Archivi tag: Eolico ed energie rinnovabili

Seeber e il Parco eolico del Brennero.

La presa di posizione dell’imprenditore Anton Seeber riguardo alla bocciatura del progetto di parco eolico del Brenneno (loc. Sattelberg) merita di essere brevemente commentata perché contiene numerosi utili spunti di riflessione. Cosa dice Seeber? Le motivazioni della bocciatura, venute dalla Conferenza ambientale della Provincia, presieduta da Luigi Minach sarebbero superficiali e irrazionali; il progetto sarebbe diventato oggetto di dispute politiche che niente hanno a che fare con i suoi contenuti, riflettendo così l’esistenza di un clima non costruttivo nella nostra provincia; ormai si oppongono all’eolico, e cioè a un’energia verde, solo i Verdi, e i Freiheitlichen che, volendo apparire come i difensori dell’identità sudtirolese, si oppongono a un progetto dagli alti contenuti tecnologici che permetterebbe all’Alto Adige la piena autosufficienza energetica anche in inverno; se si è contro tutto e non si propone niente, di sicuro non si sbaglia, ma si intralcia anche l’innovazione e il progresso; il livello di benessere presente localmente, il welfare e i dipendenti pubblici potranno essere mantenuti solo se le imprese locali continueranno a produrre e a pagare l’IVA in provincia; linee guida sono necessarie, ma esse devono servire a costruire un futuro sostenibile, e il progetto di parco eolico al Brennero è un esempio paradigmatico in tal senso; come impresa la Leitwind ha la responsabilità di contribuire a questo processo, investendo 70 milioni di euro e mettendo a disposizione di tutta la società le conoscenze e la creatività dei suoi tecnici. La Leitwind è disponibile ad accogliere possibili correttivi al progetto che servirà a produrre energia pulita per 100.000 abitanti. Seeber conclude dicendo che la produzione di energia rinnovabile al Sattelberg fornisce un fondamentale contributo alla conservazione delle nostre bellezze naturali.

Si può prendere atto del garbo con cui Seeber espone le sue ragioni. Traspare dal suo scritto una sincera passione per il progetto, per il rischio e la bellezza dell’impresa. Ma sia permesso di ribattere che non solo Verdi e Freiheitlichen, ma anche tutte le principali associazioni ambientaliste dell’Alto Adige – tra queste anche Italia Nostra che è, come noto, equidistante dai partiti – si oppongono al progetto per i medesimi motivi esposti dalla Commissione presieduta da Minach. Questo non fa di loro dei bolsi reazionari, nemici del progresso e del welfare che, a causa loro, ne verrebbe distrutto, ma, al contrario, dei cittadini che si interrogano sulla necessità e sull’opportunità di un progetto in cui, come abbiamo già dimostrato in passato su questo giornale, il generoso investimento dell’impresa verrebbe generosamente ripagato dalle sovvenzioni statali esistenti in materia (i c.d. certificati verdi). E in passato abbiamo anche dimostrato che l’Alto Adige non ha bisogno di produrre più energia. Ne produciamo già ben più di quella che ci serve, ed è tutta pulita, perché dipende dallo sfruttamento idroelettrico. Detto questo rimane da sperare, però flebilmente, visti i numerosi precedenti che abbiamo denunciato su questo giornale nelle più varie occasioni, che la Giunta Provinciale non si lasci minacciare dal padronato, mortificando per l’ennesima volta i pareri dei suoi uffici, e consideri che non è cosa intelligente fare cassetta speculando sull’ambiente, sia  pure in tempi di crisi. È il nostro bene più caro, e non è in vendita.

 

Umberto Tecchiati

Presidente di Italia Nostra – Bolzano

 

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ItaliaNostra Bolzano chiede lumi sull’alpine wind del progettato parco eolico del Brennero

In data odierna ItaliaNostra Bolzano ha scritto all’Ufficio Idrografico provinciale chiedendo informazioni sull’alpine wind del Paco eolico del Brennero. Una valutazione scientifica di velocità e frequenza del vento in quel punto non è stata finora resa nota nel dettaglio. Attendiamo fiduciosi una risposta.

Umberto Tecchiati

Presidente ItaliaNostra Bolzano

Rinnovabili, ma con giudizio…

02-03-2011
Rinnovabili, ma con giudizio

Occorrono misure equilibrate e articolate: fermare l’eolico, correggere il fotovoltaico, sostenere l’efficienza energetica e le rinnovabili termiche

Roma, 1 marzo 2011

Da tempo, le associazioni ambientaliste contrarie all’eolico e al fotovoltaico selvaggi non sono più sole: l’autorità per l’energia, il GSE, gli osservatori e i commentatori più onesti,  hanno dato l’allarme sulle speculazioni e le distorsioni finanziarie provocate dall’eccesso di incentivi alle sole fonti rinnovabili elettriche. La richiesta, ormai ineludibile, è quella di una riforma autentica che elimini gli eccessi (eolico); che definisca diminuzioni graduali del sostegno al fotovoltaico in armonia con l’abbassamento dei prezzi, tuteli il territorio e il valore primario del paesaggio con regole più severe; inserisca nel sistema di sostegno le fonti più efficienti e con maggior potenziale come quelle  termiche; che favorisca la formazione di un sistema di imprese, competitivo sui mercati esteri,  intorno ai prodotti italiani di eccellenza. Servono, cioè, misure equilibrate e articolate.

Il decreto legislativo di recepimento della direttiva europea,  nel suo testo presentato alle Camere, non è ancora soddisfacente ma, certamente, rappresenta un correttivo della situazione attuale. Infatti, se il taglio del 30% agli incentivi all’eolico, il divieto di installare grandi impianti fotovoltaici su terreni agricoli e le aste al massimo ribasso sono misure non più rinviabili, che vanno sostenute senza riserve, la deregulation per gli impianti al di sotto di 1 MW rappresenta una minaccia concreta al territorio. A stracciarsi le vesti tuttavia, sono solo coloro che fino ad ora hanno realizzato guadagni spropositati grazie agli incentivi, sostenuti imprudentemente da alcune associazioni ambientaliste.

Ora, però il Ministro Romani rischia di buttare -come è stato detto da più parti-  il bambino con l’acqua sporca. Infatti, bloccare indiscriminatamente gli incentivi al fotovoltaico – senza alcuna distinzione fra gli impianti installati utilmente sugli edifici civili e industriali e quelli che devastano le aree agricole produttive – farebbe crollare interi settori dell’industria e dei servizi. I soldi gettati al vento finora continuerebbero ad essere sprecati (in questo caso il provvedimento non potrebbe essere retroattivo) e non ci sarebbe alcuna correzione strutturale del sistema di incentivazione. Inoltre, non avrebbe senso per il fotovoltaico, fermarsi al raggiungimento degli obiettivi europei perchè, grazie ad una continua evoluzione tecnologica, questa fonte ha un potenziale enorme di utilizzo, in teoria, ben superiore agli 8.000 MW previsti, pur senza impegnare campagne e territori integri. Sarebbe, invece, molto opportuno per l’eolico che in nessun caso potrà dare un contributo superiore al 2% dei consumi finali di energia, ma potrebbe riuscire a devastare definitivamente le nostre montagne.

Amici della Terra, Italia Nostra, Mountain Wilderness, Comitato nazionale del Paesaggio, Rete della resistenza sui crinali appenninici, Fare Verde, Altura.

No al Parco eolico del Brennero.

“L’Alto Adige dice no all’energia eolica perché i rotori necessari allo sviluppo di questa tecnologia rischiano di danneggiare l’aspetto paesaggistico”. È sicuramente una buona notizia. Da sempre Italia Nostra combatte a livello nazionale contro l’eolico evidenziandone gli aspetti di criticità, e non solo sul piano della tutela del paesaggio. In alcuni territori, tanto per dirne una, gli investimenti si sono rivelati quasi inutili perché non c’è abbastanza vento. In Toscana, ad es., il vento disponibile fa girare le pale in media 1.124 ore all’anno, contro le 1.630 della Sicilia, le 1.729 della Campania, le 1.744 della Sardegna, le 1.790 della Puglia, le 2.054 della Calabria, i territori che l´atlante eolico di Enea giudica realmente produttivi per questo tipo di energia. In un articolo di Mario Neri (La Repubblica del 16.5.2010) si legge: “Ma allora perché gli imprenditori bussano alla porta dei Comuni toscani? La risposta si chiama certificati verdi, incentivi pubblici distribuiti da Gse. Introdotti nel ´99 con la durata di 8 anni, sono passati a 12 nel 2003 e infine a 15 con l´ultima finanziaria Prodi del 2008. Quindici anni di soldi pubblici: un salvagente finanziario abbastanza sostanzioso e duraturo da coprire i rischi d´impresa. Stando ai dati della Borsa elettrica (Gme), in Italia chi tira su una pala si becca 89 euro di incentivo per ogni megawattora prodotto. A questi bisogna aggiungere 61 euro a megawattora venduto alla rete. In tutto 150 euro a megawattora, il doppio di quanto racimola l´eolico negli altri paesi d´Europa. Un mercato drogato di sovvenzioni che scava nelle tasche dei cittadini, gonfia le bollette e tiene in vita le energie tradizionali. Per legge, infatti, tutte le aziende che producono da fonti fossili (centrali a petrolio, idrocarburi, carbone e gas) sono obbligate ad avere una percentuale di rinnovabili. Per non rimanere fuori dai parametri di Kyoto, l´alternativa è acquistare i certificati verdi. Cioè chi inquina può comprarsi il diritto di inquinare ancora”. Alla luce di queste considerazioni Italia Nostra Alto Adige – Südtirol non può quindi che plaudire all’iniziativa del Presidente Durnwalder. Però, e non vorremmo sembrare i soliti guastafeste, la notizia è buona solo a metà, perché mentre il Presidente spiega che i parchi eolici verranno evitati, dice che una eccezione si farà, e cioè per quello del Brennero. Ora la domanda è: perché proibirli dappertutto con la giustificazione che rovinano il paesaggio, e consentirne uno al Brennero? Al Brennero non rovinerà il paesaggio? Si dice che lungo il corridoio del Brennero sarà concentrato ogni sforzo nella direzione del passaggio alle energie rinnovabili, dove oltre al parco eolico e allo stesso tunnel del Brennero, considerato una “installazione verde” (questa poi!), è allo studio un progetto per alimentare le autovetture a idrogeno (nientemeno). I dati forniti da Leitwind, l’impresa che realizzerà il parco eolico del Brennero, parlano di cento milioni di chilowattora (= 100.000 megawattora) di energia prodotti annualmente per mezzo di 22 pale erette a 2300 metri di quota. Ciò significa che, di sole sovvenzioni, nelle casse di Leitwind entreranno 9 milioni di euro l’anno.

Ma se tanto ecologismo provinciale non è pura propaganda, ci si deve chiedere perché esso dovrebbe concentrarsi lungo il corridoio del Brennero invece che estendersi a tutto il territorio provinciale, e, ripeto, perché mai dovrebbe sorgervi un parco eolico quando in ogni altro punto dell’Alto Adige saranno vietati. E poi: sarà davvero così? Perché è ovvio che se si incomincia con un’eccezione, il precedente è già creato e sarà un gioco da ragazzi richiamarsi ad esso tutte le volte che comoderà.

Non sarebbe meglio, sui temi delle fonti rinnovabili, aprire un tavolo di discussione con i cittadini, con le associazioni ambientaliste, con i tecnici? È necessario produrre più energia elettrica? I dati Astat dicono di no. La Provincia è praticamente autosufficiente grazie alle centrali idroelettriche (96,1% sul totale della produzione elettrica). Nel 2009 la produzione di energia elettrica era valutata in 5.994,5 milioni di kWh, mentre il consumo non raggiungeva i 3000 milioni di kWh (per la precisione 2.946,1 milioni di kWh). Ciò significa che i profitti che derivano dall’immissione dell’energia prodotta nella rete non solo ripagano la spesa per acquistare l’energia, ma ne avanzano abbastanza (la metà!) perché diventino un concreto beneficio economico per la collettività. Nuovi investimenti nella produzione di energia elettrica, sia pure da fonti rinnovabili, sono quindi inutili, anche alla luce dei costi che essi comportano sul piano della conservazione del paesaggio e dell’ambiente. È veramente ciò che vogliamo? Ne vale la pena?

Umberto Tecchiati

Presidente di Italia Nostra

http://it.leitwind.com/Home/LEITWIND-e-AE-alla-conquista-del-vento