Archivi categoria: Interviste

«Basta cubi: non se ne può più Il bello non è solo il moderno»

dal quotidiano Alto Adige — 10 agosto 2006   pagina 15   sezione: CRONACA

 BOLZANO. «Quello dell’estetica è un terreno ad alto rischio. Meglio lasciar perdere, perché si entra nel campo della soggettività. Però bisogna evitare che, in nome del nuovo e del moderno, si cancellino parti importanti della città». Umberto Tecchiati, archeologo e vicepresidente di Italia Nostra, non condivide la «ricetta» di Rizzolli, ma condivide la critica per le ultime «brutture».
 Più volte però a voi di Italia Nostra è stato rimproverato di voler ingessare la città.
 
«Lo so, ma non è così. Mi rendo perfettamente conto che non si può restare ancorati al passato e anche un certo tipo di architettura di rottura con il contesto circostante può servire a crescere. Ma, in città, a mio avviso ci sono esempi che rappresentano un passo indietro».
 Tipo?
 
«Tanto per cominciare i cubi. Sono pesantissimi e danno l’impressione di essere calati dall’alto».
 Altri esempi negativi?
 
«La scuola di via Roma. Non a caso è stata ribattezzata Alcatraz».
 Non sarà tutto da buttare.
 
«No. Il nuovo teatro ad esempio pur «rompendo» con l’ambiente circostante, a mio avviso, rappresenta un passo avanti».
 Anche quello però all’inizio era stato pesantemente criticato.
 
«È vero. Ma col tempo è stato rivalutato un po’ da tutti».
 Per evitare quelli che definisce obbrobri cosa propone?
 
«Credo che si debba valutare, cosa che oggi non succede mai, il contesto nel quale si inserisce un nuovo edificio. Un progetto in sè può essere bello, niente da dire. Ma capita poi che in quel determinato posto sia fuori luogo».
 Le nuove regole inserite dalla Tutela degli insiemi possono rappresentare un’opportunità?
 
«Sono un’occasione da non perdere».

Annunci

Italia Nostra accanto agli studenti per la salvaguardia del Pascoli

Dal quotidiano Alto Adige — 19 aprile 2006   pagina 14   sezione: CRONACA

BOLZANO. I ragazzi delle «Pascoli» chiedono aiuto ai bolzanini, agli studenti italiani e tedeschi. Vogliono che quella di venerdì sia una grande manifestazione in difesa del complesso scolastico. Due appuntamenti per domani: riunione dei rappresentanti di istituto delle scuole per decidere l’adesione, banchetti per la raccolta di firme in tutti i quartieri. Per Italia Nostra il caso ormai è nazionale. E intanto protestano anche gli studenti dell’Università.
 Mentre la mobilitazione cresce, l’assessore Florian Mussner gela le speranze: «Si va avanti con il polo bibliotecario. Si terrà conto della memoria, ma la biblioteca è troppo importante». Si vedrà.
 Si cercano alleati. Alessandro Facchin (rappresentante di istituto) e Silvio Vinella, entrambi della quinta «E» del Liceo pedagogico artistico «Giovanni Pascoli», spiegano come si muoverà nei prossimi giorni il movimento «Rescue P» (Salviamo le Pascoli), che ha già raccolto circa 1500 adesioni. «Vogliamo coinvolgere tutta la città e le altre scuole, il mondo italiano e tedesco». I rappresentanti di istituto decideranno domani se aderire alla manifestazione che alle 8.30 di venerdì si riunirà davanti alle Pascoli per muovere in corteo verso il Comune. Sempre domani i ragazzi iniziano la raccolta firme nei quartieri. Attendono anche un incontro con l’asSESSORe all’urbanistica Silvano Bassetti, che fa sapere «sono pienamente disponibile. Spiegherò che non sono animato da un istinto killer: se qualcuno presenterà un progetto che consente di salvaguardare facciata e scalinata, sarò felicissimo di dare il via libera. Ma mi sembra difficile». Oggi la riunione della commissione di concorso.
 «La politica non ci userà». Gli studenti si accalorano in particolare su un argomento: «Non vogliamo essere strumentalizzati, come lascia intendere l’assessore Repetto. Rescue P è un movimento a-politico. Vogliamo salvare la scuola, per il carico di memoria che porta con sé. Punto. Venerdì saranno tutti benvenuti, ma senza simboli di partito o altro. Ci sarà solo il nostro striscione, con la scritta bilingue Salviamo il Pascoli». An intanto rivendica il successo della propria raccolta firme. Sempre Repetto sgrida: dove erano i ragazzi due anni fa, quando venne bandito il concorso? La risposta è secca: «Meglio tardi che mai. Ora siamo molto arrabbiati».
 Almeno la facciata. Non è in discussione, spiegano, il trasferimento del liceo pedagogico a Firmian (dove il cantiere è già partito): «L’unica nostra politica è quella del buon senso, per questo troviamo sgradevole la contrapposizine Pascoli-polo bibliotecario. Si faccia la biblioteca, ma salvando la facciata e la scalinata. E’ un ricordo troppo importante per il quartiere, per gli studenti e gli ex».
 Insegnanti a consulto. La preside Laura Canal ha dichiarato: «Sono orgogliosa di loro». Oggi riunirà il consiglio di presidenza per decidere l’eventuale adesione ufficiale al corteo. Ma avverte: «Deve essere una battaglia di cultura e memoria. Se diventa politica, non ci sto».
 Appello di Italia Nostra. Prima di arrendersi alla potenza della Provincia, l’associazione gioca la carta del caso nazionale. «Stiamo preparando un appello che verrà firmato da Carlo Ripa di Meana, nostro presidente nazionale, e da personalità di calibro», anticipa Nicola Angelucci, presidente a Bolzano. Umberto Tecchiati, archeologo e vicepresidente, aggiunge: «Non è realistico pensare che il sovrintendente Stampfer ponga oggi un vincolo. La salvezza delle Pascoli può arrivare solo dalla politica, che può fare cambiare percorso».
 L’Università. Sul piede di guerra anche gli studenti dell’ateneo. Difendono il vecchio ospedale, una cui ala rischia di essere sacrificata al nuovo cubo di via Ospedale: «Niente da dire sulla nuova costruzione – spiegano i rappresentanti degli studenti -, abbiamo enorme bisogno di spazi. Ma demolire l’ala dell’ospedale è un errore. Siamo pronti a scendere in piazza».

Gli affreschi del Monumento divorati dall umidità.

dal quotidiano Alto Adige — 16 aprile 2006   pagina 12   sezione: CRONACA

 BOLZANO. Sulle gradinate del Monumento gli operai lavorano da giorni.
 Il cantiere è in piena attività con una grande autogru montata su ruote che si trova sul retro dell’Arco. Il restauro deve andare avanti. La cripta versa in condizioni più che precarie per le continue infiltrazioni. Le volte restano puntellate. L’acqua e l’umidità hanno danneggiato gli affreschi di Guido Cadorin che sono quasi svaniti.
 I tecnici della Sovrintendenza delle Belle Arti di Verona hanno fissato le opere con carta giapponese per salvare il salvabile e far sì che la situazione non peggiori.
 Umberto Tecchiati – archeologo e vicepresidente di Italia Nostra – ha le idee chiare. «Al di là delle sovraimpressioni politiche, con le quali bisogna fare sempre i conti, si tratta di affreschi giudicati di prima qualità opera di Guido Cadorin che si annovera tra i più importanti artisti italiani del Novecento. Mi ricordo – continua – che anni fa lo stesso assessore Bassetti fece un grosso sforzo e si espose in prima persona per chiederne la conservazione».
 Ma le opere adesso sono in pericolo.
 «L’umidità ne ha compromesso sia l’aderenza alle pareti che la qualità del colore. Nell’affresco che raffigura “La custode della patria” è particolarmente a rischio la parte alta dell’immagine, quella che ritrae le ali e il volto della figura femminile con spada e torcia. Nell’altra figura che ritrae “La custode della storia” sono ben visibili distacchi di colore e patine, specialmente sul viso, che alterano la percezione originaria dell’affresco». A latere va detto che le parole scritte sul libro che la figura regge nella sinistra sono la famosa chiusa del proclama con cui Armando Diaz comunicò la fine della prima guerra mondiale il 4 novembre 1918 (“I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli, che avevano disceso con orgogliosa sicurezza”).
 «Il recupero ed il restauro conservativo di questi dipinti – continua Tecchiati – sono certo, da molti anni, una doverosa necessità, considerata la qualità dell’opera e l’alto valore dell’artista veneziano. La loro ubicazione, come temo, accenderà gli animi già abbastanza esacerbati dalle polemiche di questi giorni, e ne rallenterà ulteriormente il recupero, fino al giorno in cui non potremo che piangere sulla loro scomparsa. Proviamo, una volta tanto, a spostare la sede del pensiero – anche politico, per carità – dal diaframma, a quella che gli è più consona, e cioè il cervello, e salvare tutti insieme un angolo di storia novecentesca che è, lo ripeto ancora, di tutti. Un invito agli estremisti ed ai nazionalisti di destra sia italiani che tedeschi – conclude – affinché non sciupino la magnifica occasione che è loro offerta. Quella di tacere».

Vincoli, critica Italia Nostra

dal quotidiano Alto Adige — 20 gennaio 2005   pagina 19   sezione: CRONACA

 BOLZANO. È un provvedimento che farà discutere, quello della Provincia a proposito dei vincoli per la tutela degli edifici di proprietà pubblica e con oltre 50 anni di età. Fino a oggi il vincolo scattava automaticamente: ora invece la giunta ha deciso che deve essere espressamente richiesto dagli uffici della sovrintendenza delle belle arti; in assenza di questa richiesta il vincolo non ci sarà più. Illustrando la decisione, il presidente Luis Durnwalder aveva spiegato che in questo modo la Provincia aveva le mani libere per modificare edifici teoricamente sotto tutela ma architettonicamente poco rilevanti e di fatto di uso quotidiano.  Ad avanzare le prime critiche sull’articolo di legge è l’associazione Italia Nostra: «Siamo contrari – spiega il vicepresidente Umberto Tecchiati -, dobbiamo ovviamente approfondire meglio l’argomento ma la prima impressione è che non stia nè in cielo nè in terra». L’associazione avanza anche la sua proposta: «Non nego – prosegue Tecchiati – che vi siano strutture di proprietà pubblica, più vecchie di 50 anni e dal valore artistico-architettonico assolutamente nullo. Per esempio, se una caserma ha più di 50 anni ma è solo un insieme di capannoni, allora il vincolo può risultare solo un ingombro. La nostra proposta è che in questi casi, e solo in questi, la Provincia o l’ente pubblico faccia domanda per eliminare il vincolo, che la Sovrintendenza ai beni culturali può tranquillamente revocare. Insomma noi proponiamo l’opposto di quanto deciso: non l’eliminazione dei vincoli salvo eccezione ma la possibilità di revocarli previo parere degli uffici competenti. Questa a mio parere sarebbe una scelta responsabile».  La decisione della giunta, che fa parte della cosiddetta «legge Omnibus», «ha un altro svantaggio – prosegue infine Tecchiati -, ossia quello di aggiungere lavoro a una sovrintendenza già oberata dagli incarichi. Chiedere che controlli anche tutti gli edifici pubblici per controllare quali meritino tutela e quali non mi sembra eccessivo. Dovrebbe essere l’amministrazione pubblica a chiedere il parere degli uffici solo quando si vuole intervenire sullo stabile».

«Prima la tutela, non l’interesse di pochi»

dal quotidiano Alto Adige — 14 marzo 2004   pagina 15   sezione: CRONACA

 BOLZANO. Il piano sugli insiemi ha in Italia nostra uno degli sponsor più convinti. «Perché è doveroso tutelare non un singolo oggetto architettonico o paesaggistico, ma una realtà più complessa», riassume il vicepresidente Umberto Tecchiati.  Il piano del Comune di Bolzano è fermo, congelato, pare, da qualche freddezza all’interno della maggioranza.  «Le resistenze non fanno meraviglia, perché porre vincoli significa toccare l’interesse di qualcuno. Ma compito di chi ha responsabilità amministrative è superare gli intralci e arrivare a una tutela che non guardi in faccia nessuno. L’epoca dei passi felpati è storia vecchia».  Prima viene la comunità?  «Il bene pubblico è il primo interesse da porre sotto tutela. Il piano del capoluogo dovrebbe essere di esempio per tutto il territorio, perché gli scempi sono ormai troppi».  Facciamo qualche esempio?  «Non ha senso citare un comune piuttosto che un altro, perché l’aggressione del verde agricolo trasformato in edificabile a colpi di maggioranza nei consigli comunali è fenomeno che riguarda tutta la nostra provincia».  Ma la conservazione dell’ambiente naturale non è sempre stato motivo di vanto per l’Alto Adige rispetto al nordest devastato?  «La dedizione delle nostre comunità per il paesaggio non è un dato acquisito per sempre e più facilmente le aree vengono cementificate, se dalle commissioni comunali si allontanano le voci contrarie. Dobbiamo essere realisti. E’ facile dire che in Alto Adige c’è un’alta percentuale di territorio tutelato. Se andiamo ad osservare nel dettaglio, vedremo che la media si alza grazie ai terreni di alta quota. Preoccupiamoci anche del fondovalle e della nostra idea di turismo».  Bolzano è una città in crescita urbanistica. Gli insiemi possono accompagnare questo sviluppo?  «Italia nostra sostiene il piano. La forte espansione edilizia di Bolzano fa entrare in contraddizione la necessità di dare servizi alle famiglie nei nuovi insediamenti e il dovere di conservare le zone di verde agricolo. Pensiamo al caso di Gries e della zona dell’ospedale».