QUALE FUTURO PER IL PARCO NAZIONALE DELLO STELVIO?

Cari soci di Italia Nostra, cari amici delle associazioni ambientaliste trentine, si è svolta sabato scorso a Cogolo di Peio la tavola rotonda intitolata Quale futuro per il Parco Nazionale dello Stelvio? organizzata dalle sezioni di Trento e di Bolzano di Italia Nostra e preceduta da una conferenza stampa di presentazione tenutasi a Bolzano giovedì 6 ottobre. All’incontro pubblico, moderato dal direttore del quotidiano l’Adige Pierangelo Giovanetti, hanno partecipato tutti gli ospiti invitati (Pacher, Malossini, Pinter, Penasa, Bombarda, Casanova, Berdini, Bettinelli) tranne Flavio Ruffini, Direttore del Dipartimento all’Urbanistica, ambiente ed energia della Provincia Autonoma di Bolzano, impegnato nelle stesse ore a Cortina d’Ampezzo per l’ispezione UNESCO inerente le Dolomiti patrimonio dell’Umanità. Numerosi messaggi di saluto e d’augurio per i lavori sono giunti dal Presidente della Repubblica (che vi allego), dal Commissario del Governo per la provincia di Trento, dalle parlamentari Gnecchi e Froner, dal vicepresidente della Giunta provinciale di Bolzano Tommasini, dalla presidente nazionale di Italia Nostra, Alessandra Mottola Molfino, dal capogruppo SVP in Consiglio provinciale a Bolzano, Elmar Pichler Rolle, dall’assessore della provincia di Sondrio Compagnoni, dal consigliere regionale lombardo del PD, Angelo Costanzo, dall’assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia Giulio de Capitani e da Franco Pedrotti, naturalista e botanico, professore emerito dell’Università di Camerino, nonché autore del volume “Notizie storiche sul Parco Nazionale dello Stelvio”. All’incontro hanno partecipato più di 60 persone, tra cui i lavoratori (amministrativi, tecnici, operai, stagionali) del settore trentino del Parco con la dirigente Augusta Conta; rappresentanze sindacali del Trentino e della Lombardia; cittadini della Val di Sole; soci delle associazioni ambientaliste (WWF, LIPU, Italia Nostra) e della SAT; la referente dell’associazione culturale LINUM, Maria Loreta Veneri; qualche amministratore pubblico locale (il sindaco di Malè Bruno Paganini e il consigliere di “Noi Comunità” in seno all’Assemblea della Comunità di Valle, Alberto Pasquesi), un collaboratore del consigliere provinciale di Bolzano di Futuro e Libertà, Alessandro Urzì, giornalisti della carta stampata e della TV, ecc.. Non era invece presente alcuna rappresentanza istituzionale del Consorzio del Parco Nazionale dello Stelvio, né il sindaco di Peio ed ex-presidente del comitato di gestione del settore trentino del Parco Nazionale dello Stelvio, Angelo Dalpez, né il presidente della Comunità della Val di Sole, Alessio Migazzi. Rinvio alla rassegna stampa allegata la sintesi di quanto emerso durante la Tavola Rotonda. Luigi Casanova, che è intervenuto in qualità di Vicepresidente di CIPRA Italia e come rappresentante delle associazioni ambientaliste trentine nella Cabina di regia delle aree protette, ha rilanciato l’idea – avanzata già nel 1974 da Italia Nostra e dalla Commissione centrale per la protezione della natura alpina del C.A.I. con il volume intitolato Stelvio. Un Parco per l’Europa. No allo smembramento. No alla speculazione, ripresa da Mountain Wilderness nel 1991 e dalle associazioni ambientaliste della Valcamonica nel 1995 e riproposta al Parlamento europeo da Alexander Langer – di un grande Parco europeo delle Alpi centrali, che unisca quattro Parchi naturali tra loro confinanti (Adamello-Brenta, Adamello, Stelvio ed Engadina in Svizzera). Vi allego, infine, alcuni appunti di Casanova, che potrebbero essere utili per la stesura di un documento comune delle associazioni ambientaliste trentine e in prospettiva come base per un manifesto di “rifondazione del Parco Nazionale dello Stelvio” da sottoscrivere dalle associazioni ambientaliste nazionali e da altri importanti portatori di interessi collettivi e da sottoporre all’attenzione delle forze politiche, del Governo italiano, delle Giunte e dei Consigli provinciali di Trento e Bolzano e della Regione Lombardia e della Commissione dei Dodici. Un caro saluto.

Salvatore Ferrari

Vice Presidente IN sezione trentina

Tavola rotonda sul Parco dello Stelvio. Intervento di Umberto Tecchiati, Presidente di Italia Nostra di Bolzano – Alto Adige

Desidero in primo luogo ringraziare i funzionari e il personale e in particolare l’Arch. Augusta Conta, responsabile dirigente del settore tridentino del Parco, per avere messo a disposizione della manifestazione questa sala e, in generale, per l’interesse dimostrato per una discussione, aperta a tutti gli interessati, sul destino del Parco Nazionale dello Stelvio. Un sentito ringraziamento va a tutti i relatori che rappresentano, nonostante alcune significative e vistose assenze soprattutto sul versante sudtirolese, l’ampio arco di quanti sono titolati ad esprimersi o perché ricoprono importanti cariche istituzionali, o perché sostengono gli interessi della società civile e delle associazioni ambientaliste, o perché inquadrati in quelle amministrazioni provinciali e regionali che sono chiamate a dire apertamente cosa sarà di questo importante Parco; Salvatore Ferrari, caro amico e Vice presidente di Italia Nostra, si è fatto carico di uno sforzo organizzativo che è ben chiaro a tutti coloro che hanno fatto esperienza di manifestazioni di questo tipo. Il collega e amico Paolo Mayr, presidente di Italia Nostra del Trentino, può essere orgoglioso di un sostengo tanto appassionato e competente.

La sezione di Bolzano di Italia Nostra, che qui rappresento in veste di Presidente, ha condiviso da subito con gli amici trentini la necessità di uno sforzo comune a proposito del Parco, ed è nostra ferma convinzione che, al di là degli assetti amministrativi e istituzionali che tendono a mettere in secondo piano l’unità regionale, la cooperazione tra le nostre due sezioni, che solo ora si dispiega compiutamente, dopo decenni di lavoro intenso nelle singole realtà provinciali, ma non coordinato su scala regionale, possa costituire un contributo importante ad una visione complessiva e per così dire sistemica di problemi di politica della tutela dei beni culturali e ambientali che non possono non presentarsi simili, e anzi spesso addirittura identici nel caso di una regione, come il Trentino Alto Adige le cui province sono legate da sempre da una base culturale e da destini storici in larga misura convergenti. Ma proprio la complessità sociolinguistica di questo territorio, in primo luogo una complessità culturale, che investe la diversa sensibilità dei gruppi linguistici residenti, in particolare sui temi dell’autonomia intesa nel più ampio senso del termine, imponeva a noi di Bolzano di ricercare la collaborazione delle associazioni di lingua tedesca, in primo luogo del Dachverband e del Landesverband für Heimatpflege, così come dell’Alpenverein Südtirol; ciò ha potuto concretizzarsi in febbraio di quest’anno, quando Italia Nostra di Bolzano si è fatta carico, sull’esempio di una identica iniziativa di Italia Nostra di Trento, di sottoporre al Presidente della Provincia Durnwalder una richiesta di costituzione di un tavolo di confronto sul Parco. All’appello hanno aderito, oltre alle associazioni già citate, il CAI, il WWF, il FAI, che è come dire parecchie decine di migliaia di cittadini di ogni gruppo linguistico residenti in ogni comune dell’Alto Adige. Poiché a tutt’oggi il Presidente Durnwalder non si è degnato di una risposta, ieri l’altro gli ho rispedito la lettera, temendo non fosse andata persa. Questa volta, tuttavia, l’ho spedita via mail anche al consigliere Provinciale Elmar Pichler Rolle, che ha mostrato interesse per questa tavola rotonda ed è noto per essere uomo nel dialogo. Nelle righe di accompagnamento gli dicevo che Italia Nostra è per l’autonomia; per la nostra autonomia, e per ogni autonomia che garantisca le migliori misure di tutela dei beni culturali e ambientali. Noi siamo naturalmente per il mantenimento dell’assetto unitario del Parco, ma è necessario rammentare che alcuni gruppi di lingua tedesca, ad esempio l’Alpenverein, non sono contrari alla provincializzazione, altre invece, come il Landesverband für Heimatpflege, sono più vicini alle posizioni di Italia Nostra. Tutto questo per dire che quel documento è stato redatto alla luce di diverse sensibilità, e ne è uscito leggermente edulcorato rispetto al corrispondente testo trentino, e forse non poteva non essere così. È tuttavia importante sottolineare che un amplissimo fronte associativo è schierato anche in Alto Adige perché il Parco continui ad esistere in quanto tale, con le sue tutele e le sue tradizioni, e che questo fronte non accetterà supinamente di vedere altri decidere senza alcun coinvolgimento di tutti coloro che, al di fuori del palazzo, mostrano di avere a cuore le sorti del Parco e, in generale, della tutela dei beni culturali e ambientali della loro terra.

Grazie e buon lavoro a tutti noi.

Umberto Tecchiati, Presidente di IN Bolzano-Alto Adige

COMUNICATO STAMPA “QUALE FUTURO PER IL PARCO NAZIONALE DELLO STELVIO?”

COMUNICATO STAMPA

 

Oggetto: Conferenza stampa di Italia Nostra a Bolzano di presentazione del programma della Tavola Rotonda intitolata QUALE FUTURO PER IL PARCO NAZIONALE DELLO STELVIO? che si terrà sabato prossimo, 8 ottobre a Cogolo di Peio (ore 9.30)

Si è svolta stamattina (6 ottobre) a Bolzano, in collaborazione con il CLS – Consorzio Lavoratori Studenti di Bolzano, la conferenza stampa di presentazione della Tavola Rotonda intitolata “Quale futuro per il Parco Nazionale dello Stelvio?” che le sezioni di Trento e Bolzano di Italia Nostra hanno organizzato per sabato 8 ottobre a Cogolo di Peio (Trentino). Erano presenti i presidenti delle sezioni di Bolzano (Umberto Tecchiati) e di Trento (Paolo Mayr) e il vicepresidente della sezione trentina di Italia Nostra (Salvatore Ferrari).

La mattinata di discussione e approfondimento, moderata dal direttore del quotidiano l’Adige, Pierangelo Giovanetti, si terrà nella sede trentina del Parco dello Stelvio, da molti mesi al centro di polemiche e preoccupazioni.

L’incontro pubblico, organizzato d’intesa con la sede nazionale dell’Associazione, ha lo scopo di informare i cittadini e richiamare i responsabili politici sulla grave situazione di stallo che si è creata a partire dal dicembre scorso, quando un decreto del Consiglio dei ministri – in violazione dell’articolo 35 della legge quadro sulle aree protette (n. 394/91) – ha stabilito la soppressione del Consorzio del Parco e l’avvio dello “smembramento” di una delle più importanti aree protette delle Alpi, accogliendo lo schema di norma di attuazione approvato dalla Commissione dei Dodici in data 30 novembre 2010, nonostante l’assenza di un’intesa con la Lombardia. 

Come era prevedibile, il Presidente della Repubblica, vista la contrarietà del Consiglio Regionale della Lombardia evidenziata in un ordine del giorno votato il 21 dicembre 2010, non ha firmato il decreto del Governo.

Italia Nostra, e con essa tutte le associazioni ambientaliste sia a livello locale che nazionale, sono contrarie allo smembramento di uno dei più antichi parchi d’Europa (fu istituito nel 1935) e temono i contraccolpi negativi che potrebbero verificarsi in materia di tutela paesaggistica e ambientale, laddove le competenze dovessero passare alle singole province autonome e alla Regione Lombardia.

Nel frattempo il dimezzamento dei finanziamenti statali e il mancato rinnovo degli organi di governo del parco da parte del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare (il Consiglio Direttivo del parco è scaduto in data 26 dicembre 2010) ha portato l’Ente alla sostanziale paralisi.

Nelle prossime settimane, infine, il Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, richiamandosi all’articolo 5, comma 6 dell’Accordo di Lucca, potrebbe procedere alla nomina di un commissario straordinario, visto “il non funzionamento del Consiglio direttivo”.

Nei giorni scorsi a Italia Nostra sono giunti alcuni messaggi d’auguri per la buona riuscita della Tavola Rotonda, tra cui quello del botanico/naturalista Franco Pedrotti, professore emerito dell’Università di Camerino e autore nel 2005 di un volume sulla storia del Parco (Notizie storiche sul parco nazionale dello Stelvio) e delle parlamentari Luisa Gnecchi e Laura Froner.

Un messaggio particolarmente apprezzato da Italia Nostra è giunto – tramite il prefetto Ferraioli – dal Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che riportiamo di seguito:

“Gentile Signor Ferrari, il Presidente della Repubblica, mio tramite, La ringrazia per il cortese invito alla Tavola Rotonda sul futuro del Parco Nazionale dello Stelvio che si svolgerà l’8 ottobre prossimo.Il Capo dello Stato non potrà intervenire, ma augura a tutti i partecipanti un proficuo lavoro utile a risolvere i problemi del Parco. Aggiungo a quelli del Presidente i miei saluti personali. Sergio Ferraiolo”.

Anche Elmar Pichler Rolle, attuale capogruppo SVP nel Consiglio della Provincia Autonoma di Bolzano ed ex Obmann della Südtiroler Volkspartei dal 2004 al 2009, ha voluto rispondere all’invito della nostra associazione con il seguente messaggio, che non potrà che alimentare il dibattito intorno al futuro del Parco Nazionale dello Stelvio. Lo riportiamo di seguito:

 

 

“Gent. mo Signor Ferrari,

ho ricevuto il Suo invito a partecipare questo sabato ad una tavola

rotonda sul futuro del Parco Nazionale dello Stelvio. La informo che ho

sentito a riguardo i nostri parlamentari che mi dicono che attualmente non

esiste neppure un testo per un eventuale accordo tra lo Stato, le Regioni

e le Province Autonome e che perciò un dialogo approfondito è quasi

impossibile. Della questione nella SVP si sono occupati direttamente il

Presidente Durnwalder, il segretario Theiner ed i parlamentari e perciò mi

permetto di girare il Suo mail e la mia risposta alla direzione del mio

partito. Cordialmente Elmar Pichler Rolle”.

 

 

 

Bolzano-Trento, 6 ottobre 2011

 

dott. Umberto Tecchiati

presidente della sezione di Bolzano di Italia Nostra

 

 

ing. Paolo Mayr

presidente della sezione trentina di Italia Nostra

Seeber e il Parco eolico del Brennero.

La presa di posizione dell’imprenditore Anton Seeber riguardo alla bocciatura del progetto di parco eolico del Brenneno (loc. Sattelberg) merita di essere brevemente commentata perché contiene numerosi utili spunti di riflessione. Cosa dice Seeber? Le motivazioni della bocciatura, venute dalla Conferenza ambientale della Provincia, presieduta da Luigi Minach sarebbero superficiali e irrazionali; il progetto sarebbe diventato oggetto di dispute politiche che niente hanno a che fare con i suoi contenuti, riflettendo così l’esistenza di un clima non costruttivo nella nostra provincia; ormai si oppongono all’eolico, e cioè a un’energia verde, solo i Verdi, e i Freiheitlichen che, volendo apparire come i difensori dell’identità sudtirolese, si oppongono a un progetto dagli alti contenuti tecnologici che permetterebbe all’Alto Adige la piena autosufficienza energetica anche in inverno; se si è contro tutto e non si propone niente, di sicuro non si sbaglia, ma si intralcia anche l’innovazione e il progresso; il livello di benessere presente localmente, il welfare e i dipendenti pubblici potranno essere mantenuti solo se le imprese locali continueranno a produrre e a pagare l’IVA in provincia; linee guida sono necessarie, ma esse devono servire a costruire un futuro sostenibile, e il progetto di parco eolico al Brennero è un esempio paradigmatico in tal senso; come impresa la Leitwind ha la responsabilità di contribuire a questo processo, investendo 70 milioni di euro e mettendo a disposizione di tutta la società le conoscenze e la creatività dei suoi tecnici. La Leitwind è disponibile ad accogliere possibili correttivi al progetto che servirà a produrre energia pulita per 100.000 abitanti. Seeber conclude dicendo che la produzione di energia rinnovabile al Sattelberg fornisce un fondamentale contributo alla conservazione delle nostre bellezze naturali.

Si può prendere atto del garbo con cui Seeber espone le sue ragioni. Traspare dal suo scritto una sincera passione per il progetto, per il rischio e la bellezza dell’impresa. Ma sia permesso di ribattere che non solo Verdi e Freiheitlichen, ma anche tutte le principali associazioni ambientaliste dell’Alto Adige – tra queste anche Italia Nostra che è, come noto, equidistante dai partiti – si oppongono al progetto per i medesimi motivi esposti dalla Commissione presieduta da Minach. Questo non fa di loro dei bolsi reazionari, nemici del progresso e del welfare che, a causa loro, ne verrebbe distrutto, ma, al contrario, dei cittadini che si interrogano sulla necessità e sull’opportunità di un progetto in cui, come abbiamo già dimostrato in passato su questo giornale, il generoso investimento dell’impresa verrebbe generosamente ripagato dalle sovvenzioni statali esistenti in materia (i c.d. certificati verdi). E in passato abbiamo anche dimostrato che l’Alto Adige non ha bisogno di produrre più energia. Ne produciamo già ben più di quella che ci serve, ed è tutta pulita, perché dipende dallo sfruttamento idroelettrico. Detto questo rimane da sperare, però flebilmente, visti i numerosi precedenti che abbiamo denunciato su questo giornale nelle più varie occasioni, che la Giunta Provinciale non si lasci minacciare dal padronato, mortificando per l’ennesima volta i pareri dei suoi uffici, e consideri che non è cosa intelligente fare cassetta speculando sull’ambiente, sia  pure in tempi di crisi. È il nostro bene più caro, e non è in vendita.

 

Umberto Tecchiati

Presidente di Italia Nostra – Bolzano

 

Salvare Casa Valgoi a Egna

Casa Valgoi, l’antico municipio di Egna, situato in uno dei centri storici più belli e più miracolosamente intatti di tutta la provincia, potrebbe venire distrutto per consentire la costruzione di un nuovo edificio. Si tratta di una vecchia casa costruita nel settecento, semplice, dotata di una bella scala, ma nel complesso di non particolare pregio. Essa fa parte tuttavia di un “insieme” urbanistico di rara bellezza dal quale non può essere cancellato senza pregiudizio per il tutto. Del nuovo edificio, di cui si conoscono i rendering, si può come minimo affermare che renderà “visibile” e rimpianto per sempre ciò che, dio non voglia, avrà sostituito: la valutazione dell’arte e dell’architettura moderna non è solo questione di gusti, sui quali, come si dice, non è lecito disputare.  Ma non è questo l’argomento di questo intervento. Vogliamo capire come è possibile che l’insieme dei portici di Egna, di cui il vecchio municipio è parte, corra oggi il rischio di venire snaturato, e cosa si può fare per impedirlo. Un vincolo diretto di tipo monumentale sull’antico edificio, il solo che potrebbe – almeno in linea teorica – impedire la sua distruzione,  per i motivi spiegati sopra non è possibile. Il soprintendente Leo Andergassen lo ha ribadito di recente in una perizia in cui peraltro si appella al concetto di “insieme”, chiedendo al Comune di ripensare tutto il progetto.  Allora, ci si può chiedere, potrebbe funzionare con la “tutela degli insiemi”. Ma il centro storico di Egna dispone di un eccellente piano di recupero che, almeno dal punto di vista giuridico, ha un valore maggiore di qualsiasi tutela degli insiemi: e perciò il centro storico di Egna non ha una tutela di questo tipo. Pierfrancesco Bonaventura e Carlo Trentini, che hanno redatto il piano di tutela insiemi di questo comune, hanno giustamente ritenuto, d’accordo con un’amministrazione comunale già sensibile e attenta, ma nel frattempo sostituita da  un’altra di pasta diversa, che imporre una tutela degli insiemi in un centro già soggetto a un rigoroso piano di recupero avrebbe costituito un  doppione inutile e per certi versi controproducente. E allora com’è successo che i portici e la piazzetta di Egna corrano oggi concretamente il rischio di vedere demolito il vecchio Muncipio? È successo che il Comune, proprietario dell’immobile, ha “estratto” il vecchio edificio dal piano di recupero che ne avrebbe imposto il solo restauro, rendendolo “demoricostruibile” e cioè sostituibile da un edificio moderno, vanificando in tal modo la solida struttura di tutela contenuta nel piano di recupero.

Questa storia riguarda un paese della Bassa Atesina, non piccolo ma abbastanza lontano dal capoluogo perché ciò che vi succede venga più rapidamente dimenticato e trascurato. Eppure questa storia contiene tutti gli ingredienti della mala-tutela del nostro territorio: amministrazioni comunali “furbe” e sorde alle istanze di conservazione del territorio che sempre più spesso si levano dai loro stessi elettori; interessi economici di cortissimo respiro che non sanno coniugarsi alle necessità di tutela a lungo termine. Ignoranza e arroganza che si traducono in progetti edilizi di pari qualità.

Si sono appellati al Sindaco contro la demolizione, e per un ripensamento di tutta la questione, il Landesverband für Heimatpflege (la federazione altoatesina dei protezionisti di lingua tedesca),  il vecchio Soprintendente Helmut Stampfer, studioso e uomo di grande autorevolezza,  Peter Kasal,  membro della commissione urbanistica provinciale, Zeno Bampi, architetto ed esperto in urbanistica e tutela del paesaggio, gli architetti Hans Holzknecht, Jochen Schultz, Esther March e Natalia Holguin Garcia, Franz Steiner,  Frank Weber, architetto e membro della commissione provinciale per la tutela del paesaggio, Irmengard Maurus, esperta in urbanistica e tutela del paesaggio. Italia Nostra si associa all’appello di tutti perché il Sindaco ci ripensi: restauri casa Valgoi invece di abbatterla e dia per primo l’esempio, in quanto proprietario di quel bene, in materia di conservazione e tutela del centro storico del paese che amministra.

 

Umberto Tecchiati

Presidente di Italia Nostra – Bolzano

Priorità…del bunker Opera 14 e di altre faccende…

Se Antonella Mattioli non mi avesse richiesto di un parere riguardo al bunker, temo non mi sarebbe mai venuto in mente di occuparmene. Senza nulla togliere, infatti, alla giusta preoccupazione che questo significativo segno del nostro passato possa in qualche maniera venire distrutto o abbandonato all’incuria (come fu, e ancora temo sia, il caso delle aquile di Ponte Druso), penso con molta preoccupazione al fatto, tanto per dire, che abbiamo un Museo Civico chiuso da anni, e forse lungi dal venire riaperto, e con tutto il rispetto per il bunker si tratta anche, come si dice, di priorità. Per quanto mi riguarda, infatti, in tema di storia e di cultura, la riapertura del Museo Civico è la priorità delle priorità, e quasi tutto il resto può attendere. Non di meno il caso del bunker mi offre la possibilità di fare un paio di riflessioni che mi auguro possano tornare utili al dibattito. Il bunker è un manufatto storico, e in quanto tale il primo pensiero che dobbiamo avere al riguardo, è che esso venga tutelato. Non esiste infatti alcuna possibilità di trasmettere al futuro i segni del passato se non sottoponendoli a un regime per quanto possibile stretto e scientificamente rigoroso di tutela. I nemici da cui tutelare i monumenti storici sono in primo luogo il passare del tempo e la mancanza di manutenzione. Un edificio che cessa di venire accudito e curato è destinato presto o tardi a deteriorarsi e a crollare anche se nel caso del bunker si può prevedere che il crollo avverrà con maggiore lentezza ed evidenza che non per le case di Pompei, e naturalmente anche con meno spargimento di lacrime. L’altro importante nemico dei monumenti è l’espansione edilizia con la trasformazione delle città e del territorio, e qui gli argini offerti dalle leggi, dai regimi di tutela insiemi etc., possono risultare inefficaci, come sta avvenendo ad esempio nel caso del Palazzo degli Uffici Finanziari, o come è già successo nel caso della cantina di Gries o dell’area attigua al maso Anraiter. Da questo punto di vista, come ricordava ieri sull’Alto Adige il sindaco Spagnolli, l’inserimento del bunker in un’area non edificabile lo pone al riparo da qualsiasi distruzione. C’è poi un nemico più subdolo, ma non meno pericoloso, che si chiama “valorizzazione”. Quando si parla di beni culturali, è diventato di moda parlare di valorizzazione, dove con questo termine non si intende conservazione, studio, ricerca, trasmissione del sapere, coinvolgimento dei cittadini nel processo di autoidentificazione con il proprio passato da custodire e trasmettere alle generazioni future, ma sfruttamento economico, business. Ora, non c’è niente di male che un teatro greco torni a vivere la funzione per la quale è stato costruito ospitando rappresentazioni di drammi antichi, e che gli spettatori paghino profumatamente per godere del privilegio di assistervi. È anzi auspicabile che, fatte salve le necessità di tutela e di sicurezza, tali contesti siano parte attiva e integrante della cultura contemporanea. Ma non potrà accadere che la preoccupazione dello sfruttamento economico soverchi la necessità della conservazione, dello studio, della didattica, perché in tal caso la porta è presto aperta ad ogni possibile raffazzonatura, colpevole e vuota dal punto di vista culturale e priva di senso per la collettività. Valorizzare significa dare valore a qualcosa che non ne ha. Ma un monumento non ha bisogno di essere valorizzato, semmai di essere compreso, amato, tutelato, studiato. La sua commercializzazione si giustifica solamente se contribuisce a ripianare le spese necessarie al mantenimento, al restauro, alla ricerca scientifica e alla divulgazione della medesima tra i cittadini, che (tolti i numerosi evasori) pagano con le loro tasse anche il funzionamento di questo costoso settore dell’amministrazione. E così nel caso del bunker l’idea di Spagnolli di ricoprirlo è solo un po’ eccessiva e forse non necessaria allo stato attuale, ma non anche concettualmente errata, laddove manchino le risorse per la sua tutela e la sua conservazione in sicurezza. Quanto alla valorizzazione del manufatto, mi lascia un po’ perplesso un uso diverso da quello culturale, e cioè di attrazione culturale nel quadro di un’idea di “museo diffuso” (Semirurali, Lager di Via Resia, Santa Maria in Augia, Ex Alumix etc.). L’uso degli spazi interni è per molti versi impossibile, come abbiamo appreso dalle documentate precisazioni del sindaco, mentre la pulizia e il ripristino degli interni, così come un rinverdimento e una sistemazione degli esterni è un’idea che merita almeno di essere presa in considerazione in un dialogo sereno, ma anche consapevole delle oggettive difficoltà. L’estate passerà, del bunker forse ci dimenticheremo. Ma per esempio la nuova legge urbanistica, con l’abolizione della concessione edilizia, sarà varata a quanto pare in autunno, e di questo ancora non si parla. Forse occorrerebbe una più acuta percezione delle priorità.

Umberto Tecchiati

Presidente di Italia Nostra – Bolzano

Ma i Musei altoatesini non fanno “sistema”…ancora sul Museo Civico di Bolzano (e sul Museo archeologico dell’Alto Adige)

L’aver messo il destino del Museo Civico tra le cose di cui parlare è una buona notizia. Giuste o sbagliate che siano, le proposte che provengono dalla provincia, per bocca dell’Assessore ai beni culturali Kasslatter Mur, hanno infatti il merito di indicare in termini pragmatici la possibile soluzione dei dilemmi di non uno, ma di due musei. Il Museo archeologico, infatti, soffre della cronica carenza di spazi, mentre il Museo Civico di quella, altrettanto radicata, di finanziamenti. Non siamo tra coloro che credono che i problemi di spazio del Museo archeologico possano essere risolti facendo uno scambio di sedi che risulterebbe vantaggioso in fin dei conti per il solo Museo archeologico. Se infatti il Museo Civico traslocasse all’archeologico, lamenterebbe subito le medesime carenze: non bisogna dimenticare che l’immenso patrimonio del Museo Civico consiste anche in magazzini e depositi, che l’archeologico non ha, e che l’intera superficie è sempre stata integralmente coperta da collezioni che non possono tecnicamente essere adattate a un altro palazzo. Al Museo Civico però, mancano una quindicina di milioni di euro che non potranno essere tratti di tasca da nessuno, sulla faccia della terra, se non dalla Provincia. È bene esserne consapevoli, perché il punto dal quale cominciare a discutere è questo. Di passaggio si potrebbe anche chiedersi quanto costerebbe al contribuente riprogettare i percorsi espositivi in sedi diverse,  quanto l’acquisto dei nuovi arredi etc. e se tutto questo ha senso. Col senno di poi – di cui come noto sono piene le fosse – la scelta di collocare il Museo archeologico in pieno centro storico, in un palazzo molto bello ma anche complessivamente piccolo, può essere giudicata non troppo azzeccata, ma ormai è lì e conviene farsene una ragione. La mummia del Similaun cattura l’interesse di centinaia di migliaia di persone l’anno, ed è ovvio che necessiterebbe di uno spazio più grande e confortevole. Esso però non potrà essere ricavato a danno dell’esposizione degli altri periodi archeologici (età della pietra, età del bronzo e del ferro, età romana e medioevale) che già soffrono della mancanza di aggiornamento. La soluzione più ovvia, anche se non corretta dal punto di vista scientifico perché separerebbe la mummia da un percorso storico che inizia prima e continua dopo di essa, sarebbe di spostare tutto il piano di Ötzi e dell’età del Rame in un altro palazzo, che non potrà essere  quello del Museo Civico, onde consentire non solo a Ötzi, ma anche all’esposizione dei reperti archeologici provinciali, gli spazi che dovrebbero competere loro per l’importanza della documentazione. È giusto che il Museo Civico rinunci alla sua sede storica, alla sua identità, agli spazi e ai magazzini che sono stati modellati nel corso di più di cento anni sulla consistenza delle sue collezioni e del suo patrimonio per ottenere dalla provincia i soldi necessari alla sua riapertura? Credo di no. Se scambio dev’essere, che sia almeno vantaggioso per tutti. Ma l’orgogliosa affermazione dell’Assessore Trincanato, che il Comune farà da solo se i soldi non arrivano dalla Provincia, è quasi comica, se rapportata a quanto finora il Comune ha potuto concretamente fare da solo per il Museo Civico. Morale: è necessario che Comune e Provincia si incontrino per parlare e trovare una soluzione. Mi chiedo ad esempio se non esista in tutta Bolzano un altro spazio (di proprietà comunale) dove ospitare Ötzi e l’età del Rame, un caffè e un book shop adeguati all’importanza del reperto, col quale permutare i finanziamenti necessari alla riapertura del Civico. O se non esista un vecchio palazzo, o un luogo dove ospitare tutta l’archeologia dell’Alto Adige tranne Ötzi, che a quel punto potrebbe rimanere dov’è. Come si vede, ad affrontare i problemi del Civico si finisce col parlare anche dei problemi dell’archeologico, e in fondo sarebbe ora. Ma proprio per questo Comune e Provincia devono escogitare tra l’altro anche un modo diverso di concepire il senso e la finalità della rete di Musei esistente a Bolzano: al visitatore, alla scuola, al ricercatore, a noi tutti, importa ben poco se un Museo è comunale o provinciale. Importa sapere che essi sono collegati, che esiste un biglietto comune con cui visitarli tutti, e che sono inseriti in un progetto culturale comune, condiviso, e discusso come un bene civico, che non si esaurisce nelle singole collezioni ma si estende a una visione complessiva del territorio e dei suoi contenuti con la quale contribuire a creare consapevolezza, identità, senso di appartenenza “politica”, amore per l’ambiente e per i segni che l’uomo ha lasciato in esso nel corso della sua storia. La vera sfida è questa, e vale in prospettiva più dei 15 milioni di euro che costa riaprire il Civico. Forse per questo se ne è parlato così poco, e in modo così disordinato, almeno finora.

Umberto Tecchiati

Presidente di Italia Nostra – Bolzano

Italia Nostra di Trento e Bolzano contro il motoraduno sulle Dolomiti.

Il 27 e il 28 agosto 2011 si sono dati appuntamento a Canazei in Val di Fassa gli appassionati centauri di Harley Davidson che, come dicono gli organizzatori, potrebbero essere più di mille. Vanno quindi moltiplicati almeno per mille i gas di scarico, il rumore e la mancanza di rispetto per
l’ambiente alpino che ciascuna di queste motociclette singolarmente e collettivamente esprime.

Non si può non essere d’accordo con tutti coloro che, negli ultimi giorni, hanno preso posizione contro il motoraduno, e Italia Nostra di Bolzano e Trento, che per la prima volta scrivono insieme sulle pagine di questo giornale, intendono esprimere chiaramente il proprio forte dissenso. Da
Luigi Casanova vicepresidente di Cipra Italia, ai Verdi, dall’Assessore all’ambiente altoatesino Laimer, a Michil Costa, da Klauspeter Dissinger del Dachverband a molti altri, è unanime il rifiuto di una manifestazione che, come ha detto Laimer, è un evento contrario alla filosofia del patrimonio
Unesco. Il motoraduno si sarebbe di certo meritato una Bandiera Nera di Legambiente, se l’ambito riconoscimento non fosse già toccato a Durnwalder per la questione Parco dello Stelvio.

Non abbiamo salutato come un grande momento della protezione delle Dolomiti l’inserimento delle medesime nella lista Unesco, perché da quel momento abbiamo temuto iniziasse la loro “valorizzazione”. Essa si traduce di norma in nuove speculazioni edilizie, in nuovi bacini idrici per l’innevamento artificiale, in nuovi impianti di risalita, etc. Ci è sempre sembrato che protezione delle Dolomiti significasse in primo luogo conservazione, miglioramento degli
standard di tutela, proposizione di nuovi paradigmi di “sfruttamento” turistico in cui silenzio, bassa densità, minimo impatto antropico e molto rispetto fossero gli ingredienti fondamentali per un successo esportabile anche altrove in casa nostra. Ci vantiamo infatti di essere la regione con il più alto numero di chilometri quadrati tutelati, e sarà vero, ma tutelare è un verbo troppo complesso, ricco e vitale perché ci si accontenti di usarlo senza andare a vedere come venga effettivamente declinato sul territorio, ed è ciò che Italia Nostra fa da sempre tanto in provincia di Trento che di Bolzano.

Per il futuro, Laimer auspica maggiore senso di responsabilità da parte degli operatori del settore turistico e degli organizzatori di eventi. Però è curioso che una politica che sa dire molti generosi sì, e che di norma non esita a contraddire il giudizio tecnico degli uffici preposti alla tutela
del territorio (soprintendenze, commissioni urbanistiche, di tutela del paesaggio etc.) allentando i lacci dei vincoli culturali e ambientali, si limiti ad “auspicare” un maggiore senso di responsabilità da parte degli operatori turistici. Sarebbe infatti meglio predicare meno e razzolare meglio, e soprattutto saper imporre una linea di sostenibilità ambientale anche all’economia. Auspicare, infatti, non basta: delle migliori intenzioni, e degli auspici, come si dice, sono piene le fosse.
L’intervento della politica, riguardo al motoraduno, è positivo, ma debole e inefficace, e pone il problema di una politica che non sa indirizzare l’economia, ma ne vive al traino, per lo più assecondandola e subendone l’influenza e l’ingerenza.

Abbastanza sconcertanti sono infine le affermazioni del Direttore dell’APT della Val di Fassa, secondo il quale l’inserimento delle Dolomiti nella lista Unesco dovrebbe rappresentare uno stimolo alla conversione del modello ora esistente di turismo di massa, ma la conversione per ora non è possibile.
In parole povere i letti disponibili sono troppi rispetto ad una possibile situazione di equilibrio e allora avanti come sempre, anzi peggio di sempre, perché per riempire quei letti si può passare sopra a tutto, anche al patrimonio dell’umanità.

Paolo Mayr, Presidente di Italia Nostra, Sezione trentina
Umberto Tecchiati, Presidente di Italia Nostra, Sezione di Bolzano – Alto Adige

Conferenza internazionale ALPSTAR: Towards Carbon Neutral Alps – Make Best Practice Minimum Standard

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Conferenza internazionale
ALPSTAR: Towards Carbon Neutral Alps – Make Best Practice Minimum Standard
Chambéry/F, 27 e 28 ottobre 2011
Fare delle Alpi una regione climaticamente neutrale entro il 2050, questo l’obiettivo del progetto Spazio Alpino ALPSTAR, Towards Carbon Neutral Alps – Make Best Practice Minimum Standard. Alla conferenza d’inaugurazione, che si terrà il 27 e 28 ottobre 2011 a Chambéry, si chiederà quale politica occorra per l’energia, i trasporti e l’economia, affinché le Alpi possano diventare climaticamente neutrali e si cercheranno progetti per una buona governance per il clima e il successo della comunicazione. A Chambéry, durante un’escursione di mezza giornata, i partecipanti conosceranno alcuni esempi di protezione sostenibile del clima. Nei gruppi di lavoro si discuterà inoltre di misure e strategie per affrontare taluni aspetti della neutralità climatica e delle sfide che essi pongono.
La partecipazione alla conferenza è gratuita. Le relazioni saranno tradotte in simultanea in italiano, francese, sloveno e tedesco. Maggiori informazioni su http://www.cittaalpina.org/it/progetti.
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Madeleine Rohrer
Associazione Città alpina dell’anno ∴ Im Bretscha 22 ∴ FL-9494 Schaan
Tel. +423 237 53 99 ∴ madeleine.rohrer@cittaalpina.org

Conferenza di Waltraud Kofler Engl a Bressanone

Liebe Freunde / Cari amici

hier eine Einladung zu unserer nächsten Veranstaltung / qui l’invito per la prossima manifestazione:

Dr. Waltraud Kofler-Engl
Gartenskulpturen – Skulpturengärten
“…und in der Nische das Bildnis einer Göttin…”
Vortrag mit Bildern / Conferenza con immagini

Mittwoch / Mercoledì
03.08.2011
18:00
Hofburg Brixen / Palazzo Vescovile di Bressanone
Kaisersaal / Sala Imperiale

Eine Veranstaltung im Rahmen der Ausstellungen / una manifestazione nel contesto delle mostre:

“Der geheime Garten / Il Giardino Segreto”, Marzari-Garten, Hotel Elephant

“Il capolavoro non esiste / Das Meisterwerk existiert nicht”, Hofburg Brixen / Palazzo Vescovile di Bressanone
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heimat Brixen/Bressanone/Persenon

Grosser Graben 29
39042 Brixen

Telefon 0472 209 857
Telefax 0472 209 856
vorstand@heimat.bz
http://www.heimat.bz

Sparkasse / Cassa di risparmio
IBAN IT 42 K 06045 58220 000005002734

Steuernummer / codice fiscale
90038550217