagnolli, l’inserimento del bunker in un’area non edificabile lo pone al riparo da qualsiasi distruzione. C’è poi un nemico più subdolo, ma non meno pericoloso, che si chiama “valorizzazione”. Quando si parla di beni culturali, è diventato di moda parlare di valorizzazione, dove con questo termine non si intende conservazione, studio, ricerca, trasmissione del sapere, coinvolgimento dei cittadini nel processo di autoidentificazione con il proprio passato da custodire e trasmettere alle generazioni future, ma sfruttamento economico, business. Ora, non c’è niente di male che un teatro greco torni a vivere la funzione per la quale è stato costruito ospitando rappresentazioni di drammi antichi, e che gli spettatori paghino profumatamente per godere del privilegio di assistervi. È anzi auspicabile che, fatte salve le necessità di tutela e di sicurezza, tali contesti siano parte attiva e integrante della cultura contemporanea. Ma non potrà accadere che la preoccupazione dello sfruttamento economico soverchi la necessità della conservazione, dello studio, della didattica, perché in tal caso la porta è presto aperta ad ogni possibile raffazzonatura, colpevole e vuota dal punto di vista culturale e priva di senso per la collettività. Valorizzare significa dare valore a qualcosa che non ne ha. Ma un monumento non ha bisogno di essere valorizzato, semmai di essere compreso, amato, tutelato, studiato. La sua commercializzazione si giustifica solamente se contribuisce a ripianare le spese necessarie al mantenimento, al restauro, alla ricerca scientifica e alla divulgazione della medesima tra i cittadini, che (tolti i numerosi evasori) pagano con le loro tasse anche il funzionamento di questo costoso settore dell’amministrazione. E così nel caso del bunker l’idea di Spagnolli di ricoprirlo è solo un po’ eccessiva e forse non necessaria allo stato attuale, ma non anche concettualmente errata, laddove manchino le risorse per la sua tutela e la sua conservazione in sicurezza. Quanto alla valorizzazione del manufatto, mi lascia un po’ perplesso un uso diverso da quello culturale, e cioè di attrazione culturale nel quadro di un’idea di “museo diffuso” (Semirurali, Lager di Via Resia, Santa Maria in Augia, Ex Alumix etc.). L’uso degli spazi interni è per molti versi impossibile, come abbiamo appreso dalle documentate precisazioni del sindaco, mentre la pulizia e il ripristino degli interni, così come un rinverdimento e una sistemazione degli esterni è un’idea che merita almeno di essere presa in considerazione in un dialogo sereno, ma anche consapevole delle oggettive difficoltà. L’estate passerà, del bunker forse ci dimenticheremo. Ma per esempio la nuova legge urbanistica, con l’abolizione della concessione edilizia, sarà varata a quanto pare in autunno, e di questo ancora non si parla. Forse occorrerebbe una più acuta percezione delle priorità.

Umberto Tecchiati

Presidente di Italia Nostra – Bolzano

Ma i Musei altoatesini non fanno “sistema”…ancora sul Museo Civico di Bolzano (e sul Museo archeologico dell’Alto Adige)

L’aver messo il destino del Museo Civico tra le cose di cui parlare è una buona notizia. Giuste o sbagliate che siano, le proposte che provengono dalla provincia, per bocca dell’Assessore ai beni culturali Kasslatter Mur, hanno infatti il merito di indicare in termini pragmatici la possibile soluzione dei dilemmi di non uno, ma di due musei. Il Museo archeologico, infatti, soffre della cronica carenza di spazi, mentre il Museo Civico di quella, altrettanto radicata, di finanziamenti. Non siamo tra coloro che credono che i problemi di spazio del Museo archeologico possano essere risolti facendo uno scambio di sedi che risulterebbe vantaggioso in fin dei conti per il solo Museo archeologico. Se infatti il Museo Civico traslocasse all’archeologico, lamenterebbe subito le medesime carenze: non bisogna dimenticare che l’immenso patrimonio del Museo Civico consiste anche in magazzini e depositi, che l’archeologico non ha, e che l’intera superficie è sempre stata integralmente coperta da collezioni che non possono tecnicamente essere adattate a un altro palazzo. Al Museo Civico però, mancano una quindicina di milioni di euro che non potranno essere tratti di tasca da nessuno, sulla faccia della terra, se non dalla Provincia. È bene esserne consapevoli, perché il punto dal quale cominciare a discutere è questo. Di passaggio si potrebbe anche chiedersi quanto costerebbe al contribuente riprogettare i percorsi espositivi in sedi diverse,  quanto l’acquisto dei nuovi arredi etc. e se tutto questo ha senso. Col senno di poi – di cui come noto sono piene le fosse – la scelta di collocare il Museo archeologico in pieno centro storico, in un palazzo molto bello ma anche complessivamente piccolo, può essere giudicata non troppo azzeccata, ma ormai è lì e conviene farsene una ragione. La mummia del Similaun cattura l’interesse di centinaia di migliaia di persone l’anno, ed è ovvio che necessiterebbe di uno spazio più grande e confortevole. Esso però non potrà essere ricavato a danno dell’esposizione degli altri periodi archeologici (età della pietra, età del bronzo e del ferro, età romana e medioevale) che già soffrono della mancanza di aggiornamento. La soluzione più ovvia, anche se non corretta dal punto di vista scientifico perché separerebbe la mummia da un percorso storico che inizia prima e continua dopo di essa, sarebbe di spostare tutto il piano di Ötzi e dell’età del Rame in un altro palazzo, che non potrà essere  quello del Museo Civico, onde consentire non solo a Ötzi, ma anche all’esposizione dei reperti archeologici provinciali, gli spazi che dovrebbero competere loro per l’importanza della documentazione. È giusto che il Museo Civico rinunci alla sua sede storica, alla sua identità, agli spazi e ai magazzini che sono stati modellati nel corso di più di cento anni sulla consistenza delle sue collezioni e del suo patrimonio per ottenere dalla provincia i soldi necessari alla sua riapertura? Credo di no. Se scambio dev’essere, che sia almeno vantaggioso per tutti. Ma l’orgogliosa affermazione dell’Assessore Trincanato, che il Comune farà da solo se i soldi non arrivano dalla Provincia, è quasi comica, se rapportata a quanto finora il Comune ha potuto concretamente fare da solo per il Museo Civico. Morale: è necessario che Comune e Provincia si incontrino per parlare e trovare una soluzione. Mi chiedo ad esempio se non esista in tutta Bolzano un altro spazio (di proprietà comunale) dove ospitare Ötzi e l’età del Rame, un caffè e un book shop adeguati all’importanza del reperto, col quale permutare i finanziamenti necessari alla riapertura del Civico. O se non esista un vecchio palazzo, o un luogo dove ospitare tutta l’archeologia dell’Alto Adige tranne Ötzi, che a quel punto potrebbe rimanere dov’è. Come si vede, ad affrontare i problemi del Civico si finisce col parlare anche dei problemi dell’archeologico, e in fondo sarebbe ora. Ma proprio per questo Comune e Provincia devono escogitare tra l’altro anche un modo diverso di concepire il senso e la finalità della rete di Musei esistente a Bolzano: al visitatore, alla scuola, al ricercatore, a noi tutti, importa ben poco se un Museo è comunale o provinciale. Importa sapere che essi sono collegati, che esiste un biglietto comune con cui visitarli tutti, e che sono inseriti in un progetto culturale comune, condiviso, e discusso come un bene civico, che non si esaurisce nelle singole collezioni ma si estende a una visione complessiva del territorio e dei suoi contenuti con la quale contribuire a creare consapevolezza, identità, senso di appartenenza “politica”, amore per l’ambiente e per i segni che l’uomo ha lasciato in esso nel corso della sua storia. La vera sfida è questa, e vale in prospettiva più dei 15 milioni di euro che costa riaprire il Civico. Forse per questo se ne è parlato così poco, e in modo così disordinato, almeno finora.

Umberto Tecchiati

Presidente di Italia Nostra – Bolzano