I presidenti

Umberto Tecchiati

Presidente dal 2008. Nato a Bolzano nel 1966, laurea in lettere all’Università di Trento, Dottorato di ricerca all’Università di Pisa, archeologo, è sposato e padre di una figlia.

Socio di Italia Nostra da vent’anni, crede fermamente nell’importanza del contributo che le associazioni culturali e  di tutela possono portare alla vita della società.Tra i suoi temi di riflessione preferiti, condivisi dall’associazione, si collocano la salvaguardia della memoria del novecento come epoca storica in cui si fonda la moderna relazione tra  i gruppi linguistici della nostra provincia (si rifiuta di parlare di contrapposizione “etnica” perché italiani tedeschi e ladini magari si contrappongono, ma non costituiscono etnìe diverse); la protezione del paesaggio inteso come “insieme” e sfondo fisico della consapevolezza e identità “politica” dei cittadini; lo stimolo alla c.d. “classe dirigente” perché le decisioni in materia di beni culturali e  ambientali siano prese in scienza e coscienza, in trasparenza e nell’interesse non di pochi, ma di tutti.

Così questa lotta che non ambisce

ad essere rivoluzionaria

(per un troppo poco d’odio e settarismo)

e che molti salutano o insulteranno

come conservativa o reazionaria

non è che il gesto lento nel sole

sotto l’ombroso cappello di paglia

di un vecchio giardiniere

che il ciclico roseto annaffia 

e le floride ortensie della signora

e sarchia e pota e concima

e insomma si dà d’attorno

perché neanche gli alti muri

dell’orto riparano a lungo andare

dalla tempesta, se questa ribolle

e rigoglia e nelle cattive intenzioni

si appronta o nei vuoti della memoria.

**************

Nicola “Nino” Angelucci

Nicola Angelucci, da sempre socio della sezione bolzanina di Italia nostra di cui fu anche segretario, ne divenne Presidente alla fine del 2000, anno in cui morì lo storico presidente Gianni Tabarelli de Fatis, e mantenne la carica fino alla fine del 2007. Da quel momento ricopriva la mansione di Vice Presidente. Sono stati sette anni cruciali non solo per la nostra associazione, ma anche, vorrei dire, per la stessa città di Bolzano. Proprio in questi anni, infatti, si sono acuite e inasprite le contraddizioni insite in un sistema di gestione del territorio che da un lato vorrebbe presentarsi esemplarmente rivolto alla tutela dei beni ambientali e culturali, e dall’altra, in nome di un malinteso laissez-faire liberistico, ha di fatto aperto la strada a trasformazioni significative, profonde e irreversibili nella “tenuta” della conservazione di quei beni espressi dal territorio locale. Sono stati, contemporaneamente, gli anni delle insistite, spesso anche aspre contrapposizioni tra chi voleva fare della conservazione dei monumenti del razionalismo degli anni venti e trenta del secolo scorso un motivo di scontro politico permanente, e rispettivamente di rivendicazione di una enigmatica “italianità” dell’Alto Adige, e chi, come Italia Nostra, ne ha fatto sempre un problema, puro e semplice, di politica, amministrazione e valorizzazione dei beni culturali affinché essi continuassero a parlare alla società contemporanea. Non è facile riassumere sinteticamente l’attività di Nicola Angelucci per la salvaguardia dei beni ambientali e culturali dell’Alto Adige: ma il suo impegno per la conservazione delle “Pascoli”, della stazione ferroviaria di Bolzano, del biotopo di Castelfeder, dell’ex Pretura di Monguelfo, di Carezza, contro ogni speculazione, di qualsiasi tipo e forma, è patrimonio di tutti e non solo della nostra associazione. Per quanto glielo consentissero le condizioni di salute, precarie da molti anni, e che lo costringevano a prolungati periodi di pesanti terapie, Nicola Angelucci era presente ovunque: come membro di commissioni “di saggi” comunali e provinciali, con periodiche prese di posizione sui giornali, nella nostra storica sede di Piazza Erbe a sbrigare scartoffie, e non c’era argomento di tutela che egli reputasse troppo piccolo o ininfluente, come quella volta che si adoperò perché un prezioso strumento per la misura della corrente elettrica nelle celle di elettrolisi dell’ALUMIX, miracolosamente salvato dalla demolizione da Italia Nostra, trovasse degna e sicura collocazione nella sala macchine dell’ITI Galilei. Angelucci raccolse con generosità e slancio un’eredità, quella di Tabarelli, difficile e critica, traghettando l’associazione verso una nuova stagione di proficua presenza nella società. Ha sempre preconizzato, con la massima onestà, la prossima fine di Italia Nostra, consapevole che così facendo avrebbe stimolato me e gli altri amici dell’associazione a stringere i denti e dare continuità al lavoro che tanti, in 40 anni, avevano fatto per Bolzano e la sua provincia. Nicola Angelucci era fermo nelle posizioni, ma pronto al dialogo: stimato e apprezzato “pontiere”, si è sempre adoperato perché italiani e tedeschi trovassero motivi di lotta comune, e convergessero alla fine sui medesimi obiettivi. Era uomo riservatissimo, onesto, ruvidamente buono, dall’intelligenza pronta e brillante. Un anno fa disse al direttivo di Italia Nostra: “alla mia età si incomincia ad avere altre cose a cui pensare”. Pensava certo alla sua morte, che si approssimava a grandi, silenziosi passi, e all’incontro che lui, cattolico praticante, avrebbe avuto con il suo Dio. Ma il suo impegno sulla terra è stato strenuo e continuo fino alla fine, e comportava una dignitosissima parallela continua minimizzazione delle sue condizioni di salute. Per questo voglio ricordarlo con queste righe, che mi aveva scritto solo pochi giorni fa (12 febbraio), e che sono la sua personale “soluzione”  al problema dei “monumenti”, e una specie di testimone lasciato a chi resta, perché una risata seppellisca i mistificatori e i seminatori di zizzania: “Caro Umberto, condivido pienamente il tuo pensiero, ma non ti nascondo che l’argomento mi ispira delle considerazioni umoristico-surreali, che qui riporto. Non sottovaluto il peso delle proposte che a proposito dei nostri monumenti, alias relitti fascisti, ci vengono offerte. L’idea di monumenti mobili potrebbe diventare un grande business. Opere abbandonate e polverose, di cui nessuno ricorda neppure l’esistenza, con una spesa minima potrebbero essere adattate ai luoghi ed alle circostanze richieste. Di qui all’immaginare monumenti smontabili sin dalla nascita, o meglio montati su ruote, come molte abitazioni negli Stati Uniti, il passo è breve, e già immagino le nostre strade intasate da monumenti mobili, e scintillanti cataloghi di monumenti nuovi o usati, per ogni borsa ed esigenza. E per concludere, perché dotarsi di costosi manufatti a ricordo di particolari eventi, quando si potrebbero semplicemente affittare o prendere in leasing? Pensateci sopra amici! Saluti: Nicola.

Umberto Tecchiati (marzo 2009)

 

Nicola mi sospinge al comico

Vede l’intima idiozia degli idoli

Contro cui getto dardi non abbastanza

 

Commisurati alla bisogna. O troppo.

Naturalmente ha ragione lui

Non fatico a riconoscerlo. Dovrei?

 

Come sempre è diverso il linguaggio

Delle parti, la diversa prospettiva

O la difforme retorica a rendere

 

Spuntate le mie ragioni avverso

Alle loro. Quanto alle loro, ben vedi

Che non pigliano, slittano la marcia

 

Ben poco affonda la frizione. Ma troppo

Mi garbo se non assomiglio loro

Poco importa se uno schiaffo o una boutade

 

Li seppellisca un giorno: purché sia.

13.2.2009

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Gianni Tabarelli 

Per la Sezione di Bolzano di Italia Nostra ho l’incarico di ricordare il nostro presidente, scomparso l’altra settimana all’età di 72 anni. E’ un compito doloroso e non mi ci accingo a cuor leggero. Questo ricordo è, insieme, il saluto di tutti coloro che, soci e simpatizzanti di Italia Nostra a Bolzano, conobbero
Gianni e lo apprezzarono, e il ricordo mio personale di un uomo di cui mi onoro di essere stato, per un tempo purtroppo assai breve, amico e collaboratore.  Conobbi Gianni Tabarelli nel 1992: allestimmo insieme, alla Fiera del Tempo Libero, uno stand che illustrava le attività di Italia Nostra. All’epoca, particolarmente ricca di significato e di risvolti culturali, era al centro dell’opera dell’Associazione la lotta per la salvaguardia dell’importante sito archeologico di Villandro. Tutti ricordano l’impegno di Italia Nostra e, in prima fila, di Tabarelli, per evitare che venisse costruita quella che egli stesso, senza mezzi termini, definiva “la palestra dello scandalo”. Come archeologo della preistoria ricordo ancora con commozione e sincera gratitudine la forza con cui Tabarelli si batté perché non andasse distrutto il più importante e vasto giacimento neolitico della provincia. Di Tabarelli mi colpirono il sorriso, reso più aperto e accattivante dalla luce chiarissima degli occhi, la serenità, l’assenza di qualsivoglia forma di pregiudizio, l’onestà e il disinteresse, e la fermezza con cui amava ribadire i concetti cardine dell’attività di Italia Nostra: mantenimento e controllo. Mantenimento, perché il nostro patrimonio storico, artistico, naturale non è un pozzo senza fondo, e ogni giorno rischiamo di vederne distrutto un po’. Mantenimento perché il nostro passato e il nostro ambiente naturale, con i loro valori e la loro ricchezza, ci giudicano: quante volte il nostro lasciar correre, il nostro lasciar  distruggere o dimenticare è stato all’altezza di quei valori? Quante volte vi abbiamo rinunciato, come diceva Tabarelli, “per soluzioni banali e umilianti”? E poi controllo, perché di questi valori siamo depositari e responsabili noi tutti, non solo le istituzioni cui deleghiamo la loro amministrazione, ma noi cittadini, “gente”.  Di Tabarelli mi colpiva questa capacità di considerare con levità un problema proprio e dell’associazione, ciò che in realtà poteva essere un problema per decine o per centinaia di migliaia di persone in Provincia. Si accompagnava a questa capacità, l’altra, caratteristica solo di pochi, di cogliere anche i segni in fondo “minimi” della perdita di coscienza verso il nostro retaggio culturale e ambientale; tale sensibilità ebbe effetti pratici per esempio nella campagna per la salvaguardia dei banchi del pesce di via Dr. Streiter, o nelle polemiche per le scelte quanto meno discutibili in ordine all’arredo urbano di via Museo o di corso Libertà.  Sul fronte ambientale ricorderemo le prese di posizione per il degrado di alcuni angoli dell’Alpe di Siusi, ribaditi ancora recentemente dall’architetto Michael Mahlknecht al quale Tabarelli, come noi ora, non avrebbe mancato di far pervenire il suo pieno appoggio e la sua più totale solidarietà; o il ricorso al Consiglio di Stato per lo scempio perpetrato dal cavalcavia ai danni della gola del Rio Fago (strada di San Genesio).  Gli esempi si potrebbero moltiplicare: sono i segni di una vita spesa per la salvezza di ciò che, in quanto antico, naturale, ricco di significato e valori, fa di noi cittadini uomini e donne ricchi di significato e valori.  La sua capacità di castigare apertamente i potenti ce lo rende anche simpatico, ma soprattutto ne sottolinea agli occhi di tutti i cittadini di questa Provincia, la specchiata onestà, e la virtù, rara sempre ma particolarmente qui e ora, di sopravvivere senza padroni e protettori. Il suo ricordo e il suo esempio saranno ancora a lungo uno stimolo a fare di più e meglio.

Umberto Tecchiati    (2000)

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