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Concessione edilizia. Riflessioni di Renzo Segalla

Concessione edilizia In principio è licenza edilizia, poi concessione edilizia. La licenza edilizia è personale e valida esclusivamente per la persona fisica o giuridica alla quale è intestata Il rilascio della licenza è subordinata all’esistenza delle opere di urbanizzazione primaria(rete di adduzione di acqua potabile, condotti di fognatura(acque luride e bianche), rete di distribuzione di energia elettrica e di gas – metano, attrezzature viarie e di collegamento con la città e le zone già urbanizzate) oppure all’impegno del privato costruttore di eseguire tali opere a proprie spese contemporaneamente alla costruzione del fabbricato oggetto della licenza oppure al versamento degli oneri della concessione edilizia inerenti a tali opere di urbanizzazione primaria. Il rilascio della licenza edilizia nell’ambito dei singoli lotti di una lottizzazione è subordinata all’impiego della lottizzazione alle esecuzione delle opere di urbanizzazione primaria inerente ai lotti stessi contemporaneamente alla costruzione del complesso di edifici, oggetto della licenza. Il direttore dei lavori, il costruttore, il responsabile del coordinamento, anche con atti separati, devono comunicare al Sindaco, sempre prima dell’inizio delle opere, l’accettazione dell’incarico loro affidato. Il rilascio della licenza edilizia non esonera l’interessato dall’obbligo di attenersi alle leggi e ai regolamenti in materia, sotto la propria responsabilità e fatti salvi e impregiudicati i diritti dei terzi La licenza invece non può essere subordinata alle opere di urbanizzazione nelle zone rurali per costruzioni al sevizio dell’agricoltura oppure alla conduzione di fondi. In tal caso, così come nella ristrutturazione di edifici, come altri di interesse paesistico, lungo le pendici o nel centro storico, il progetto veniva, in passato, sottoposto al parere della commissione per la tutela del paesaggio: La quale, in calce a ogni parere, aggiungeva che occorreva far uso delle tegole “engobate”(dal fr engobe, rivestito di uno strato di terra), vale a dire color marrone. Quanto sopra vige normalmente.

“Baukonzession bald ueberfluessig”/Concessione edilizia presto”superflua” Michl Laimer, assessore provinciale all’urbanistica:”Zwar mehr Freheit, aber auch mehr Verantwortung”/ Precisamente più libertà e più responsabilità”. Così sul quotidiano”Dolomiten” di venerdì, 14 gennaio 2011 “Urbanistica, via alla rivoluzione”/ Laimer: meno burocrazia” in prima e terza pagina del quotidiano Alto Adige di oggi, lunedì 17 gennaio 2011 Nelle quali si elencano i nove casi in cui la dichiarazione di inizio di attività(DIA) sostituisce la concessione edilizia.. Prefigura anche la possibilità che la DIA possa valere anche per intere zone edilizie al posto della concessione”purché siano stabilite con esattezza nei piani d’attuazione tutte le prescrizioni previste dalla legge come densità, altezza, tetti, colore degli immobili, zone verdi”.. Finalità:”semplificare” e “sburocratizzare” le attività edilizie. D’accordo, ma con “granu salis”, fino a un certo limite, altrimenti potrebbe accadere quanto paventato dal presidente di Italia Nostra –sez. Bolzano, Umberto Tecchiati, che si scambi”la semplicità con l’arbitrio”(Si consulti a questo proposito la presa di posizione di Italia Nostra in questo blog.  Sburocratizzare sì, di quella parte che nell’accezione comune si intende fiscalismo, pedanteria esasperante, pignoleria. Ma, in effetti, la burocrazia (dal francese Bureau = ufficiio +crazia(dal greco, potere) in una pubblica amministrazione è necessaria, a condizione che non sia soltanto potere, ma anche servizi. Un minimo di burocrazia in un Comune è proprio necessaria per essere utile al/alla cittadino/a amministrato/a. Per esempio, appunto, se si presenta un progetto per fabbricare una casa in area edificabile, gli”uffici” competenti preposti devono fornire i loro pareri in merito all’esistenza o no dell’accessibilità viaria, all’allacciamento idrico(acqua potabile), alla fognatura(acque usate e meteoriche), elettrico, (telefonico), della condotta del gas – metano), alle condizione del suolo( in zona bagnata o no da un corso di acqua che può tracimare(au, come Kaiserau) oppure in zona ai piedi di dirupi atti a scoscendere( come in via Merano …), oltre ,ovviamente, alle debite distanze da altri fabbricati, al fine di consentire. un minimo di aria e luce(visuale libera). Tutto questo prima che il progetto venga sottoposto al parere della commissione edilizia, obbligatorio, ma non vincolante. Tanto che il Sindaco o suo delegato può rilasciare la licenza , permesso, concessione, che dir si voglia, anche in presenza di parere contrario della commissione edilizia, per motivi, giustificati, superiori di interesse generale. Soluzioni possibili: per esempio, alle lamentele e alle invettive più ricorrenti contro la pubblica amministrazione, all’incubo per ottenere un documento o un permesso, come nel caso in argomento, si potrebbe, in casi specifici, applicare il principio di semplicità nel diritto a usare le “autocertificazioni” e così via.  “Con la Dia il professionista si assume la responsabilità al 100%. E i controlli non mancheranno” sottolinea Laimer. E la tutela del paesaggio? La quale va intesa come potere di regolazione degli interventi umani.. L’articolo 9, 2° comma della Costituzione pone fra i compiti della Repubblica la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della nazione. Repubblica non indica solamente lo Stato, ma lo Stato – apparato( e quindi Stato – comunità, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, le province, i comuni) L’art. 9, 2° comma assoggetta alla tutela l’intero paesaggio; esso si combina con quanto stabilito dall’art. 117, così modificato dalla Legge costituzionale 18 ottobre 2001 n. 3, inerente all’urbanistica, intesa come assetto del territorio. Il quali stabilisce che”lo Stato ha legislazione”esclusiva” in alcune materie, tra cui”la tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali” La tutela del paesaggio va interpretata come tutela e controllo degli interventi umani sul suolo e sull’ambiente. La tutela del paesaggio comprende e contiene la tutela urbanistica. L’urbanistica si presenta, perciò, come sub – materia della tutela del paesaggio. Ne deriva che la diversità fra la tutela del paesaggio e urbanistica è da riportare alla differenza fra genere(tutela del paesaggio) e specie (regolazione urbanistica, la quale tende a coincidere con il paesaggio urbano, quale parte del paesaggio). La norma dell’art. 9, 2°comma della Carta costituzionale, in conclusione, determina l’attività che costituisce il punto d’incontro dei tre elementi: popolo – territorio – governo. E Italia nostra, associazione nazionale, in base al citato principio costituzionale, ha fra le sue finalità anche quella di promuovere azioni per la tutela…dell’ambiente, del paesaggio urbano, rurale…del territorio.

Renzo Segalla renzo.segalla@virgilio.it

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Addio alla concessione edilizia?

Addio alla concessione edilizia? Così – ma senza punto di domanda – il Dolomiten di venerdì 14 gennaio titolava la gran bella notizia che la concessione edilizia diventerà “superflua”. Essa non sarà cioè eliminata del tutto, ma riguarderà solo alcune tipologie di interventi edilizi. Ne saranno totalmente esclusi: parcheggi interrati connessi ad abitazioni; tutte le misure atte alla rimozione di barriere architettoniche; lavori ai sensi dell’art. 59, comma 1/b/c per manutenzione straordinaria, restauro, risanamento; varianti di progetto in corso d’opera nell’ambito dell’edificio; impianti fotovoltaici; volumi tecnici; “giardini d’inverno”; reti di protezione per la grandine. I comuni possono stabilire però, in aggiunta a quanto stabilito dalla legge, a quali altri ambiti potrà essere estesa la dichiarazione di inizio lavori (DIA). Una volta dettagliate tutte le prescrizioni nei relativi piani d’attuazione, potranno essere realizzate anche intere zone d’espansione senz’altra formalità che la denuncia di inizio lavori. Queste belle novità sono contenute nel nuovo disegno di legge urbanistica il cui iter è iniziato lunedì scorso e che l’Assessore Laimer vorrebbe promulgata entro il 2011. Come i lettori di questo giornale ricorderanno, in una presa di posizione del 2 marzo scorso, Italia Nostra (www.italianostrabz.wordpress.com) si era già espressa in modo negativo riguardo all’eventualità dell’abolizione della concessione edilizia, per motivi che a noi sembrano ovvi e che si possono riassumere nel principio che il passaggio burocratico della concessione costituisce, in tempi di deregulation, un minimo presidio a tutela di paesaggio, ambiente e beni storici e artistici. Come già in passato, la nuova legge è pensata per “semplificare” e “sburocratizzare” le attività edilizie. Dovrebbe consolarci il fatto che questa norma ci mette in pari con quanto stabilito a livello nazionale? O non dovrebbe forse suggerirci, proprio per questo, e cioè avendo a mente i tanti disastri ambientali e paesaggistici del “Bel Paese”, che la norma vecchia merita di essere conservata? La prima domanda da porsi è: a che serve tutto questo sforzo? Serve davvero a snellire il lavoro degli Uffici? A rendere meno lunghe e angosciose le attese dei costruttori? A semplificare l’iter burocratico? Sarebbe forse servito, se la concessione edilizia fosse stata abolita in tutti i casi, come proponeva inizialmente Laimer, subito smentito dal consorzio dei Comuni. Ma siccome è tecnicamente impossibile abolirla del tutto (la concessione edilizia è onerosa per chi la chiede, e porta soldi nelle casse di comuni per lo più affannati e derelitti, i quali di norma lucrano, appunto, sulla vendita e il consumo di territorio) si prova intanto a ridimensionarla, con effetti prevedibilmente nulli sul piano della “semplificazione”. E comunque: chi lo vuole un mondo “semplice”? Voglio dire, chi lo vuole un mondo in cui si scambi la semplicità con l’arbitrio? È più “semplice” imporre una decisione che nella maggior parte dei casi coinciderà solo con la volontà di chi decide – e dei suoi adepti, o è preferibile, per il bene della collettività, condividere una decisione con tutti, sentita la volontà della gente, il parere degli esperti, la sensibilità delle associazioni ambientaliste (vedi Parco Nazionale dello Stelvio)? A ben vedere, e come abbiamo più volte sottolineato, si tratta di un metodo politico, di gestione del consenso delle lobbies, tra le più potenti delle quali si colloca quella del mattone. Perché è chiaro che se la modifica alla legge urbanistica in materia di concessione edilizia non servirà a “semplificare”, essa deve comunque corrispondere a un interesse che, sfuggendo al generale comprendonio, servirà come al solito a fare gli interesse di pochissimi a discapito di tutti. Avremo impianti fotovoltaici sui tetti dei centri storici? E chi potrà impedire che i bellissimi “paesaggi di tetti” vengano deturpati? Si costruiranno intere zone di espansione senza concessione edilizia? Ad aver saputo aspettare un pochino, un gigantesco volume come quello della nuova Cantina di Gries all’Anraiterhof si sarebbe potuto costruire con la semplice Dia senza tante perdite di tempo. Quanto ai parcheggi interrati: essi sono sempre collegati a delle abitazioni! Mi pare abbastanza comico che uno parcheggi in aperta campagna, e poi si faccia quattro chilometri a piedi nella steppa per raggiungere casa. Mi faccia il piacere! Laimer dice che maggiore libertà significa maggiore responsabilità. Come dire che se lasci un assassino libero, egli responsabilmente non ucciderà. Laimer pensi a fare responsabilmente l’assessore all’ambiente, le lobbies dei costruttori hanno già abbastanza protettori, anche più in alto di lui.

Umberto Tecchiati

Presidente di Italia Nostra – Bolzano

Parco Nazionale dello Stelvio. Quel che l’on. Luisa Gnecchi non dice.

Dal quotidiano repubblica del 22 dicembre 2010:

“Ma in realtà la vicenda dello Stelvio apre una ferita (l’ennesima) anche all’interno del Partito democratico con la risentita precisazione della parlamentare altoatesina del Pd Luisa Gnecchi. “Per il futuro del parco mi fido più del governatore Durnwalder, anche se è un cacciatore, che del governo Berlusconi e del ministro Prestigiacomo che proprio oggi non ha votato con la maggioranza e ha lasciato l’aula”, ha commentato la deputata difendendo lo smembramento. “Non temo confronti – ha insistito – L’Alto Adige ha sempre dimostrato di tutelare il territorio meglio di qualsiasi altro ente, mi fido più di Bolzano, Trento e Milano che di Roma che nel bilancio 2010 non ha stanziato nemmeno un euro per il parco nazionale dello Stelvio”.

Vorremmo poter condividere l’ottimismo di Luisa Gnecchi (e di Messner, sulla Tageszeitung di oggi). In realtà la Provincia Autonoma di Bolzano è quella che voleva abolire la concessione edilizia (v. infra, inquesto blog). Fortuna che i Comuni, magari per motivi non tutti nobili, si sono fortissimamente opposti. Fortuna che anche Italia Nostra si è fortissimamente opposta.

La Provincia di Bolzano è la stessa che, in barba a qualsiasi valutazione di opportunità, ha varato un piano casa inutile sul piano delle politiche in materia di edilizia abitativa, e nocivo sul piano della tutela del paesaggio. A fare cassa ai danni del paesaggio, e a gonfiare a vantaggio della lobby del mattone le housing bubbles nostrane sono buoni tutti. Inventarsi qualcosa di nuovo no?

Umberto Tecchiati

Contro l’abolizione della concessione edilizia. Le ragioni di Italia Nostra

Adducendo motivi di semplificazione e di risparmio di tempo e di denaro, la Giunta provinciale ha recentemente annunciato di volere abolire la concessione edilizia. Quali ricadute questa decisione avrà sulla tutela dei beni culturali e ambientali, e perché questa decisone sia un errore è argomento di questo intervento. Intanto: che cosa è una concessione edilizia e chi la rilascia? La concessione edilizia (legge 10 del 1977) è un provvedimento amministrativo emesso dai Comuni, con il quale si promuovono trasformazioni urbanistiche ed edilizie sul territorio secondo quanto stabilito dagli strumenti di pianificazione urbanistica. Sono opere sottoposte a concessione edilizia tutti quegli interventi edilizi che hanno carattere di permanente stabilità nel tempo e producono una modificazione urbanistica o edilizia dello stato dei luoghi, come ad esempio l’erezione di nuovi edifici o la sopraelevazione di edifici esistenti, le ristrutturazioni di fabbricati, le modifiche di destinazione d’uso, le modifiche di prospetto, i frazionamenti e accorpamenti di unità immobiliari etc. La concessione serve anche per opere pubbliche, ad esclusione di quelle di interesse dello Stato (o della provincia) e ad esse equiparate. Ma la concessione serve se per es. volete aprire un chiosco o un’edicola, o se, avendo un bar, volete proteggere i vostri clienti dalle intemperie per mezzo di una tenda; lo stesso se volete montare un box o se, amando la vita nomade, volete sostare in una roulotte dotata di scarichi e allacciamenti che ne permettano un uso prolungato nel tempo. La lista, insomma, è lunga. La richiesta di concessione edilizia deve contenere, tra l’altro, La descrizione delle opere, gli elaborati tecnici di progetto, e inoltre le autorizzazioni di competenza di organi esterni al Comune (gli Uffici provinciali di Tutela Ambientale, la Soprintendenza ai beni Culturali etc.) che siano necessarie ai fini del rilascio della Concessione Edilizia. La Concessione Edilizia deve anche richiamare le eventuali condizioni o prescrizioni imposte da tali organi.

Poiché la concessione è onerosa, cioè comporta una spesa da parte di chi la richiede (in base agli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria e alle dimensioni dell’immobile), la sua abolizione comporterà certamente un vantaggio per chi deve costruire, ma è lecito chiedersi chi pagherà gli oneri di urbanizzazione e come (un’idea ce l’avrei e voi?). Si potrà dare così il caso, tra l’altro, di grandi speculazioni edilizie realizzate a beneficio di pochissimi o di uno solo, i cui oneri di urbanizzazione saranno pagati da tutti.

Ma il punto non è questo. Beninteso, fosse questo, sarebbe già abbastanza perché, anche in tempo di crisi, la filosofia è quella del grande Superciuk di “Alan Ford”: rubare ai poveri per dare ai ricchi.

La Giunta Provinciale interviene su una materia, l’urbanistica, nella quale ha competenza legislativa primaria, dunque potrebbe anche legiferare in contrasto con la legge statale, sempre nei limiti del rispetto della Costituzione nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali. Nella materia urbanistica rientra senz’altro la concessione edilizia, ed è proprio l’art. 66 della legge provinciale nr. 13 del 1997 (legge sull’urbanistica) a prevederne l’obbligo per le nuove costruzioni, modifiche, ampliamenti. È facile immaginare che, se fosse abrogato, si delineerebbe il caos più totale.

Anche le Commissioni edilizie sono contemplate dall’art. 115 della L.P. 13/’97, dunque potrebbero scomparire anche quelle. È un male? Sì che lo è, perché è vero che dappertutto, e non solo nei piccoli paesi in cui le menti eccelse difettano per motivi statistici e il sindaco tiene famiglia, le commissioni edilizie non hanno evitato, anzi hanno favorito situazioni che ben conosciamo e che Italia Nostra non si stanca di denunciare. Ma è anche vero che lo strumento della commissione è fondamentale per tenere ordine nel consumo del territorio e nella devastazione del paesaggio. Le Commissioni edilizie hanno infatti il compito di vigilare sulla qualità e sulla sostenibilità urbanistica e architettonica delle opere soggette a concessione. Insieme alle Commissioni Edilizie, pertanto, scompariranno – dove esistenti – le Commissioni per la Tutela degli Insiemi, che delle commissioni edilizie sono un importante organo consultivo. Allo stesso modo gli Uffici provinciali preposti alla tutela del territorio non potranno disporre preventivamente dei progetti per il rilascio dei pareri, e nuovi scempi ambientali e culturali si consumeranno sotto gli occhi impotenti di tutti. L’abolizione della concessione edilizia non varrà per i beni vincolati, dicono. Ma mi faccia il piacere!

Questa bella trovata è stata annunciata da Laimer (vi ricordate di lui? Aveva la delega all’Ambiente. Ce l’ha ancora?) e da Widmann. Facendola presentare da loro la Giunta ha voluto rassicurare da una parte chi ha a cuore le sorti dei beni culturali e ambientali in Alto Adige, dall’altra chi aspira a un sempre maggiore sviluppo economico del territorio. Ma, come si dice, è difficile tenere botte piena e moglie ubriaca. La Giunta ritiri quindi la proposta, che Italia Nostra giudica sotto ogni punto di vista assurda e irresponsabile.

Umberto Tecchiati