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L’Associazione degli Ex studenti del Liceo Classico Carducci per l’affresco di Senesi

Riceviamo dalla prof.ssa Barbara Ricci, e volentieri pubblichiamo:

Cari amici ex allievi,

E’ passato un anno dalla festa nei locali del liceo di via Manci 8. Ora quell’edificio non c’è più, restano solo i ricordi. Ma per fare in modo che i momenti sereni o anche tristi, arrabbiati, divertenti che vi abbiamo vissuto possano essere di stimolo per nuove iniziative abbiamo dato vita all’Associazione Ex Studenti.

L’Associazione sarà attiva nel campo culturale, nel sostegno agli attuali studenti e anche (perché limitarsi?) proponendo qualche attività più giocosa.

Molte le iniziative in corso. La prima è tra poco, mercoledì 13 aprile, a partire dalle ore 18.00 nell’aula magna dell’ (attuale) liceo classico Carducci, la scuola “ex Pascoli” di via Longon 3.

Si parlerà dell’affresco che campeggiava sulla parete esterna della scuola, opera dell’artista roveretano Luigi Senesi. Tale opera caratterizzava il vecchio edificio e in futuro potrà essere ricollocata nel nuovo istituto e rappresenta quindi il collegamento tra il passato e il futuro del liceo di Bolzano.

Se ne parlerà quindi sia dal punto di vista artistico che da quello tecnico, con attenzione alle modalità dello stacco e alle possibili collocazioni, con qualificati esperti del  Museion – Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Bolzano e degli uffici tecnici della Provincia di Bolzano. Parlerà anche l’assessore provinciale alla cultura italiana Christian Tommasini che per il recupero dell’opera si è impegnato. La locandina dell’evento è allegata.

Vi aspettiamo quindi numerosi per questo primo importante appuntamento, ricordando che potete in ogni momento aderire all’Associazione e contribuire con idee, iniziative e collaborazioni. Sabato 9 aprile, comunque, nell’atrio del liceo all’indirizzo di cui sopra, ci si potrà informare, chiacchierare ed iscrivere (quest’ultima cosa versando un piccolo contributo per l’autofinanziamento dell’Associazione).

Un caro saluto a tutti gli ex studenti e studentesse del liceo classico Carducci!

Associazione ex studenti liceo classico G. Carducci Bolzano 

Il direttivo (Pacchiani, Ricci, Romeo, Toniolo, Trevisan)

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Salvare l’affresco del Liceo Classico Carducci

Quando, nel 1974, il pittore trentino Luigi Senesi completava l’affresco che orna la facciata del Liceo Classico Carducci di Bolzano, nessuno poteva immaginare che, trentacinque anni dopo, non solo la sua opera, ma lo stesso edificio avrebbero corso il rischio di andare distrutti. Quasi alle soglie della sua prematura scomparsa, morì infatti nel 1978 a soli quarant’anni, l’artista si dedicò con impegno e totale coinvolgimento alla stesura di un affresco che caratterizza la sua maturità artistica e imprime un segno ideale di notevole vigore nel tempio stesso della cultura classica e umanistica della nostra città. A noi che all’inizio degli anni ottanta frequentavamo il Liceo, quell’affresco aveva molto da dire. Raccontava, se questo è il termine giusto, di una tensione geometrica, razionale, e quindi di un vero progetto esistenziale verso l’innalzamento dello spirito. Volumi esplosi, e concatenati gli uni agli altri, resi dinamici della forza dei gialli, dei rossi, dei blu, dei bianchi, disegnano una diagonale che dal basso tende in modo progressivo verso l’alto, dove culminano, senza toccarlo, ma cingendolo, in un  disco rosso a sua volta esploso nei colori dell’iride. L’allegoria è scoperta: è quella di un approssimarsi corale, ma in un’ansia di sfida, di dolorosa consapevolezza del limite, alla chiarità della conoscenza. Quel tondo è il sole, simbolo ancestrale di vita, di calore ma anche di siderale distanza, di inattingibilità, obiettivo cui tendere senza poterlo mai davvero raggiungere. Rosso, divorante come il fuoco, esso si mostra alla coscienza che lo indaga per quello che è: la somma di molti diversi colori. E se il tutto è più della somma delle sue parti, ciò non significa che le singole parti (gli individui, il conflitto delle posizioni teoriche o dei comportamenti pratici, le aspirazioni di ciascuno di noi) non abbiano valore o importanza. Nell’affresco c’è lo spazio per due ulteriori suggestioni: in basso a destra, con movimento opposto rispetto alla diagonale principale, si trova un gruppo di figure, anch’esse bianche, che tendono verso il medesimo sole: sono forse i nostri vicini, “gli altri”, i “diversi”, i “barbari”? Non so, ma sono ritratti come figure candide quanto le altre: da qualunque mondo provengano, tendono al medesimo fine di conoscenza e, forse, di felicità. In alto a destra, incombenti sulla diagonale principale, due figure beige, grandi come ombre, sono forse i nostri antenati. Ci accompagnano, e benché la rovina del tempo li abbia resi indistinti, irrisolti e preistorici, essi ci determinano, sono la nostra stessa ombra: se mai toccheremo quel sole, essi lo toccheranno insieme a noi. È un pegno di immortalità, per loro e anche per noi, che siamo destinati ad essere a nostra volta le ombre delle generazioni a venire. Tutto questo si poteva leggere allora, e molto altro (per es. l’idea non solo cattolica ma anche umanistica di speranza,  come ha sottolineato di recente il Prof. Nolet)  se solo avessimo saputo alzare un po’ la testa, in senso proprio e in senso metaforico. Cos’è oggi, di quell’affresco? Molto poco, ormai. Un solerte giardiniere ci ha piantato davanti una siepe che ne preclude la contemplazione, un giovane reso insano dall’amore lo ha deturpato con una bomboletta spray, e il tempo ha fatto il resto, ne ha ingrigito i colori, spento la forza vitale, gli ha come steso sopra un sudario, nella previsione della distruzione.
Siamo una delle poche città, io credo al mondo, che demolisca con così gioconda irresponsabilità le proprie scuole: le Pascoli (trasferite e vestite oggi di un bel cappottino verde acido che è un insulto a qualsiasi forma per quanto primordiale di senso estetico), il Carducci, domani forse le Von Aufschnaiter. E nel fare questo ci costringe a vivere tangibilmente in un eterno presente che ha la sua oggettivazione in un certo modo di concepire l’architettura e l’urbanistica, nell’insensibile sostituzione del vecchio con un nuovo che è di norma privo della dignità di ciò che pretende di rimpiazzare, nell’arroganza con cui si emargina lo spessore e il significato storico dei contesti urbani innestando in paesaggi così sensibili volumi di qualsiasi tipo, in cui la nozione del passato e della sua civiltà (o inciviltà) siano cancellati dall’idea che essendo la storia bastevolmente risolta dall’oggi, di altro non sia bene né necessario occuparsi.  E non deve rispondere alle logiche della casualità il fatto che questa furia si applichi con così ammirevole sistematicità a quella che chiamiamo memoria del Novecento. Ma per una volta mi piace osservare che il potere si è impegnato per la salvaguardia dell’affresco, corrispondendo così alle richieste di un fronte, ampio e composito, formatosi nel frattempo in città. Questo fronte pretendeva che l’affresco venisse “strappato” e restaurato, come richiede non soltanto – e basterebbe – l’importanza dell’artista, ma gli stessi valori di civiltà e di cultura che esso rappresenta. Dove esporlo, poi, è un problema minore: se in un museo in centro o in un prato in periferia. Senesi, tuttavia, lo ha concepito per la facciata del Liceo: rimetterlo allora dov’era, sulla facciata del nuovo Carducci? E perché no? Si evocherebbero così quei fili invisibili e indissolubili che legano dialetticamente il presente al passato, quel gioco di emulazione e di specchi che rappresenta certo non tutta quanta, ma almeno una parte non trascurabile della cultura classica e, forse, di ogni cultura.

Umberto Tecchiati