Archivi tag: Memoria del Novecento

Distruggere la Bolzano degli anni trenta e storicizzare il Monumento alla Vittoria? Mission impossible…

La presa di posizione dell’amico Maurizio Pacchiani dell’Associazione La Fabbrica del Tempo circa il previsto abbattimento della casa degli anni trenta situata all’incrocio tra Via Cesare Battisti e Via Virgilio ribadisce e sottolinea alcuni aspetti che da sempre anche Italia Nostra considera fondamentali per un ordinato sviluppo urbanistico della città. Da un lato esiste infatti la necessità di non ingessarne la crescita, dall’altro di non privarla di quel retaggio storico che non è fatto solo di monumenti, ma anche di piccoli edifici, vicoli, strade, piazze, scorci paesaggistici urbani che rendono il presente ricco e vivo perché consapevole della vita e della ricchezza di senso insite in ciò che è stato. Ogni città nasce e cresce, cambia, alcune parti possono essere totalmente distrutte per fare spazio al nuovo, il quale spesso, ma non sempre, e non per statuto, potrà risultare peggiore. Come un organismo vivo, come un essere umano, anche le città vivono brutti momenti, si ammalano, guariscono, in molti casi, in fondo non eccezionali, anche muoiono, distrutte dalla guerra o dai cataclismi naturali. Bolzano invece vive e prospera da ottocento anni, si è estesa in ogni direzione, complicandosi, evidenziando nella sua stessa urbanistica, nelle sue architetture, le contraddizioni e l’identità delle singole epoche, il divenire storico, l’inverarsi di ciò che oggi siamo concretamente. Cancellare sistematicamente il tessuto connettivo che rende solidale il presente della città alla sua storia non è un’operazione astuta né conveniente, alla lunga. Intanto resistono gli interessi particolari, le ambizioni speculative, le aspettative elettorali, e cioè il solito vecchio piccolo cabotaggio di una imprenditoria magari ricca ma ignorante, e di una politica povera ma non per questo bella. Tutto ciò, per tacere di quanto negli ultimi anni è avvenuto e che ci siamo sforzati di denunciare, avviene mentre si apre al pubblico il percorso espositivo al di sotto del Monumento alla Vittoria. Da una parte quindi si fa memoria di un monumento, con la pretesa di restituirlo al suo reale significato storico, dall’altro si fa terra bruciata di tutto ciò che a quel monumento si associava. Spero di non vivere abbastanza a lungo per vedere distrutti anche gli edifici INCIS, l’insula, bellissima, tra Via Diaz, Corso Libertà e Via Reginaldo Giuliani, forse anche il Comando delle Truppe alpine, e le scuole di Via Cadorna, per dire. Ma sarò quasi di sicuro ancora ben vivo e vegeto quando si abbatterà la Biblioteca Civica. Si sarà così ottenuto che il monumento che “faceva paura”, e che per questo è stato dotato di un curioso anello luminoso che ho visto uguale in un luna park, non faccia più paura a nessuno, perché privato di ogni riferimento alla sostanza edilizia e urbanistica degli anni trenta, e con ciò risospinto in un tempo e in un luogo che non esistono. Ma non so se augurarmi che esso smetta di fare paura: il peggio della storia torna sempre: basta smettere di temerlo, e di ricordarlo.

 

Umberto Tecchiati

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Priorità…del bunker Opera 14 e di altre faccende…

Se Antonella Mattioli non mi avesse richiesto di un parere riguardo al bunker, temo non mi sarebbe mai venuto in mente di occuparmene. Senza nulla togliere, infatti, alla giusta preoccupazione che questo significativo segno del nostro passato possa in qualche maniera venire distrutto o abbandonato all’incuria (come fu, e ancora temo sia, il caso delle aquile di Ponte Druso), penso con molta preoccupazione al fatto, tanto per dire, che abbiamo un Museo Civico chiuso da anni, e forse lungi dal venire riaperto, e con tutto il rispetto per il bunker si tratta anche, come si dice, di priorità. Per quanto mi riguarda, infatti, in tema di storia e di cultura, la riapertura del Museo Civico è la priorità delle priorità, e quasi tutto il resto può attendere. Non di meno il caso del bunker mi offre la possibilità di fare un paio di riflessioni che mi auguro possano tornare utili al dibattito. Il bunker è un manufatto storico, e in quanto tale il primo pensiero che dobbiamo avere al riguardo, è che esso venga tutelato. Non esiste infatti alcuna possibilità di trasmettere al futuro i segni del passato se non sottoponendoli a un regime per quanto possibile stretto e scientificamente rigoroso di tutela. I nemici da cui tutelare i monumenti storici sono in primo luogo il passare del tempo e la mancanza di manutenzione. Un edificio che cessa di venire accudito e curato è destinato presto o tardi a deteriorarsi e a crollare anche se nel caso del bunker si può prevedere che il crollo avverrà con maggiore lentezza ed evidenza che non per le case di Pompei, e naturalmente anche con meno spargimento di lacrime. L’altro importante nemico dei monumenti è l’espansione edilizia con la trasformazione delle città e del territorio, e qui gli argini offerti dalle leggi, dai regimi di tutela insiemi etc., possono risultare inefficaci, come sta avvenendo ad esempio nel caso del Palazzo degli Uffici Finanziari, o come è già successo nel caso della cantina di Gries o dell’area attigua al maso Anraiter. Da questo punto di vista, come ricordava ieri sull’Alto Adige il sindaco Spagnolli, l’inserimento del bunker in un’area non edificabile lo pone al riparo da qualsiasi distruzione. C’è poi un nemico più subdolo, ma non meno pericoloso, che si chiama “valorizzazione”. Quando si parla di beni culturali, è diventato di moda parlare di valorizzazione, dove con questo termine non si intende conservazione, studio, ricerca, trasmissione del sapere, coinvolgimento dei cittadini nel processo di autoidentificazione con il proprio passato da custodire e trasmettere alle generazioni future, ma sfruttamento economico, business. Ora, non c’è niente di male che un teatro greco torni a vivere la funzione per la quale è stato costruito ospitando rappresentazioni di drammi antichi, e che gli spettatori paghino profumatamente per godere del privilegio di assistervi. È anzi auspicabile che, fatte salve le necessità di tutela e di sicurezza, tali contesti siano parte attiva e integrante della cultura contemporanea. Ma non potrà accadere che la preoccupazione dello sfruttamento economico soverchi la necessità della conservazione, dello studio, della didattica, perché in tal caso la porta è presto aperta ad ogni possibile raffazzonatura, colpevole e vuota dal punto di vista culturale e priva di senso per la collettività. Valorizzare significa dare valore a qualcosa che non ne ha. Ma un monumento non ha bisogno di essere valorizzato, semmai di essere compreso, amato, tutelato, studiato. La sua commercializzazione si giustifica solamente se contribuisce a ripianare le spese necessarie al mantenimento, al restauro, alla ricerca scientifica e alla divulgazione della medesima tra i cittadini, che (tolti i numerosi evasori) pagano con le loro tasse anche il funzionamento di questo costoso settore dell’amministrazione. E così nel caso del bunker l’idea di Spagnolli di ricoprirlo è solo un po’ eccessiva e forse non necessaria allo stato attuale, ma non anche concettualmente errata, laddove manchino le risorse per la sua tutela e la sua conservazione in sicurezza. Quanto alla valorizzazione del manufatto, mi lascia un po’ perplesso un uso diverso da quello culturale, e cioè di attrazione culturale nel quadro di un’idea di “museo diffuso” (Semirurali, Lager di Via Resia, Santa Maria in Augia, Ex Alumix etc.). L’uso degli spazi interni è per molti versi impossibile, come abbiamo appreso dalle documentate precisazioni del sindaco, mentre la pulizia e il ripristino degli interni, così come un rinverdimento e una sistemazione degli esterni è un’idea che merita almeno di essere presa in considerazione in un dialogo sereno, ma anche consapevole delle oggettive difficoltà. L’estate passerà, del bunker forse ci dimenticheremo. Ma per esempio la nuova legge urbanistica, con l’abolizione della concessione edilizia, sarà varata a quanto pare in autunno, e di questo ancora non si parla. Forse occorrerebbe una più acuta percezione delle priorità.

Umberto Tecchiati

Presidente di Italia Nostra – Bolzano

BONVICINI: NON SOLO POSTI LETTO, MA ANCHE RISPETTO DELLA MEMORIA STORICA DELLA CITTA’

Il recente articolo di Giancarlo Ansaloni sulla clinica Bonvicini e il relativo comitato Civico (Alto Adige dell’8 luglio, p. 30) merita un breve commento, dal momento che Italia Nostra si è impegnata sia per la salvaguardia dell’edificio della Bonvicini, sia per le “scalinate del Pascoli” e per il “salvataggio del Colle” (ma forse Ansaloni intendeva dire il Virgolo). Italia Nostra, invece, non è attiva nel referendum per “i cento metri di nuova pista dell’aeroporto”, di cui peraltro condivide il merito “politico” della protesta, e cioè la difesa del diritto dei cittadini a essere informati prima, e non a cose fatte, visto che si parla dei soldi e della salute di tutti. Il rancore che Ansaloni riserva ai comitati e a quello per la Bonvicini in particolare, sarebbe meglio spesa, a mio modesto avviso, se invece che dedicare le sue periodiche tirate agli ambientalisti – che egli anche sopravvaluta, in un certo senso – adoperasse pari zelo nel denunciare gli errori di pianificazione della politica e gli orrori concretamente realizzati dall’edilizia che vediamo tutti i giorni in Alto Adige e anche in città. Magari gli chiederei di trattare con pari rispetto le 134 firme degli egoisti che abitano intorno alla Bonvicini e quelle dei 3500 liberali che invece auspicano l’ampliamento. Nel suo articolo, infatti, i 134 sono equiparati ai “comitati” civici che evidentemente disprezza, mentre quelli che vogliono la clinica sono citati solo per le loro 3500 firme (ma se è una questione di numeri, 3500 firme, per dire, le hanno raccolte anche i cittadini del Park Fiume, che sono sicuramente un comitato). Nelle rivendicazioni del comitato anti-Bonvicini possono avere giocato anche, appunto, egoismi di cortile, o di vicolo, che non è compito mio giudicare come Presidente di Italia Nostra. Rimane tuttavia il fatto che un comitato di cittadini, che aveva il diritto di essere ascoltato dai suoi amministratori pubblici, ha basato le sue rivendicazioni su considerazioni di carattere amministrativo e tecnico, e su questioni legate alla tutela di un vecchio edificio. Rispetto al primo ordine di considerazioni Italia Nostra non aveva e non ha alcun titolo per intervenire, mentre rispetto al secondo abbiamo fatto nostre le considerazioni di carattere storico-artistico che già il Soprintendente Provinciale Dr. Leo Andergassen aveva messo nero su bianco, condividendole e sperando con ciò di contribuire a rafforzarle. Bisogna rammentare che la Clinica Bonvicini non è sotto tutela Insiemi e non possiede un vincolo monumentale. Tuttavia figura tra gli edifici di Bolzano di particolare interesse storico e documentario, e come tale merita che la sua fisionomia (almeno la facciata) sia conservata intatta. Se è nell’interesse della città che l’ampliamento si faccia, come afferma Ansaloni – e come non ho motivo di dubitare che sia, se lo dice lui – è pure nell’interesse della città che le regole che vengono stabilite per la tutela del paesaggio e dei monumenti vengano anch’esse rispettate, proprio per evitare che possano ripetersi in futuro casi così dolorosi come lo sventramento delle pendici del Guncina che Ansaloni con tutte le ragioni invoca a sostegno delle sue argomentazioni. Mi permetto però di fare osservare che la tutela degli insiemi non è, come egli afferma con sarcasmo, un tema d’èlite. Essa, applicandosi anche nei quartieri popolari, in Via Torino e in Via Milano, tanto per dire, così come a Oltrisarco, è uno strumento veramente “democratico” che la città si è data perché venisse conservata per quanto possibile la storia del suo divenire architettonico e urbanistico. Tale storia assurge così al rango di interlocutrice della crescita attuale e futura della città, mentre in passato era del tutto trascurata e non poteva che subire le scelte urbanistiche del momento (vedi ad es. il Cinema Corso) senza influirvi minimamente. La relativa normativa è attiva solo da pochi anni, e non è certo colpa della Tutela Insiemi se vi sono casi di nuovi edifici, costruiti prima della sua entrata in vigore, che brillano per assurdità, pretenziosità, ignoranza dei progettisti e dei proprietari etc. Quanto al presunto silenzio per la sorte degli insiemi di Piazza Gries, Italia Nostra ha scritto ripetutamente sull’argomento, ed è stata l’unica associazione ambientalista a presentare obiezioni al comune circa la demolizione della vecchia cantina e la sua riedificazione all’Anraiterhof. L’ultimo articolo inviato all’Alto Adige a sostegno della posizione della commissione urbanistica provinciale, non è stato pubblicato. Forse Ansaloni si riferisce a questo.
Umberto Tecchiati
Presidente di Italia Nostra

Duce a cavallo: Sudditi-burattini o cittadini attivi?

Venite, venite, anche voi”concittadini di madrelingua italiana” per un” concorso di idee per il bassorilievo di Piazza Tribunale””La trasformazione della facciata dovrà presentare una soluzione che trasformi il fregio dello scultore Hans Piffrader… in un luogo di memoria che non sarà più visibile direttamente” “Saranno valutati in special modo il rapporto architettonico/artistico con l’edificio stesso e con l’insieme di Piazza Tribunale …”

Così le decisioni della Giunta Provinciale 07-02-2011.

Selezionate dai cinque”esperti”, nominati dalla Provincia e dal Comune, e premiate le proposte: vetrata con scritta non comprensibile ai più, bosco “artefatto”, scalinata e piattaforma, scalpello, sipario rosso”pompeiano”, gli altri 481”burattini”, presi per i fondelli, possono, previa compilazione di un modulo, e l’esibizione di un documento, ritirare gli originali delle proprie proposte, senza che ne venga fatta copia. Altrimenti le proposte,  ora depositate temporaneamente in archivio, sono destinate a diventare “carta da macero”Così, secondo le decisioni dell’assessore competente, come  si apprende a pag. 15 del quotidiano Alto Adige di oggi martedì 17 maggio 2011.

L’attivarsi di cittadini, singoli e associati, per conseguire l’interesse generale configura un’assunzione di oneri e responsabilità per fini non(soltanto)egoistici(premio di 4.000 euro. In termini, come accade per l’esercizio dei cosiddetti( diritti all’ambiente, compreso quello urbano, all’efficienza della pubblica amministrazione, alla corretta informazione e ai corretti adempimenti e così via), anche nella realizzazione del principio di sussidiarietà orizzontale. I cittadini, che si attivano, mirano a ottenere un vantaggio in cui può esserci un “mix” di interesse personale e di solidarietà, di memoria collettiva, come la tutela del bassorilievo di Piffrader, ai fini di una tollerabile con-vivenza.

 Sul piano operativo l’iniziativa della Provincia viene assecondata dai cittadini, al fine di contribuire alla soluzione di problemi di interesse generale, con vantaggi per tutta la cittadinanza.

I cittadini, che hanno partecipato al concorso di idee, costituiscono perciò un preziosa forma di collaborazione all’azione delle pubbliche amministrazioni. Le quali dovrebbero pertanto avere tutto l’interesse a sostenerle anche sotto l’aspetto dell’efficienza, efficacia, economicità degli interventi, finalizzati alla soddisfazione dell’interesse generale, come disposto nella parte finale dell’art. 4, comma 1, del Testo Unico delle leggi regionali sull’ordinamento dei comuni della Regione Autonoma Trentino-Alto Adige, DPReg 1° febbraio 2005 n 3/L.

Ma sembra che l’assessore provinciale non abbia ancora percepito quanto stabilito dal citato Testo Unico, non soltanto, ma neanche il nuovo principio, di cui all’art. 118, ultimo comma, della Legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3. Il quale si inserisce in un ambito particolarmente delicato, quale è quello dei rapporti fra cittadini e pubblica amministrazione e instaura un nuovo modo di amministrare.

I cittadini, ai sensi dell’applicabilità del principio di sussidiarietà orizzontale, presentano una valenza del tutto positiva; le loro proposte non possono essere depositate in archivio.

I cittadini si configurano come risorsa.

Renzo Segalla, ITALIA NOSTRA BOLZANO

Duce a cavallo: Tra arte e simboli del bassorilievo

Tra arte e simboli del bassorilievo: Così il titolo del caso in lettere del Corriere dell’Alto Adige di giovedì 19 maggio 2011.“L’impronta architettonica dell’insieme monumentale è coerente ed esprime un forte significato identitario” rileva il dott. Pietro Romaner, riferendosi “all’insieme monumentale di Piazza Tribunale”. Il blocco edilizio del Palazzo del Tribunale ha la facciata vero sud concava con gradinata, pilastri, trabeazione, atrio, con travata, quella nord del Palazzo degli uffici finanziari è convessa, pure con scalinata e rampe di accesso, un ampio cavo di circa 40 metri di larghezza e oltre 6 di altezza, al primo piano, ove è collocato il bassorilievo di Hans Piffrader.

 Lo spirito del razionalismo dell’epoca  con la voglia di essenzialità, di semplicità, di trasparenza ha trovato, in Marcello Piacentini, Francesco Rossi, Guido Pelizzari, Luis Plattner alcuni dei suoi più rappresentativi interpreti.  Negli edifici di Piazza Vittoria e Piazza Tribunale spicca la massima valorizzazione della resistenza dei pilastri, ancorché rivestiti di lastre di roccia calcarea.

Sta di fatto che ancor oggi la correlazione fra funzione e estetica è molto apprezzata, a scapito di altre ricerche espressive.

Potrà assolvere tale funzione una vetrata così come rappresentata in una simulazione riportata a pag.7 ieri del citato quotidiano? Il rendering, però, non corrisponde a quanto sarebbe in  realtà.

Si dovrà ricorrere a lastre di “vetro retinato”, contenente una rete di filo di acciaio, a maglie quadrate o rettangolari, in modo che, in caso di rottura le schegge siano trattenute assieme da fili metallici. Oppure  a lastre di vetrocemento. Siccome, nel caso specifico, la vetrata è soggetta a carico accidentale, quale il vento, è necessario predisporre traversine di appoggio a intervalli calcolati.

In ogni caso”l’esecuzione di opere e lavori di qualunque genere su beni culturali è subordinata ad autorizzazione del soprintendente”(Art. 21 n 4) del CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO, decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 41, ai sensi dell’articolo 10 legge 6 luglio 2002, n.137. Articolo 1 Principi:

  1. In attuazione dell’articolo 9 della Costituzione, la Repubblica tutela e valorizza il patrimonio culturale, in coerenza con le attribuzioni di cui all’articolo 117 della Costituzione e secondo le disposizioni del presente codice.
  2. La tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale concorrono a preservare la memoria della comunità nazionale e del territorio e a promuovere lo sviluppo della cultura.

Articolo 10 Beni culturali.

1. Sono beni culturali le cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle regioni, agli altri enti pubblici territoriali,…

4. Sono comprese tra le le cose indicate al comma 1 e al comma 3, lettera a)(le cose immobili e mobili che presentano interesse artistico, storico…)

g) le pubbliche piazze, vie, strade e altri spazi aperti urbani di interesse artistico o storico.

Se ne deduce che è doveroso mantenere lo status quo.

N.B. L’articolo 9 della Costituzione intende affidare lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica, nonché la tutela del paesaggio, a tutti gli uffici dell’apparato della Repubblica: Stato, Regioni, Province, Comuni.

Nel quadro costituzionale dei combinati disposti dell’art. 9 e art. 117, nel provvedimento che la Giunta Provinciale intende assumere in merito alla copertura del bassorilievo,  non si ravvisa alcunché di incostituzionale?

Nelle finalità principali di ITALIA NOSTRA, associazione nazionale per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale, vi è, fra l’altro, quella di promuovere azioni per la tutela, la conservazione e la valorizzazione dei beni culturali, dell’ambiente, del paesaggio urbano, rurale e dei monumenti del centro storico, della qualità della vita, in base al principio fondamentale dell’art.9 della Costituzione.

Renzo Segalla – ITALIA NOSTRA BOLZANO.

La frase di Hannah Arendt sul duce a cavallo di Bolzano: uno schiaffo al presente più che al passato

Tra pochi giorni potremo vedere da vicino le proposte che quasi cinquecento, tra professionisti e cittadini qualunque, hanno presentato rispondendo all’appello della Giunta Provinciale per il concorso di idee finalizzato alla copertura del duce a cavallo.  Quello che intanto si sa, è che tra i cinque progetti, selezionati da una giuria di indiscussa autorevolezza, uno spicca per minimo costo, semplicità e potenza simbolica. Spero molto anch’io che, alla fine, sia quello che verrà effettivamente realizzato anche se, come si ricorderà, ero e resto fermamente persuaso che il fregio dovrebbe rimanere com’è.  Gli architetti gardenesi Arnold Holzknecht e Michele Bernardi propongono infatti di riprodurre con caratteri di acciaio, da fissare davanti al bassorilievo del palazzo degli uffici finanziari, una frase molto celebre di Hannah Arendt “Nessuno ha il diritto di obbedire”. La prima volta che l’ho letta è stato pochi giorni fa a Berlino, al memoriale degli ebrei sterminati dal nazismo: 2711 blocchi di cemento privi di epigrafe, ordinatamente allineati come lapidi a significare gli effetti prodotti da una spaventosa macchina, razionale e scientifica, accesa per un genocidio di cui è vano chiedersi il senso, sopraffatti come siamo dall’angosciosa percezione di tante storie individuali, di tante anime prima terrorizzate, poi umiliate, infine spente nei campi di sterminio e in mille altre circostanze. Si poteva evitare? È successo. Si può evitare? Può succedere ancora. Questo è tutto ciò che abbiamo da dire sull’argomento, scriveva Primo Levi. Ed è proprio per cautelarci da questa non remota eventualità, dall’araba fenice che sempre risorge dalle ceneri dell’ignoranza interessata e del negazionismo, quale che sia la forma che essi assumono, che abbiamo tutti bisogno che i segni del passato vengano protetti da ogni forma di occultamento e dissimulazione.

Nessuno ha il diritto di obbedire significa, specularmente, che tutti abbiamo il dovere di disobbedire. Ma se quest’ultima proposizione non abbisogna di ulteriori spiegazioni tanto per chi ne fa un indirizzo di vita quanto per chi la trova troppo radicale, la prima è invece sottilmente ermetica e richiede a tutti un momento di riflessione. Cosa significa che nessuno ha il diritto di obbedire? Che sotto ogni governo e, si badi, specialmente sotto quelli in cui i diritti civili, sempre ostentati, più facilmente vanno persi perché la forma della propaganda sostituisce la sostanza della libertà, nessuno ha il diritto di lasciare che gli altri decidano per lui, di “distrarsi” e “dormire”, perché ciò corrisponde di per sé a una forma di obbedienza, cieca e irresponsabile quanto quella che si dispiega nelle adunate oceaniche di ogni totalitarismo passato e presente. Rifiutarsi di obbedire significa quindi prendere nelle proprie mani, e custodirlo, il fragile bene della libertà, affinché venga affidato intatto alle generazioni future. Rifiutarsi di obbedire significava, nel nostro caso, obiettare, al momento della pubblicazione del bando per il concorso di idee,  che esso nasceva sotto l’infausta stella di un atto autoritario e sprezzante del potere politico, quello cioè con cui si è imposto che il fregio venga coperto quando, è bene ricordarlo, ampi settori dell’opinione pubblica non solo di lingua italiana chiedevano solamente che esso venisse spiegato e contestualizzato. E tutto ciò anche a prescindere dalle obiezioni, che noi stessi abbiamo avanzato, di tipo giuridico (quanto vale la lettera di Bondi? Quanto la norma sulla Tutela degli insiemi del Comune di Bolzano che vieta qualsiasi manomissione di quel palazzo, oltretutto inserito tra i beni storico-documentari della città?) e politico (che diritto ha il potere provinciale, con il pretesto di una pacificazione mai prima cercata attivamente, e non certo per pigrizia, di aizzare gli uni contro gli altri per il proprio tornaconto elettorale?). Bisognava disobbedire prima, quando assessori provinciali, pagati anche da chi non li ha votati, e teoricamente al potere per il perseguimento del bene di tutti, marciavano alla testa del corteo dei lumini e molti cittadini, anche se non tutti, esercitavano gioiosamente il proprio diritto all’obbedienza. Forse il primo rifiuto al diritto di obbedire sarebbe stato mandarlo deserto, questo concorso di idee, perché fasullo: sembra coinvolgere i cittadini ma in realtà ne disprezza le opinioni, perché il problema dei problemi non era il colore delle mutande da mettere a Mussolini, ma se è giusto o meno mettercele. Su questo il potere non ha coinvolto nessuno, e ha perso così l’ennesima occasione per mostrarsi non autoritario ma autorevole, non manesco ma forte, non modesto (la modestia è la virtù delle persone modeste) ma umile, e sereno nell’attesa del futuro. La frase della Arendt, oltretutto riportata in tre lingue, occuperà molto spazio sull’edificio, e finirà con l’occultare e dissimulare, come appunto ha chiesto il potere. Molto meglio, quindi, anche in omaggio alla grande filosofa tedesca, che essa venga semplicemente proiettata con un fascio di luce, impalpabile e indistruttibile come la libertà. Per forza di cose non si vedrebbe sempre ma solo di notte, metaforizzando così il sonno della ragione, e l’intermittenza dello spirito critico che così bene caratterizzano il nostro tempo.  Si vedrebbe solo quando il sole torna alle sue tenebrose sedi occidentali, lasciando la nostra stirpe al più antico e terribile dei dubbi: ci saremo ancora domani? Risorgeremo noi pure nel sole del mattino? E chi saremo, in quel sole?

Umberto Tecchiati

L’Associazione degli Ex studenti del Liceo Classico Carducci per l’affresco di Senesi

Riceviamo dalla prof.ssa Barbara Ricci, e volentieri pubblichiamo:

Cari amici ex allievi,

E’ passato un anno dalla festa nei locali del liceo di via Manci 8. Ora quell’edificio non c’è più, restano solo i ricordi. Ma per fare in modo che i momenti sereni o anche tristi, arrabbiati, divertenti che vi abbiamo vissuto possano essere di stimolo per nuove iniziative abbiamo dato vita all’Associazione Ex Studenti.

L’Associazione sarà attiva nel campo culturale, nel sostegno agli attuali studenti e anche (perché limitarsi?) proponendo qualche attività più giocosa.

Molte le iniziative in corso. La prima è tra poco, mercoledì 13 aprile, a partire dalle ore 18.00 nell’aula magna dell’ (attuale) liceo classico Carducci, la scuola “ex Pascoli” di via Longon 3.

Si parlerà dell’affresco che campeggiava sulla parete esterna della scuola, opera dell’artista roveretano Luigi Senesi. Tale opera caratterizzava il vecchio edificio e in futuro potrà essere ricollocata nel nuovo istituto e rappresenta quindi il collegamento tra il passato e il futuro del liceo di Bolzano.

Se ne parlerà quindi sia dal punto di vista artistico che da quello tecnico, con attenzione alle modalità dello stacco e alle possibili collocazioni, con qualificati esperti del  Museion – Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Bolzano e degli uffici tecnici della Provincia di Bolzano. Parlerà anche l’assessore provinciale alla cultura italiana Christian Tommasini che per il recupero dell’opera si è impegnato. La locandina dell’evento è allegata.

Vi aspettiamo quindi numerosi per questo primo importante appuntamento, ricordando che potete in ogni momento aderire all’Associazione e contribuire con idee, iniziative e collaborazioni. Sabato 9 aprile, comunque, nell’atrio del liceo all’indirizzo di cui sopra, ci si potrà informare, chiacchierare ed iscrivere (quest’ultima cosa versando un piccolo contributo per l’autofinanziamento dell’Associazione).

Un caro saluto a tutti gli ex studenti e studentesse del liceo classico Carducci!

Associazione ex studenti liceo classico G. Carducci Bolzano 

Il direttivo (Pacchiani, Ricci, Romeo, Toniolo, Trevisan)