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Podiumsdiskussion: Architektur – Tradition oder Stillstand? Il testo del contributo di Italia Nostra

Ortisei, 23 febbraio 2011

Gentili Signore e Signori

Sono molto riconoscente alle associazioni organizzatrici (Kreis f. Kunst und Kultur St. Ulrich, KulturForumCultura)  per avermi invitato a partecipare a questo dibattito pubblico. Come presidente di Italia Nostra, un’associazione che si occupa della tutela del patrimonio storico artistico e naturale della Nazione, sono ovviamente molto preoccupato della conservazione del paesaggio alpino di Ortisei e, in generale, della nostra provincia. Proteggere il paesaggio non significa solo impedire che nuove brutte costruzioni ne stravolgano l’identità, ma anche adoperarsi perché le vecchie o antiche costruzioni, non di rado molto belle e da sempre magnificamente inserite nel loro ambiente, continuino ad esistere.

Nel mio articolo sui “reazionari dell’edilizia” (il titolo fu scelto dalla redazione del giornale ma interpretava a meraviglia il mio modo di vedere) sostenevo che la decisione presa dal Comune di Ortisei di bandire l’architettura moderna imponendo l’architettura tradizionale avrebbe portato più guai di quanti ne pretendeva di risolvere. Dicevo anche, e senza ironia, che bisognava però riconoscere al Comune il merito di essersi posto una domanda (certo un po’ tardiva), e cioè se il modo di costruire che si è seguito in questi ultimi venti o trent’anni sia consono alla delicatezza del paesaggio alpino. Non si può evidentemente generalizzare, ma l’impressione che di solito ricavo percorrendo in automobile le nostre valli, è che si sia costruito spesso male, imponendo fabbricati troppo grandi in contesti paesaggistici che avrebbero richiesto cubature molto più contenute, e calando nei medesimi contesti costruzioni forse non brutte in sé, ma inadatte al luogo in cui sono state erette.

È evidente che è necessario ripensare il modo di costruire in Alto Adige, ma non mi pare che la soluzione sia imporre una “architettura tradizionale” che nessuno sa di preciso cos’è. Se qualcuno conosce bene Bolzano si ricorderà di un Erker, che è certamente un elemento dell’architettura tradizionale, eretto sullo spigolo di un edificio in Via dei Vanga: sembra un razzo pronto a partire per gli spazi siderali e francamente ho visto solo pochissimi esempi di architettura moderna ispirata alla tradizione più brutti e sfacciati di questo.

Ma il pericolo che la reinterpretazione della tradizione porti a esiti paradossali non è l’unico ad annidarsi in quella decisione. A me pare che essa sottintenda che tutta l’architettura moderna sia brutta e tutta l’architettura tradizionale sia  bella. Ovviamente le cose non stanno così. Ortisei e la sua popolazione hanno risorse di cultura e di ingegno tali che non avrei alcun dubbio a dare fiducia a giovani architetti e artisti perché ripensino con coerenza e con amore non solo l’aspetto del nuovo, ma anche la conservazione del vecchio.

Quella decisione sottintende anche che la commissione edilizia comunale non abbia la forza né la capacità tecnica e culturale di giudicare i progetti che arrivano sul suo tavolo. Se così non fosse potrebbe pure arrivare un progetto brutto e incompatibile con il paesaggio, ma esso verrebbe respinto, e il progettista invitato a migliorarlo o a cambiarlo radicalmente.  Ma mi pare francamente impossibile che la commissione edilizia di Ortisei non sappia valutare un progetto, e ricorra ad una norma che impone uno stile quasi avesse bisogno di delegare a qualcun altro un compito di difficile svolgimento. Rimane il fatto che quella norma esautora ampiamente la Commissione edilizia.

E a questo punto vorrei affrontare la cosa da un punto di vista politico. Italia Nostra non fa politica nel senso partitico del termine, ma agisce riguardo alle cose che sono di tutti, e quindi fa politica, ma in quel senso particolare e disinteressato che si chiama partecipazione e che significa libertà e democrazia.

L’esautoramento della Commissione edilizia che consegue a quella decisione è un fatto grave, perché sottrae la tutela del paesaggio a un livello squisitamente tecnico e quindi almeno potenzialmente libero dalla politica, per trasferirlo su un piano giuridico, che è quello della legge promulgata da una maggioranza contro importanti strati della società civile di Ortisei. Come si dice: summum ius, maxima iniuria.

Io ritengo quindi che la decisione del Comune di Ortisei, di dubbia o anzi forse di nessuna utilità sul piano della tutela del paesaggio, sia inaccettabile inoltre proprio sul piano della politica e cioè di quella che noi di Italia Nostra chiamiamo cittadinanza attiva. Perché è ormai sempre più difficile imporre ai cittadini in modo autoritario scelte non condivise proprio su temi di interesse comune come la tutela di beni che appartengono a tutti: natura, paesaggio, beni culturali etc. Questo è il motivo per cui noi non abbiamo accettato Disneyland sul Virgolo a Bolzano o lo smembramento del più antico Parco Nazionale delle Alpi, quello dello Stelvio, non accettiamo l’accordo sui monumenti fascisti che un ministro, scriteriato e ormai ampiamente sfiduciato, ha stretto con il potere provinciale scrivendo una lettera del tutto priva di valore legale. E non accetteremo, tanto per fare un esempio, che la Provincia permetta che si costruisca il Parco eolico del Brennero, con la scusa che tutti gli altri non verranno autorizzati, perché questi sono temi che necessitano di un confronto pubblico, oltre che politico, e non del gesto autoritario di una oligarchia o di un monarca.

Intanto però, mentre parliamo di questo, in Amazzonia, in Malesia e nel Borneo i polmoni del pianeta vengono distrutti per fare spazio alla coltivazione delle palme da olio con cui si producono i carburanti verdi. Una follia che, tornando a casa nostra, e facendo le debite differenze di scala, mi pare solo un poco più grave dello sventramento dei Prati di Koja, o dell’albergo a sette stelle sul Saslong.

 Grazie

Umberto Tecchiati

Presidente di Italia Nostra – Bolzano

Diskussionsteilnehmer: Leo Andergassen, Umberto Tecchiati, Thomas Demetz sowie Martin Kofler und Raimund Irsara.

Mit einem umstrittenen Gemeinderatsbeschluss, welcher die traditionelle Bauweise (was immer das auch heißen mag) als bindend vorschreibt, hat der Gemeinderat von St. Ulrich vor ein paar Monaten aufhorchen lassen.

Am Mittwoch, den 23. Februar um 20.30 Uhr wird dieser Beschluss nun im Rahmen einer Podiumsdiskussion kritisch unter die Lupe genommen.

Das KulturForumCultura und der Kreis für Kunst und Kultur laden zur Vertiefung des Themas in den Ausstellungsraum des Kreises für Kunst un Kultur nach St. Ulrich.

 An der von Mateo Taibon moderierten Podiumsdiskussion nehmen teil: Landeskonservator Leo Andergassen, der Präsident des Denkmal- und Landschaftsschutzvereins „Italia Nostra“ Umberto Tecchiati, der Architekt Thomas Demetz sowie die Gemeinderäte von St. Ulrich Martin Kofler und Raimund Irsara.

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Tutelare l’architettura contadina-Leisten wir uns den Schutz alter Bauernhöfe

 

„Quando i buoi sono scappati é inutile chiudere la stalla“, puntualizza Helmut Rizzolli, che in qualità di Obmann dello Heimatschutzverein Bozen e soprattutto in quanto presidente della fondazione „Harpfe“ si batte da anni per la tutela del territorio. Rizzolli martedì ha salutato con piacere l’intento del consiglio provinciale di salvaguardare in qualche modo l’aspetto storico del paesaggio sudtirolese proponendo una specie di tutela per masi o cascine.

In effetti l’ultima legge Omnibus contiene delle misure, che contemplano agevolazioni edilizie e maggiori contributi finanziari per agricoltori che preferissero il restauro del maso storico al posto di una costruzione nuova. Rizzolli martedì ha riunito i consiglieri Arnold Schuler, Veronika Stirner e Elmar Pichler Rolle per fare il punto su una questione spinosa e delicata, che trova soprattutto delle perplessità da parte del Bauernbund. „Dobbiamo evitare che l’aspetto storico del nostro paesaggio, caratterizzato dalla cultura e dalla tradizione contadina, sia soppiantato da un’architettura qualunquista e anonima“, dichiara Rizzolli. „Sarà possibile attraverso una maggiore sensibilizzazione e incentivi finanziari“, gli fa eco Arnold Schuler. „L’agricoltore, il proprietario deve poter permettersi la ristrutturazione“, dice Schuler. La situazione economico-finanziaria nell’anno venturo non sarà più tanto critica, prevede Pichler Rolle promette: „A metà del 2011 avremo una tutela efficace“.

Nell’ambito della conferenza di martedì Rizzolli ha presentato anche l’ultimo numero della rivista „Harpfe“, che attraverso vari contributi scientifici si dedica appunto all’architettura e alla cultura agricola locale.

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Form und Aussehen eines Hofes sind Ausdruck einer historisch gewachsenen Kultur. Und zwar von Talschaft zu Talschaft unterschiedlich. Weil die alten Bauernhöfe verschwinden und gewachsene Architektur immer häufiger einer inflationären Flut anonymer Geometer-Bauten weicht, muss es verstärkt ein Anliegen sein, historische Bausubstanz zu bewahren. Das haben am Dienstag der Obmann der Bozner Heimatschützer und gleichzeitiger Präsident der Stiftung „Harpfe“, DDr. Helmut Rizzolli, gemeinsam mit den Landtagsabgeordneten Arnold Schuler, Veronika Stirner und Elmar Pichler Rolle im Rahmen eines Pressegesprächs unterstrichen.

Bozens Heimatschützer treten seit Jahren für eine Architektur ein, die zwar modern ist, die aber gleichzeitig die geschichtliche Entwicklung nicht verleugnet. „Jetzt hört auch langsam die Politik auf uns“, betonte Rizzolli am Dienstag und verweist auf das im jüngsten Omnibus-Gesetz des Landtags verankerte Vorhaben zum „Schutz alter Bauernhöfe“. „Viele Menschen möchten ihren alten Hof erhalten, können sich aber eine Sanierung nicht leisten“, erklärte Schuler. Ein Neubau sei einfach billiger. Hier müsse die öffentliche Hand Anreize für den Erhalt der alten Bausubstanz schaffen. Die jetzt verabschiedete Omnibusregelung ist demnach nur ein erster Schritt. Jetzt müsse die Finanzierung erfolgen und außerdem werde mit dem neuen Urbanistikgesetz, das die Landesregierung vorbereite, auch „der bewusste Verfall“ bzw. die „Nichtsanierung alter Bausubstanz“ Konsequenzen haben. Veronika Stirner versucht einem in dieser Diskussion vorprogrammierten  Stellungskampf zwischen Bauern und Nicht-Bauern vorzubeugen: „Auch in der Stadt gibt es alte Bausubstanz, die es zu bewahren gilt.“ Dass der beim Schutz alter Höfe künftig zuständige Landesbeirat für Baukultur und Landschaft nur beratende Funktion haben wird, sehen die Landtagsabgeordneten als Kompromiss. Die Diskussion mit den Interessenvertretern wie etwa dem Bauernbund ist offenbar noch nicht zu Ende. „Außerdem wollen wir damit, neben Denkmal- und Ensembleschutz, nicht noch eine dritte Kategorie der Beschränkung schaffen“, erklärt Schuler. Schlussendlich umgesetzt werden soll die Schutzregelung noch im Jahr 2011. „Das Gesetz tritt im Februar in Kraft, dann kommen die entsprechenden Durchführungsbestimmungen dazu und im März gibt es vielleicht einen Nachtragshaushalt, erläuterte Elmar Pichler Rolle. Und hofft, dass „Mitte 2011 die Schutzbestimmungen greifen können“.

„Eine Harpfe ist Bestandteil eines Bauernhofes. Wir können nicht das eine erhalten und uns um das andere nicht kümmern“, erklärt Helmut Rizzolii als Präsident der Stiftung „Harpfe“. Und fügt als Obmann des Heimatschutzvereins Bozen hinzu: „Und Heimatpflege bedeutet auch Landschaftspflege in diesem Sinne“. Damit sich die öffentliche Diskussion darüber nicht im oberflächlichen Treibsand einfacher Schlagworte verirrt, liefert die neue Ausgabe der landeskundlichen Zeitschrift „Die Harpfe“ eine Handhabe dazu. Mehrere Beiträge erarbeiten aus wissenschaftlicher, architektonischer oder historischer Sicht das Problem grundsätzliche Fragen zur Entwicklung der Bauernhöfe in Tirol. „Die Diskussion über Architektur kann nicht allein den Architekten, jene über Bauernhöfe nicht allein den Bauern vorbehalten sein“, sagt der Historiker und Wirtschaftsfachmann Rizzolli. „Schließlich muss ich ja auch kein Winzer sein, um zu wissen, ob mir der Wein schmeckt oder nicht.“