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Ma i Musei altoatesini non fanno “sistema”…ancora sul Museo Civico di Bolzano (e sul Museo archeologico dell’Alto Adige)

L’aver messo il destino del Museo Civico tra le cose di cui parlare è una buona notizia. Giuste o sbagliate che siano, le proposte che provengono dalla provincia, per bocca dell’Assessore ai beni culturali Kasslatter Mur, hanno infatti il merito di indicare in termini pragmatici la possibile soluzione dei dilemmi di non uno, ma di due musei. Il Museo archeologico, infatti, soffre della cronica carenza di spazi, mentre il Museo Civico di quella, altrettanto radicata, di finanziamenti. Non siamo tra coloro che credono che i problemi di spazio del Museo archeologico possano essere risolti facendo uno scambio di sedi che risulterebbe vantaggioso in fin dei conti per il solo Museo archeologico. Se infatti il Museo Civico traslocasse all’archeologico, lamenterebbe subito le medesime carenze: non bisogna dimenticare che l’immenso patrimonio del Museo Civico consiste anche in magazzini e depositi, che l’archeologico non ha, e che l’intera superficie è sempre stata integralmente coperta da collezioni che non possono tecnicamente essere adattate a un altro palazzo. Al Museo Civico però, mancano una quindicina di milioni di euro che non potranno essere tratti di tasca da nessuno, sulla faccia della terra, se non dalla Provincia. È bene esserne consapevoli, perché il punto dal quale cominciare a discutere è questo. Di passaggio si potrebbe anche chiedersi quanto costerebbe al contribuente riprogettare i percorsi espositivi in sedi diverse,  quanto l’acquisto dei nuovi arredi etc. e se tutto questo ha senso. Col senno di poi – di cui come noto sono piene le fosse – la scelta di collocare il Museo archeologico in pieno centro storico, in un palazzo molto bello ma anche complessivamente piccolo, può essere giudicata non troppo azzeccata, ma ormai è lì e conviene farsene una ragione. La mummia del Similaun cattura l’interesse di centinaia di migliaia di persone l’anno, ed è ovvio che necessiterebbe di uno spazio più grande e confortevole. Esso però non potrà essere ricavato a danno dell’esposizione degli altri periodi archeologici (età della pietra, età del bronzo e del ferro, età romana e medioevale) che già soffrono della mancanza di aggiornamento. La soluzione più ovvia, anche se non corretta dal punto di vista scientifico perché separerebbe la mummia da un percorso storico che inizia prima e continua dopo di essa, sarebbe di spostare tutto il piano di Ötzi e dell’età del Rame in un altro palazzo, che non potrà essere  quello del Museo Civico, onde consentire non solo a Ötzi, ma anche all’esposizione dei reperti archeologici provinciali, gli spazi che dovrebbero competere loro per l’importanza della documentazione. È giusto che il Museo Civico rinunci alla sua sede storica, alla sua identità, agli spazi e ai magazzini che sono stati modellati nel corso di più di cento anni sulla consistenza delle sue collezioni e del suo patrimonio per ottenere dalla provincia i soldi necessari alla sua riapertura? Credo di no. Se scambio dev’essere, che sia almeno vantaggioso per tutti. Ma l’orgogliosa affermazione dell’Assessore Trincanato, che il Comune farà da solo se i soldi non arrivano dalla Provincia, è quasi comica, se rapportata a quanto finora il Comune ha potuto concretamente fare da solo per il Museo Civico. Morale: è necessario che Comune e Provincia si incontrino per parlare e trovare una soluzione. Mi chiedo ad esempio se non esista in tutta Bolzano un altro spazio (di proprietà comunale) dove ospitare Ötzi e l’età del Rame, un caffè e un book shop adeguati all’importanza del reperto, col quale permutare i finanziamenti necessari alla riapertura del Civico. O se non esista un vecchio palazzo, o un luogo dove ospitare tutta l’archeologia dell’Alto Adige tranne Ötzi, che a quel punto potrebbe rimanere dov’è. Come si vede, ad affrontare i problemi del Civico si finisce col parlare anche dei problemi dell’archeologico, e in fondo sarebbe ora. Ma proprio per questo Comune e Provincia devono escogitare tra l’altro anche un modo diverso di concepire il senso e la finalità della rete di Musei esistente a Bolzano: al visitatore, alla scuola, al ricercatore, a noi tutti, importa ben poco se un Museo è comunale o provinciale. Importa sapere che essi sono collegati, che esiste un biglietto comune con cui visitarli tutti, e che sono inseriti in un progetto culturale comune, condiviso, e discusso come un bene civico, che non si esaurisce nelle singole collezioni ma si estende a una visione complessiva del territorio e dei suoi contenuti con la quale contribuire a creare consapevolezza, identità, senso di appartenenza “politica”, amore per l’ambiente e per i segni che l’uomo ha lasciato in esso nel corso della sua storia. La vera sfida è questa, e vale in prospettiva più dei 15 milioni di euro che costa riaprire il Civico. Forse per questo se ne è parlato così poco, e in modo così disordinato, almeno finora.

Umberto Tecchiati

Presidente di Italia Nostra – Bolzano

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Riaprire il Museo Civico di Bolzano.

Tra i molti pressanti problemi che la nuova Giunta Comunale di Bolzano dovrà affrontare, la riapertura del museo Civico ha carattere di particolare urgenza e priorità. Anche recentemente è stato sottolineato il critico stato di avanzamento dei lavori edili e di adeguamento dell’edificio storico in cui si trova il Museo, e ciò, sia pure in negativo, ha avuto il merito di porre al centro della discussione un argomento poco dibattuto e perciò minimamente avvertito dall’opinione pubblica. Siamo perfettamente consapevoli che, in tempi di crisi, il Museo Civico non ha molte speranze di potersi conquistare una posizione di rilievo nei pensieri della gente, ma è anche vero che prima o poi bisognerà cominciare fare due conti al riguardo, e chiedere, a chi ha il potere di decidere, che cosa si intenda fare del Museo. Da troppi anni infatti questa importante istituzione culturale cittadina attende di essere definitivamente riaperta al pubblico e, in generale, di soddisfare compiutamente alle moderne funzioni richieste ai Musei. Che cos’è un Museo, e, in particolare, un Museo Civico? Un Museo è una struttura in cui sono esposti, secondo criteri razionali, oggetti (i “reperti”) che compongono le c.d. collezioni permanenti, aperta al pubblico, in cui si svolgono attività di conservazione, di ricerca scientifica, di didattica museale e di mediazione culturale. Il Museo Civico incarna tutte queste funzioni con particolare riferimento a una città e al suo territorio, ai suoi contenuti culturali, scientifici, naturalistici, spirituali. Il Museo Civico ha un nome bellissimo: vi si trova il riferimento non tanto alla città intesa in senso fisico, quanto ai suoi cittadini (cives), a ciò che essi hanno saputo e sanno realizzare per il bene, il decoro, il progresso culturale e spirituale della comunità. Da questo punto di vista è chiaro che il concetto di Museo Civico nasce, come creazione essenzialmente ottocentesca, con una vocazione e una caratterizzazione politiche molto evidenti, dove per “politica” si intenda  tutto ciò che fa riferimento, etimologicamente, alla vita della città come istituto, come corpo fisico e come comunità. Alle radici di questo concetto esisteva la ricca e colta borghesia cittadina, desiderosa di autorappresentarsi attraverso istituti di vario tipo, non solo culturali e scientifici, e di non essere automaticamente ed esclusivamente identificata con le ragioni economiche che ne avevano favorito l’ascesa e la detenzione del potere. La storia del Museo Civico di Bolzano non è molto diversa. Inaugurato nel 1905, esso fu il frutto dell’impegno della Società del Museo, fondata nel 1882 con il chiaro intento, al pari di altre società consimili in Italia e all’estero, di evitare la dispersione di beni culturali locali, evidentemente già dilagante all’epoca. E non è un caso che molte di queste benemerite accolite di studiosi e cittadini solleciti del bene della patria si riferissero esplicitamente al passo del Vangelo di Giovanni (VI, 1-13) in cui Gesù, nella famosa parabola della moltiplicazione dei pani e dei pesci, raccomanda ai suoi discepoli: “Raccogliete i pezzi (di pane) che sono avanzati, affinché nulla vada sprecato”. Quella del Museo era quindi un’impresa pervasa di misticismo, un’avventura non solo culturale, ma quasi apostolica, per mezzo della quale i frammenti perduti del passato venivano raccolti e conservati, come un sacro alimento,  per il bene della comunità. Quando sosteniamo che Bolzano e la sua provincia hanno bisogno di liberarsi del passato, sosteniamo insieme anche il suo contrario: che essa ha bisogno di riappropriarsi della verità sul suo passato, di condividerlo tra i cittadini e trasformare la massa informe e terrifica delle passioni politiche in un alimento civile e culturale inalienabile. Il Museo Civico di Bolzano è questo luogo: crocevia simbolico dei principali eventi del Novecento, è chiamato oggi a contribuire a una nuova Bolzano, in cui l’esistenza di incomprensioni e differenze sia intesa come stimolo al suo superamento, non come status quo sul quale rimuginare stancamente e senza speranza proprio mentre su questo terreno il potere provinciale già si muove con scaltrezza, mezzi e volontà, sia pure per rintuzzare la temibile avanzata delle destre xenofobe e neonaziste. Il Museo Civico di Bolzano deve riaprire al pubblico, diventare centro di ricerca, di discussione, di dibattito civile e culturale, di apprendimento, potenziare il virtuoso collegamento agli altri istituti culturali della città, imponendosi come ingranaggio fondamentale del sistema di trasmissione della cultura e del dialogo tra i cittadini. Ma per fare questo la nuova Giunta comunale di Luigi Spagnolli, e segnatamente l’Assessore Patrizia Trincanato, dovranno trovare, oltre e prima che i soldi, la volontà politica di dire alla città che la riapertura del Museo Civico è un obiettivo prioritario del loro mandato, dettare tempi certi, modalità e percorsi perché questo avvenga in un quadro di politica culturale ampiamente conosciuto e  dibattuto dai cittadini. Bolzano ha atteso abbastanza: chi può, risponda.

 Umberto Tecchiati