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L’ennesimo scempio a Carezza

L’enorme squarcio nel bosco, aperto di fronte alla stazione a valle del Paolina, mi osserva patetico dalle foto livide e dolorosamente inespressive che un amico ha scattato per me. Le ha messe in una busta con su scritto “Dott. Tecchiati”, sono per me, mi si chiede di fare qualcosa. Ma cosa diavolo posso fare? Centinaia di alberi sono già stati abbattuti, e un cielo basso e lattiginoso si incunea tra le cimase irsute delle conifere e i versanti denudati delle alte terre, lontani, verso occidente. Al suolo giacciono a cumuli le ramaglie verdi e rosse dei pecci smembrati: sono le spoglie generose di un’armata sconfitta, cui non mancò il coraggio, ma la buona sorte. Le immagini di devastazione che queste foto esprimono, sono inasprite dalla livrea invernale, gelida, indifferente, che dicembre ha gettato sulle spalle di questo vecchio moribondo che è il paesaggio di Carezza. Guardatele bene, e poi andate anche a vedere sul posto. Non vengono dal meridione d’Italia massacrato dalle mafie e dalla miseria, ma dal civile e opulento Alto Adige, cui tutto il mondo guarda come a un esempio di civile etc. etc. Si poteva evitare? Forse sì. Stando a una interrogazione alla Giunta Provinciale dei consiglieri del gruppo verde Dello Sbarba e Heiss, datata 23 novembre 2009 (si vedano tutte al sito: http://www2.landtag-bz.org/it/banche_dati/atti_politici/idap_dati_essenziali_atto.asp), il progetto di un nuovo parcheggio di 16.000mq adatto a ospitare 700 auto e 40 bus, presentato dalla Società Carezza Latemar srl, deve ancora essere approvato dal Comune di Nova Levante. Se accettato, esso deve essere inserito nel PUC, e approvato in provincia, ma allo stato attuale non risulta che questi passi siano stati fatti. Nondimeno, i lavori di abbattimento degli alberi sono già iniziati. Interessante osservare che il bosco è di proprietà provinciale, è cioè anche mio e dei miei lettori, e che l’Azienda Foreste e demanio, le cui attività sono finanziate con i denari pubblici, e cioè anche con i miei e dei miei lettori, abbia iniziato a costruire il parcheggio ben prima che esso sia stato autorizzato nelle sedi istituzionali. E ci chiediamo noi: che vantaggio avrà la collettività dalla cessione di quest’area a una società privata? L’interrogazione chiede ancora, nel caso in cui gli abbattimenti non siano finalizzati al parcheggio ma a qualche altro oscuro fine di politica forestale, se si preveda il ripristino del bosco, dove abbattuto. L’Assessore Laimer rassicurerà tutti, con il suo consueto sorriso gelido ed educato, ce lo immaginiamo già. Lo ha fatto anche in passato (12 marzo scorso), quando, ricevendo 1000 e rotte firme di cittadini preoccupati del futuro paesaggistico e ambientale di Carezza, aveva garantito che l’area sarebbe stata protetta e che niente avrebbe manomesso il suo fascino. Ma allora si attendeva il pronunciamento dell’UNESCO: passata la festa, gabbato lu santo. Il proverbio è italiano, ma Laimer, per quanto di madre lingua tedesca, lo declina da dio. Solo poche settimane prima, il 13 ottobre 2009, Laimer aveva dovuto rispondere a un’altra interrogazione dei Verdi riguardo a un gigantesco bacino destinato all’innevamento artificiale delle piste da sci (100-120 milioni di litri). Con ineffabile delicatezza e impunità, la società incaricata degli scavi, come ci ha informato Davide Pasquali (“Carezza, esplosioni nel bosco”, Alto Adige del 1 novembre 2009, p. 15), ha pubblicato in internet i video che riprendono le operazioni di scavo a mezzo dinamite. L’area era una delicata area umida e un’arena di canto dei galli cedroni, oltre che un pascolo prediletto dai cervi. Ora pare bombardata. Ma per Laimer il bacino non è sovradimensionato. Nel preparare la risposta alle interrogazioni dei Verdi, i quali interpretano in questo caso l’angoscia di tutti coloro che vivono con preoccupazione il destino di Carezza, l’Assessore Laimer ripensi ai compiti di tutela e di sostenibilità cui dovrebbe assolvere in quanto Assessore all’Ambiente: forse non ha la giusta vocazione per farlo (se l’avesse, non avrebbe mai permesso lo scempio dell’invaso e del nuovo parcheggio). Sarebbe come se un assessore ai Beni culturali dicesse che il Monumento non deve essere restaurato (fantascienza). Forse è consigliato male, o chi lo consiglia non ha il coraggio di dirgli che certe cose non si fanno. Però non creda che gli elettori siano senza memoria. Ognuno raccoglierà ciò che avrà seminato. E qui la semina non sai più come chiamarla, ma di che natura sia, ognuno lo vede.

Umberto Tecchiati

Carezza: mille firme contro il camping

Ieri mattina sono state consegnate all’Assessore all’ambiente Michl Laimer più di mille firme, raccolte tra la popolazione di Nova Levante ma soprattutto tra i molti turisti di quaranta diverse nazionalità che amano il Rosengarten, affinché non abbia luogo la prospettata realizzazione di un camping in una delle aree paesaggisticamente più belle di quell’area. La delibera del consiglio comunale di Nova Levante, con la quale si trasforma la particella interessata da verde alpino a zona di completamento turistico, è stata rigettata dalla Giunta Provinciale, in quanto il comune non ha titolo, per legge, a presentare progetti di questo tipo. Così l’Assessore Laimer, che spiega che il Comune di Nova Levante, che non figura tra i comuni disagiati, dovrà, nel caso, presentare alla Giunta Provinciale un progetto turistico complessivo e farsi approvare ad hoc il nuovo camping e ogni altra struttura che esso riterrà opportuno pianificare per lo sviluppo economico dell’area.

Allo stato attuale, quindi, l’Assessore lancia segnali distensivi e rassicura i promotori della raccolta firme (in pratica tutte le associazioni protezionistiche altoatesine, di tutti i gruppi linguistici, dal Fai a Italia Nostra, al WWF, ad Asterisco, ad Heimatpflege etc.) che nessun camping si costruirà a Carezza, ma è evidente che il Comune di Nova Levante procede a tappe forzate sulla strada del non difficile convincimento dell’opinione pubblica locale, irretita dall’eventualità di un miracolo economico che molti ritengono impossibile.

Contemporaneamente il Comune, probabilmente raccogliendo indicazioni di condotta dettate dalla stessa Giunta Provinciale, si prepara a presentare un progetto che, una volta in Giunta, potrebbe anche essere accolto. Nonostante le molte firme, nonostante ci si trovi a ridosso dell’area interessata dal progetto UNESCO, nonostante il banale buon senso consiglierebbe di conservare quel non molto che ancora è possibile conservare a Carezza. Perché una cosa è evidente, il tempo della tutela ambientale e paesaggistica di Carezza è passato: l’edilizia cafona dei nuovi ricchi o dei vecchi ricchi che hanno negozi prestigiosi a Bolzano, le cubature da kolossal e lo sfregio al paesaggio ormai sono compiuti. Ciò che si può fare, eventualmente, è garantire che per il futuro la ferita non si approfondisca e non si allarghi. Magari con l’apertura della famigerata pista da sci: interrogato sull’argomento l’Assessore Laimer è stato chiaro, quella è una sua vecchia e giusta presa di posizione: la pista non s’ha da fare e non si farà. Ma la politica è anche questo, al di là dei modi garbati e rassicuranti dell’Assessore Laimer: mediazione, do ut des e anche molta dissimulazione: c’è qualcuno che può mettere la mano sul fuoco e giurare che il progetto scellerato della pista, francamente irricevibile, non sia stato prospettato apposta, affinché un domani non si potesse dire no “anche” a un campeggio? Una vecchia tattica: chiedere una cosa esagerata, che non interessa tanto, o che interessa ma che si sa che non può essere accettata senza colpo ferire, subire il diniego e subito dopo chiedere una cosa scema uguale, ma “quantitativamente” digeribile, e all’incirca difendibile davanti a certa opinione pubblica, da chi deve dire di sì.

Un’ultima osservazione. Noi protezionisti saremo anche dei signornò (sempre meglio che yesmen), ma è possibile che tutte le volte che si invoca il sacrosanto diritto delle popolazioni locali a vedere garantito il proprio successo economico, ci deve andare di mezzo o l’ambiente, o la salute o il paesaggio o, più di frequente, tutte e tre queste cose? Sembra che, nel paese dei balocchi e dei gerani, il concetto di sviluppo sostenibile non sia stato né appreso né compreso. O, per meglio dire, si ritiene di fatto sostenibile tutto ciò che può essere sostenuto, contro ogni evidenza pratica, dal formalismo delle carte, delle norme e dei giurisprudenti. Ovvero tutto ciò che può essere sostenuto nell’interesse di pochi con il placet di chi dovrebbe garantire tutti.

Umberto Tecchiati