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Ancora sulla Cantina di Gries. Cronaca degli eventi a futura memoria

Gli affezionati lettori della periodica rubrica di indignati e accorati appelli che Italia Nostra si ostina a tenere su questo giornale nonostante ogni contrario indizio di utilità, si saranno chiesti a che punto siamo con la storia della cantina di Gries. Ricapitoliamo per sommi capi. Un gruppo di confinanti, e Italia Nostra, ricorrono contro la decisione del Comune di Bolzano (delibera consiliare n. 41 del 31.03.2010) di destinare l’area della Cantina di Gries a una nuova costruzione che sostituisce l’edificio storico. Il Comune, con delibera consiliare 135 del 14.12.2010, rigetta le osservazioni dei ricorrenti. Il progetto va in Commissione urbanistica provinciale, dove il 24 febbraio scorso viene bocciato. Afferma la delibera della Commissione Urbanistica provinciale che il progetto deve essere respinto “in considerazione del parere negativo dell’Ufficio Beni architettonici ed artistici (nota del 23.02.2011 prot. n. 108443)”, e perché “il piano non tiene conto degli edifici esistenti, vengono demolite tutte le costruzioni di particolare interesse documentario e mantenuti soltanto i vani cantina sotterranei, senza indicazioni sul loro utilizzo e l’accesso agli stessi”. E continua: “nella sistemazione dei corpi di fabbrica non è riconoscibile un concetto urbanistico, neanche in merito all’accessibilità ed agli ingressi agli edifici ed alle aree verdi e di pertinenza comuni. Il problema della viabilità non è risolto in maniera soddisfacente, essendo previsto l’accesso in un unico punto molto stretto”. Il parere della Commissione urbanistica si conclude auspicando “una soluzione migliore, che conserva gli elementi più preziosi degli edifici esistenti, inserendo i nuovi corpi di fabbrica con particolare attenzione al contesto, rispettando distanze ed altezze adeguate e prevedendo contemporaneamente aree verdi comuni”. Il 28 marzo scorso, ma la pubblicazione risale ad appena qualche giorno fa (ci vuole il suo tempo: compra la carta, fa la punta alla matita, mettiti lì, eh, si sa come vanno ‘ste cose), la Giunta provinciale, come di consueto a voti bulgari, unanimi e legalmente espressi, autorizza la costruzione del nuovo edificio (ma va?), infischiandosene non solo delle richieste dei confinanti e di Italia Nostra, ma anche del parere della Commissione urbanistica (play it again, Sam). All’interno dell’area di recupero non esistono immobili vincolati ai sensi della Legge 1 giugno 1939, n. 1089 (da notarsi che la legge attuale di riferimento non è la 1089 del 1939, ma il Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 recante il “Codice dei beni culturali e del paesaggio”, familiarmente chiamato “Codice Urbani). Ai sensi dell’art. 55. Comma 5 della legge urbanistica provinciale, il parere della Soprintendenza è previsto solo nel caso in cui si discuta di un immobile vincolato. Questo passaggio è palesemente falso, sapendo di essere falso. Infatti, se esistessero immobili vincolati, non ci sarebbero santi al mondo che permetterebbero una loro distruzione, e quindi il parere della soprintendenza sarebbe non solo previsto, ma, per dio, “vincolante”. Tuttavia il potere non può pretendere che la Soprintendenza apra bocca solo quando siano in gioco beni vincolati, perché il compito della Soprintendenza è appunto, per esempio, proporre vincoli dove non ce ne siano, se ciò è necessario, come nel caso della Cantina di Gries. Vincoli che sono stati bensì proposti dalla Soprintendenza, ma opportunamente respinti dalla Giunta Provinciale. Si cita inoltre la delibera 3477 del 15.10.2007 con cui la GP stessa approvava il piano di Tutela degli insiemi del Comune di Bolzano con la sola correzione delle misure di tutela previste per l’insieme di Piazza Gries. Sappiamo con ciò che il trasferimento della Cantina di Gries era stato comunicato al potere, e da questo preliminarmente accordato, almeno dai primi mesi del 2007, se di ottanta e rotte schede che compongono il Documento di tutela insiemi del Comune di Bolzano, solo una è stata cambiata d’Ufficio dalla Giunta. Non si può non rimanere ammirati di fronte a tanta preveggenza. La delibera continua affermando che la Giunta ritiene prioritario costruire in città, risparmiando le aree verdi in periferia. Questa proposizione di intenti, così nobile e sollecita del destino del nostro verde agricolo, dimentica di dire che gli appartamenti nel nuovo edificio di Piazza Gries non saranno destinati a tutte le tasche, e che l’iniziativa si configura pertanto, da qualsiasi parte la si voglia guardare, come una speculazione necessaria a rastrellare i denari necessari a costruire all’Anraiterhof. I bolzanini non sono fessi: che si tenti di costruire dappertutto (Virgolo) e che si costruisca effettivamente dove non si dovrebbe, anche sui crozzi (vedi il bello squarcio sul versante del Guncina) è sotto gli occhi di tutti. E la nuova cantina di Gries si costruirà in un’area di pregio dal punto di vista paesaggistico, in contraddizione con i nobili intenti della Giunta. La commissione urbanistica ritiene che il piano di recupero non si pronunci sull’utilizzo e l’accessibilità, e che nella sistemazione dei corpi di fabbrica non sarebbe riconoscibile un concetto urbanistico? Ma la progettazione è stata affidata al prof. Podrecca di Vienna, definito “di fama internazionale”. Ah be’, allora. Arrivati a questo punto, di solito c’è il commento. Sarebbe forse sufficiente constatare che questo è il potere che dovrebbe per es. farsi garante, tra le altre cose, della corretta gestione della tutela del Parco Nazionale dello Stelvio. Ma l’ennesimo schiaffo al lavoro degli Uffici tecnici abbisogna di una spiegazione. Perché la Giunta si ostina a deliberare in dispregio al parere degli Uffici e della Commissione Urbanistica provinciale? Forse perché i tecnici sono impreparati, e la Giunta deve supplire alla loro mancanza di cultura tecnica e scientifica? Mi pare poco probabile, ma se è così si allontanino dalle loro scrivanie e li si metta in un posto dove non possono nuocere. Forse perché agiscono per un interesse personale? Anche questo mi pare poco probabile, ma se è così si denuncino alla magistratura. Se però i tecnici non sono né corrotti né irresponsabili né privi della preparazione tecnico – scientifica necessaria ad emettere pareri ragionati, allora, secondo logica, la Giunta provinciale dovrebbe dirci a quali criteri si ispira nel decidere, con voto unanime legalmente espresso, per soluzioni che con tutta evidenza sottomettono l’interesse collettivo all’interesse di pochi. Umberto Tecchiati – Presidente di Italia Nostra – Bolzano

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Cantina di Gries ultimo atto. Italia Nostra si appella al consiglio comunale

Ci siamo quasi. Tra pochi giorni il consiglio comunale di Bolzano sarà chiamato ad esprimersi sulla serie di “ricorsi” (in realtà osservazioni) che, avverso la demolizione della vecchia cantina di Gries e all’edificazione di un nuovo importante volume edilizio in sua vece, sono stati presentati in maggio da alcuni confinanti e da Italia Nostra. A quanto pare il consiglio si troverà di fronte a una serie circostanziata di motivazioni tecniche che rendono inaccettabili, agli occhi della Giunta comunale, le osservazioni di Italia Nostra e degli altri ricorrenti. Intanto credo sia bene riassumere la posizione dell’Associazione. Il 24 maggio così scrivevamo al Sindaco Spagnolli e all’Assessore Pasquali: “Coerentemente con le nostre pregresse prese di posizione, torniamo a ribadire che la demolizione della cantina di Gries rappresenta un doppio danno dal punto di vista culturale e paesaggistico. Da un lato infatti si prevede di realizzare una cubatura eccessiva (5 piani per 30.000 metri cubi) in un contesto urbanistico di estrema delicatezza, ampiamente sottoposto al regime di tutela degli insiemi, che ha potuto conservare fino ad oggi un carattere di “paese” di notevole bellezza e tipicità. La prevista conservazione di parte della cantina di Gries non la preserva da una distruzione formale – oltre che sostanziale – alla quale avremmo francamente preferito non dovere assistere. Pare peraltro evidente che l’edificazione in Piazza Gries di 100 o 150 appartamenti servirà a finanziare la nuova sede della cantina, con evidenti negative ricadute sulla qualità della vita di tutti. D’altro canto il trasferimento della nuova cantina a San Maurizio – Anraiterhof, si realizzerà sulla base di un progetto discutibile (un nuovo cubo che con notevole impudenza si vuole fare passare come rispettoso dell’ambiente!) e di sicuro, negativo impatto sul paesaggio storico (Kulturlandschaft), oltretutto su un versante in cui pare molto probabile che si presenti la necessità di onerosi scavi archeologici preventivi, trovandosi compreso tra aree certamente o presumibilmente archeologiche, come evidente nell’Archaeobrowser provinciale. Non è difficile prevedere che la costruzione del nuovo condominio in Piazza Gries, con relativo parcheggio interrato, contribuirà significativamente all’aumento del volume di traffico, già oggi molto sostenuto, anche in considerazione del fatto che l’accesso al garage non potrà che avvenire prevalentemente da Piazza Gries, essendo le strade interne troppo strette e tortuose per garantire un agevole accesso. Infine un’ultima considerazione: si vuole fare una nuova Piazza Gries, ma una c’è già, e nella sua forma attuale, ottocentesca, risponde certo al concetto di piazza meglio di quanto non potrà la nuova”. Fin qui le osservazioni di Italia Nostra, forse confutabili, e ciò anche alla luce della delibera della Giunta provinciale, d’accordo, credo, con il Comune, che modifica a favore dei costruttori le prescrizioni contenute nel documento di Tutela Insiemi del Comune di Bolzano: su 80 e rotte schede questa è stata l’unica modificata! Mi pare interessante osservare che se all’epoca qualcuno dei nostri avversari fosse stato più avveduto avrebbe potuto addomesticare anche la scheda di tutela insiemi del Virgolo. Si vede che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. La stessa commissione di Tutela Insiemi, così attenta al rispetto scrupoloso dello spirito e del dettato del relativo documento, non ha potuto rigettare il progetto.

Se quindi, arrivati a questo punto, le cose si sono messe in questo modo, non resta che sperare che il Consiglio Comunale voti contro il rigetto delle argomentazioni dei vicini e di Italia Nostra, salvando la Piazza, la vecchia cantina di Gries e il paesaggio dell’Anraiterhof. Ma siamo consapevoli che le possibilità che ciò accada sono abbastanza remote. La SVP, si dice, si è spaccata, ma il voto contrario di un paio di consiglieri resipiscenti non basterà a cambiare le cose. Però Italia Nostra vuole dire questo, a coloro che hanno la responsabilità di rigettare quelle osservazioni: avete ora la possibilità, con il vostro voto contrario, di riparare a un danno la cui portata va ben oltre l’importanza e il significato della cantina di Gries e dell’Anraiterhof. Non è mai troppo tardi per accorgersi di avere sbagliato, non è mai troppo tardi per rimediare. Il vostro voto contrario starà a significare che a Bolzano esiste la ferma volontà di conservare la tutela degli insiemi come un bene prezioso e inalienabile, nonostante le pressioni delle lobbies e della troppo potente e invadente politica provinciale. Nessuno si nasconda dietro le motivazioni tecniche (le distanze tra gli edifici saranno forse sufficienti a bocciare il progetto): la città non ha bisogno di questo, ma di una presa di coscienza politica che ha sì a che fare con la tutela di specifici beni culturali e paesaggistici, ma per il tramite di questa, e in modo non secondario, con la tutela delle regole stesse che ci siamo dati per governare lo sviluppo della città.

Umberto Tecchiati

Italia Nostra vuole salvare la cantina di Gries: «No ai 100 appartamenti»

 

Dal quotidiano Alto Adige del 22 giugno 2008.

BOLZANO. «Giù le mani dalla cantina di Gries». Umberto Tecchiati, presidente di Italia Nostra, chiama a raccolta il Comitato civico di Gries e il Landesverband für Heimatpflege per salvare la cantina da un destino che appare segnato. L’attuale sede – infatti – dove si producono tre milioni di bottiglie l’anno è inadeguata e la nuova (che costerà 30 milioni), verrà realizzata in zona San Maurizio. L’immobile di Gries sarà dunque venduto e al suo posto sorgeranno condomini. Attesa intanto per luglio la sentenza del Tar sull’abbattimento della cantina. Una discussione tra le parti che ha nell’interpretazione dell’articolo 25 della legge urbanistica (che regola la tutela degli insiemi) il suo punto focale. Resta da capire se la cantina sia da considerare elemento da tutelare. «Siamo di fronte ad un tipico conflitto tra il patrimonio culturale e gli interessi dell’edilizia», dice Benedikter (Projekt Bozen). di Umberto Tecchiati  BOLZANO. È facilmente intuibile come il paventato trasferimento della cantina di Gries in altra zona fuori città, ad altro non si ispiri che all’intento squisitamente speculativo di ricavare nuovi spazi edificabili in un contesto urbanisticamente molto appetibile, ma anche molto delicato e meritevole di conservazione. Per questo Italia Nostra, in collaborazione con tutti coloro che, come il Landesverband für Heimatpflege e alcuni comitati civici cittadini, lavorano ad impedire che accada tutto ciò, è mobilitata da subito con ogni mezzo consentito, perché gli edifici storici della cantina di Gries rimangano dov’è, con il suo carico di storia e di bellezza, e a testimonianza che anche gli scempi nel cuneo verde potevano e potranno essere evitati. L’edificio storico progettato nel XIX secolo dall’architetto Sebastian Altmann, di cui sono ben note le pregevoli architetture e i severi, impressionanti avvolti delle cantine in cui sono alloggiate le botti (ben note nonostante la riservatezza – chiamiamola così, – con cui i vertici della cantina negano a chiunque, compresa la Soprintendenza, qualsiasi attività di documentazione grafica e fotografica dell’edificio), al contrario delle vigne non trasferibile altrove, verrebbe abbattuto. I dati raccolti fino a questo momento parlano di un megacomplesso residenziale di piu di 100 appartamenti, 200-300 garages in uscita su Piazza Gries e su Via Vittorio Veneto, fino a 50.000 metri cubi. Il vecchio soprintendente Stampfer aveva provato a mettere sotto vincolo l’area e l’edificio, ma la giunta provinciale si era rifiutata inspiegabilmente (inspiegabilmente?) di mandare avanti la pratica e di approvarla. Allo stesso modo non risulta che in seno alla commissione comunale per la tutela degli insiemi l’argomento sia mai stato trattato né che, su di esso, vi sia un chiaro pronunciamento.  La situazione, per come si prospetta, è grave, ma la realizzazione di questo demenziale trasferimento presuppone che la zona, attualmente inquadrata nel piano urbanistico comunale come A2 (centro storico, con nessun aumento possibile di cubatura), venga trasformata in zona B di completamento, con possibilità di aumentare la cubatura a 4,5 mc/qm come da recenti proposte del consigliere Svp Ellecosta. Tale trasformazione infatti, dovrà passare per le forche caudine di un consiglio comunale che ci auguriamo non assoggettato agli interessi di pochi per lo svantaggio di tutti. La responsabilità, in tal senso, è, almeno per una volta, ben chiara, e nessuna potrà chiamarsi fuori, se dovesse passare una trasformazione da A2 a B.  Ma le disgrazie, come si suol dire, non vengono mai da sole. Se l’idea di trasferire la cantina è demenziale (non risponderebbe nemmeno a criteri di maggiore produttività!), il luogo in cui il trasferimento dovrebbe avvenire è fuori da ogni logica. L’area prescelta sarebbe infatti quella intorno al maso Anraiter, di fronte all’ospedale di San Maurizio: un paesaggio ancestrale di vigneti e querceto misto che si inerpica sui ripidi fianchi del Monzoccolo a rischio di distruzione per la costruzione della nuova cantina che si estenderebbe su una superficie di 20.000 mq, con volumi verosimilmente ammontanti a parecchie decine di migliaia di mc, accanto a grandi superfici asfaltate e a pendici necessariamente da mettere in sicurezza per il pericolo di caduta massi.  Scriveva Giorgio Bassani, il grande scrittore ferrarese fondatore nel 1955 di Italia Nostra: «È necessario che ci si convinca – anche in termini meramente capitalistici, magari – che vale la pena di espandersi e di consumare un po’ meno, perché l’uomo resti uomo». Un monito su cui, anche nel caso della cantina di Gries, converrebbe minimamente riflettere.

I pericoli di Gries – i pericoli di una città.

 

La densità di abitanti per chilometro quadrato, un problema molto serio su scala almeno nazionale, diventa un problema molto grave in area alpina, dove le oggettive condizioni orografiche impediscono di alleggerire una pressione demografica che si traduce, nell’immediato, in una gigantesca compromissione di aree verdi e di paesaggi tradizionali sacrificati come al solito all’espansione edilizia e infrastrutturale.

Da questo punto di vista è facilmente intuibile che il paventato trasferimento della cantina di Gries in altra zona fuori città, ad altro non si ispiri che all’intento squisitamente speculativo di ricavare nuovi spazi edificabili in un contesto urbanisticamente molto appetibile, ma anche molto delicato e meritevole di conservazione. Vero è che la cantina produce attualmente un notevole volume di traffico di trattori e altri mezzi (che, uscendo su Piazza Gries da uno stretto pertugio, costituiscono un problema se non un vero e proprio pericolo per un’area da 20.000 auto al giorno), e odori molesti e moscerini in certi momenti dell’anno, ma ovviamente le motivazioni del trasferimento sono altre.

L’edificio storico progettato nel XIX sec. dall’architetto Sebastian Altmann, di cui sono ben note le pregevoli architetture e i severi,  impressionanti avvolti delle cantine in cui sono alloggiate le botti (ben note nonostante la riservatezza – chiamiamola così, – con cui i vertici della cantina negano a chiunque, compresa la Soprintendenza, qualsiasi attività di documentazione grafica e fotografica dell’edificio), al contrario delle vigne non trasferibile altrove, verrebbe abbattuto. I dati raccolti fino a questo momento parlano di un megacomplesso residenziale di 120 appartamenti, 240-300 garages in uscita su Piazza Gries e su Via Vittorio Veneto, 30.000-50.000 metri cubi.

Il vecchio Soprintendente Stampfer aveva provato a mettere sotto vincolo l’area e l’edificio, ma la Giunta Provinciale si era rifiutata inspiegabilmente (inspiegabilmente?) di mandare avanti la pratica e di approvarla. Allo stesso modo non risulta che in seno alla Commissione comunale per la tutela degli insiemi l’argomento sia mai stato trattato né che, su di esso, vi sia un chiaro pronunciamento.

La situazione, per come si prospetta, è grave, ma la realizzazione di questo demenziale trasferimento presuppone che la zona, attualmente inquadrata nel piano urbanistico comunale come A2 (= centro storico, con nessun aumento possibile di cubatura), venga trasformata in zona B di completamento, con possibilità di aumentare la cubatura a 4,5 mc/mq come da recenti proposte del consigliere SVP Ellecosta. Tale trasformazione, infatti, dovrà passare per le forche caudine di un consiglio comunale che ci auguriamo non assoggettato agli interessi di pochi per lo svantaggio di tutti. La responsabilità, in tal senso, è, almeno per una volta, ben chiara, e nessuno potrà chiamarsi fuori, se dovesse passare una trasformazione da A2 a B.

Ma le disgrazie, come si suol dire, non vengono mai da sole. Se l’idea di trasferire la cantina è demenziale (non risponderebbe nemmeno a criteri di maggiore produttività!), il luogo in cui il trasferimento dovrebbe avvenire è fuori da ogni logica. L’area prescelta sarebbe infatti quella intorno al maso Anraiter, di fronte all’ospedale di San Maurizio: un paesaggio ancestrale di vigneti e querceto misto che si inerpica sui ripidi fianchi del Monzoccolo  a rischio di distruzione per la costruzione della nuova cantina che si estenderebbe su una superficie di 20.000mq, con volumi verosimilmente ammontanti a parecchie decine di migliaia di mc, accanto a grandi superfici asfaltate e a pendici necessariamente da mettere in sicurezza per il pericolo di caduta massi.

Scriveva Giorgio Bassani, il grande scrittore ferrarese fondatore nel 1955, insieme ad altri intellettuali, di Italia Nostra: “È necessario che ci si convinca – anche in termini meramente capitalistici, magari – che vale la pena di espandersi e di consumare un po’ meno, perché l’uomo resti uomo.” Un monito su cui, anche nel caso della cantina di Gries, converrebbe minimamente riflettere. La classe operaia forse non esiste più, aggiungiamo noi, ma quella dei padroni che decidono a nome di tutti per farsi gli affari propri, quella proprio non muore mai.

Italia Nostra, in collaborazione con il Comitato Civico di Gries e con tutti coloro che, come il Landesverband für Heimatpflege, lavorano ad impedire che accada tutto ciò, è mobilitata da subito perché la cantina di Gries rimanga dov’è, con il suo carico di storia e di bellezza, e a testimonianza che anche gli scempi nel cuneo verde potevano e potranno essere evitati.

Umberto Tecchiati