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Premiata a Roma nella sede del MIUR la classe IV turistica dell’Istituto di Istruzione secondaria di secondo grado per le Scienze umane, il Turismo ed i Servizi Claudia de’ Medici di Bolzano

Si è svolta giovedì 24 maggio, presso la sala Comunicazione del MIUR a Roma alla presenza della Presidentessa Nazionale di Italia Nostra Alessandra Mottola Molfino, nonché a diversi funzionari e sottosegretari del MIUR stesso, la premiazione del concorso nazionale “Il Paesaggio raccontato dai ragazzi – Narrazioni e immagini nell’era digitaleper l’anno scolastico 2011/2012, promosso da Italia Nostra Onlus, in base al protocollo d’intesa col MIUR. Il concorso ha avuto per tema il paesaggio agrario e intendeva sollecitare i giovani a capire quali e quanti significati possano esserci in un paesaggio, portare in superficie il rapporto tra ambiente e cultura, a recuperare e far emergere queste storie.

Guidati dalla professoressa Gisella Mareso, docente di storia dell’arte e dei beni culturali, gli studenti della IV turistica dell’Istituto Claudia de’Medici di Bolzano, sono risultati vincitori al secondo posto ex equo nell’ambito della sezione “Il paesaggio come bene comune”, grazie al breve filmato dal titolo “Vigneti a Bolzano. Il succo della vita”.

 Il concorso si è rivelato una adeguata nonché utilissima occasione per la conoscenza e l’approfondimento del territorio e del verde agricolo ancora conservato in città. La scelta da parte della classe di partecipare al concorso con un breve filmato costruito con le fotografie raccolte e con alcune stampe antiche della città, sostenuto nella I parte da una poesia e da citazioni di viaggiatori europei, ha voluto dare parola soprattutto alle immagini di oggi, legate ancora ad un passato che ha sempre costituito la ricchezza della città e che, per questo, deve costituirne ancora un bene prezioso e comune da preservare e valorizzare.

Al concorso hanno partecipato circa 300 scuole di tutta Italia, quattro le sezioni, tre le classi premiate per ciascuna sezione. Grande soddisfazione tra i ragazzi dell’Istituto e numerosi i complimenti ricevuti per l’eleganza e l’intensità del filmato da Maria Rosaria Iacono, Ebe Giacometti e Aldo Riggio, consiglieri, coordinatori e responsabili per il settore Educazione di Italia Nostra.

La Professoressa Gisella Mareso, Responsabile del settore pedagogico della Sezione di Bolzano di Italia Nostra insieme ad alcuni studenti al momento della premiazione

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ItaliaNostra Bolzano chiede lumi sull’alpine wind del progettato parco eolico del Brennero

In data odierna ItaliaNostra Bolzano ha scritto all’Ufficio Idrografico provinciale chiedendo informazioni sull’alpine wind del Paco eolico del Brennero. Una valutazione scientifica di velocità e frequenza del vento in quel punto non è stata finora resa nota nel dettaglio. Attendiamo fiduciosi una risposta.

Umberto Tecchiati

Presidente ItaliaNostra Bolzano

Italia Nostra dice no al sette stelle del Ciampinoi

È di questi giorni la notizia che l’Assessore al Turismo Berger si è detto favorevole all’Hotel a 7 stelle da costruire a 2000 m di quota nella conca di Ciampinoi.  L’intervista rilasciata a Maurizio di Giangiacomo sull’Alto Adige del 10 aprile scorso  è interessante per vari aspetti. Vediamoli.  Intanto, dice l’Assessore, “valorizza” l’offerta turistica della nostra provincia e, avendo “dato un’occhiata” al progetto, trova che una struttura di quella qualità non potrebbe che “valorizzare” l’intera zona. A parte il fatto che una cosa di queste dimensioni a 2000 metri d’altezza meriterebbe di ricevere ben più di un’occhiata, prima di venire giudicata. Ma l’Assessore non è né un architetto né un urbanista, e gli si può concedere che, avesse anche dato un’occhiata approfondita, non ci avrebbe comunque capito un’acca. Ma l’Assessore Berger ha una fissazione: “valorizzare”. Devoto-Oli, alla voce “valorizzare”: rendere fruttifero un bene potenziale (v. una zona turistica, v. una fonte termale”). È l’offerta turistica della nostra Provincia un bene potenziale? No, essa è un valore reale, ed è quanto il comparto industriale del turismo può offrire, in termini di servizi, ai turisti. In quanto tale non ha bisogno di essere valorizzata, perché essa non è, appunto, potenziale, ma reale. È la conca di Ciampinoi un bene fruttifero che merita di essere sfruttato per mezzo di una colata di cemento che divorerà un territorio di altissimo pregio ambientale, in quelle Dolomiti da poco promosse a bene dell’umanità? Secondo me no.  Andiamo avanti. Berger sottolinea come non si trovi tutti i giorni qualcuno disposto a investire 40-50 milioni di euro. E allora? A chi torna utile l’investimento, se non all’imprenditore stesso (una suite costerà 5500 euro a notte)? Se qualcuno ci guadagna sopra a parte lui, e qualcuno ci sarà di sicuro, questi non saranno i gardenesi né gli altoatesini in genere, ma i membri del club politico-imprenditoriale che da molti anni sottomettono ai loro privati interessi la conservazione dell’ambiente e dei beni culturali che, non ci stancheremo mai di ripeterlo, sono di tutti. Continua Berger: “la superficie per posto letto supera i limiti massimi oggi previsti, ci vorrebbe un’autorizzazione speciale che comporta anche una decisione di carattere politico”. E siccome l’Assessore Berger ha detto che a lui piace, piacerà di certo anche al capo, e all’Assessore Laimer, che siccome non ha niente da dire su Carezza o sui Prati di Koja, o su Sonnenburg-Castel Badia, o sulla nuova Cantina di Gries, per dire, non avrà niente da dire neanche su Ciampinoi. Però, siccome ha anche la delega sull’energia, sarebbe interessante sapere cosa pensa di una struttura di quel genere, che verosimilmente sarà un micidiale divoratore di energia, alla faccia della protezione dell’ambiente e del clima. Berger aggiunge: “Per il resto, dal mondo turistico ho sentito fino a questo momento molti commenti positivi: sarà inevitabilmente un polo d’attrazione in più per la nostra terra, aumenterà il valore qualitativo della zona. Non mi sembra che ci possano essere molti dubbi a riguardo”. Non deve avere parlato con il mio amico albergatore Michl Costa, che si batterà finché avrà fiato in corpo contro questa porcheria. E poi Dio ci scampi da coloro che non hanno dubbi. Aumenterà il valore qualitativo della zona? E come può una costruzione a quella quota, in quel contesto, con quelle dimensioni e con quel target, rappresentare un aumento del  “valore qualitativo della zona”? Sarà l’esatto contrario, perché il valore della zona è costituito dalle bellezze ambientali e  paesaggistiche, non da una specie di Billionaire cafone per nuovi ricchi, sia pure progettato da una archistar. Berger non crede che avrà un impatto negativo sul paesaggio. Come può dire una cosa così? Egli “crede” o “sa”? Berger aggiunge: “Chi pensa che a 2000 metri andrebbe offerto solo pane e formaggio, sicuramente non ci soggiornerà”. È evidente che chi pensa così, e io la penso così, non ci soggiornerà, ma il patrimonio ambientale dell’Alto Adige è anche di chi mangia pane e formaggio e gli va di poterlo fare a 2000 metri di quota senza doversi sentire in imbarazzo per la volgarità di chi, avendo i soldi, deturpa un bene di tutti con il consenso della politica.

Umberto Tecchiati, Presidente di Italia Nostra  – Bolzano.

Tutelare l’architettura contadina-Leisten wir uns den Schutz alter Bauernhöfe

 

„Quando i buoi sono scappati é inutile chiudere la stalla“, puntualizza Helmut Rizzolli, che in qualità di Obmann dello Heimatschutzverein Bozen e soprattutto in quanto presidente della fondazione „Harpfe“ si batte da anni per la tutela del territorio. Rizzolli martedì ha salutato con piacere l’intento del consiglio provinciale di salvaguardare in qualche modo l’aspetto storico del paesaggio sudtirolese proponendo una specie di tutela per masi o cascine.

In effetti l’ultima legge Omnibus contiene delle misure, che contemplano agevolazioni edilizie e maggiori contributi finanziari per agricoltori che preferissero il restauro del maso storico al posto di una costruzione nuova. Rizzolli martedì ha riunito i consiglieri Arnold Schuler, Veronika Stirner e Elmar Pichler Rolle per fare il punto su una questione spinosa e delicata, che trova soprattutto delle perplessità da parte del Bauernbund. „Dobbiamo evitare che l’aspetto storico del nostro paesaggio, caratterizzato dalla cultura e dalla tradizione contadina, sia soppiantato da un’architettura qualunquista e anonima“, dichiara Rizzolli. „Sarà possibile attraverso una maggiore sensibilizzazione e incentivi finanziari“, gli fa eco Arnold Schuler. „L’agricoltore, il proprietario deve poter permettersi la ristrutturazione“, dice Schuler. La situazione economico-finanziaria nell’anno venturo non sarà più tanto critica, prevede Pichler Rolle promette: „A metà del 2011 avremo una tutela efficace“.

Nell’ambito della conferenza di martedì Rizzolli ha presentato anche l’ultimo numero della rivista „Harpfe“, che attraverso vari contributi scientifici si dedica appunto all’architettura e alla cultura agricola locale.

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Form und Aussehen eines Hofes sind Ausdruck einer historisch gewachsenen Kultur. Und zwar von Talschaft zu Talschaft unterschiedlich. Weil die alten Bauernhöfe verschwinden und gewachsene Architektur immer häufiger einer inflationären Flut anonymer Geometer-Bauten weicht, muss es verstärkt ein Anliegen sein, historische Bausubstanz zu bewahren. Das haben am Dienstag der Obmann der Bozner Heimatschützer und gleichzeitiger Präsident der Stiftung „Harpfe“, DDr. Helmut Rizzolli, gemeinsam mit den Landtagsabgeordneten Arnold Schuler, Veronika Stirner und Elmar Pichler Rolle im Rahmen eines Pressegesprächs unterstrichen.

Bozens Heimatschützer treten seit Jahren für eine Architektur ein, die zwar modern ist, die aber gleichzeitig die geschichtliche Entwicklung nicht verleugnet. „Jetzt hört auch langsam die Politik auf uns“, betonte Rizzolli am Dienstag und verweist auf das im jüngsten Omnibus-Gesetz des Landtags verankerte Vorhaben zum „Schutz alter Bauernhöfe“. „Viele Menschen möchten ihren alten Hof erhalten, können sich aber eine Sanierung nicht leisten“, erklärte Schuler. Ein Neubau sei einfach billiger. Hier müsse die öffentliche Hand Anreize für den Erhalt der alten Bausubstanz schaffen. Die jetzt verabschiedete Omnibusregelung ist demnach nur ein erster Schritt. Jetzt müsse die Finanzierung erfolgen und außerdem werde mit dem neuen Urbanistikgesetz, das die Landesregierung vorbereite, auch „der bewusste Verfall“ bzw. die „Nichtsanierung alter Bausubstanz“ Konsequenzen haben. Veronika Stirner versucht einem in dieser Diskussion vorprogrammierten  Stellungskampf zwischen Bauern und Nicht-Bauern vorzubeugen: „Auch in der Stadt gibt es alte Bausubstanz, die es zu bewahren gilt.“ Dass der beim Schutz alter Höfe künftig zuständige Landesbeirat für Baukultur und Landschaft nur beratende Funktion haben wird, sehen die Landtagsabgeordneten als Kompromiss. Die Diskussion mit den Interessenvertretern wie etwa dem Bauernbund ist offenbar noch nicht zu Ende. „Außerdem wollen wir damit, neben Denkmal- und Ensembleschutz, nicht noch eine dritte Kategorie der Beschränkung schaffen“, erklärt Schuler. Schlussendlich umgesetzt werden soll die Schutzregelung noch im Jahr 2011. „Das Gesetz tritt im Februar in Kraft, dann kommen die entsprechenden Durchführungsbestimmungen dazu und im März gibt es vielleicht einen Nachtragshaushalt, erläuterte Elmar Pichler Rolle. Und hofft, dass „Mitte 2011 die Schutzbestimmungen greifen können“.

„Eine Harpfe ist Bestandteil eines Bauernhofes. Wir können nicht das eine erhalten und uns um das andere nicht kümmern“, erklärt Helmut Rizzolii als Präsident der Stiftung „Harpfe“. Und fügt als Obmann des Heimatschutzvereins Bozen hinzu: „Und Heimatpflege bedeutet auch Landschaftspflege in diesem Sinne“. Damit sich die öffentliche Diskussion darüber nicht im oberflächlichen Treibsand einfacher Schlagworte verirrt, liefert die neue Ausgabe der landeskundlichen Zeitschrift „Die Harpfe“ eine Handhabe dazu. Mehrere Beiträge erarbeiten aus wissenschaftlicher, architektonischer oder historischer Sicht das Problem grundsätzliche Fragen zur Entwicklung der Bauernhöfe in Tirol. „Die Diskussion über Architektur kann nicht allein den Architekten, jene über Bauernhöfe nicht allein den Bauern vorbehalten sein“, sagt der Historiker und Wirtschaftsfachmann Rizzolli. „Schließlich muss ich ja auch kein Winzer sein, um zu wissen, ob mir der Wein schmeckt oder nicht.“

Parco Nazionale dello Stelvio. Quel che l’on. Luisa Gnecchi non dice.

Dal quotidiano repubblica del 22 dicembre 2010:

“Ma in realtà la vicenda dello Stelvio apre una ferita (l’ennesima) anche all’interno del Partito democratico con la risentita precisazione della parlamentare altoatesina del Pd Luisa Gnecchi. “Per il futuro del parco mi fido più del governatore Durnwalder, anche se è un cacciatore, che del governo Berlusconi e del ministro Prestigiacomo che proprio oggi non ha votato con la maggioranza e ha lasciato l’aula”, ha commentato la deputata difendendo lo smembramento. “Non temo confronti – ha insistito – L’Alto Adige ha sempre dimostrato di tutelare il territorio meglio di qualsiasi altro ente, mi fido più di Bolzano, Trento e Milano che di Roma che nel bilancio 2010 non ha stanziato nemmeno un euro per il parco nazionale dello Stelvio”.

Vorremmo poter condividere l’ottimismo di Luisa Gnecchi (e di Messner, sulla Tageszeitung di oggi). In realtà la Provincia Autonoma di Bolzano è quella che voleva abolire la concessione edilizia (v. infra, inquesto blog). Fortuna che i Comuni, magari per motivi non tutti nobili, si sono fortissimamente opposti. Fortuna che anche Italia Nostra si è fortissimamente opposta.

La Provincia di Bolzano è la stessa che, in barba a qualsiasi valutazione di opportunità, ha varato un piano casa inutile sul piano delle politiche in materia di edilizia abitativa, e nocivo sul piano della tutela del paesaggio. A fare cassa ai danni del paesaggio, e a gonfiare a vantaggio della lobby del mattone le housing bubbles nostrane sono buoni tutti. Inventarsi qualcosa di nuovo no?

Umberto Tecchiati

Cantina di Gries ultimo atto. Italia Nostra si appella al consiglio comunale

Ci siamo quasi. Tra pochi giorni il consiglio comunale di Bolzano sarà chiamato ad esprimersi sulla serie di “ricorsi” (in realtà osservazioni) che, avverso la demolizione della vecchia cantina di Gries e all’edificazione di un nuovo importante volume edilizio in sua vece, sono stati presentati in maggio da alcuni confinanti e da Italia Nostra. A quanto pare il consiglio si troverà di fronte a una serie circostanziata di motivazioni tecniche che rendono inaccettabili, agli occhi della Giunta comunale, le osservazioni di Italia Nostra e degli altri ricorrenti. Intanto credo sia bene riassumere la posizione dell’Associazione. Il 24 maggio così scrivevamo al Sindaco Spagnolli e all’Assessore Pasquali: “Coerentemente con le nostre pregresse prese di posizione, torniamo a ribadire che la demolizione della cantina di Gries rappresenta un doppio danno dal punto di vista culturale e paesaggistico. Da un lato infatti si prevede di realizzare una cubatura eccessiva (5 piani per 30.000 metri cubi) in un contesto urbanistico di estrema delicatezza, ampiamente sottoposto al regime di tutela degli insiemi, che ha potuto conservare fino ad oggi un carattere di “paese” di notevole bellezza e tipicità. La prevista conservazione di parte della cantina di Gries non la preserva da una distruzione formale – oltre che sostanziale – alla quale avremmo francamente preferito non dovere assistere. Pare peraltro evidente che l’edificazione in Piazza Gries di 100 o 150 appartamenti servirà a finanziare la nuova sede della cantina, con evidenti negative ricadute sulla qualità della vita di tutti. D’altro canto il trasferimento della nuova cantina a San Maurizio – Anraiterhof, si realizzerà sulla base di un progetto discutibile (un nuovo cubo che con notevole impudenza si vuole fare passare come rispettoso dell’ambiente!) e di sicuro, negativo impatto sul paesaggio storico (Kulturlandschaft), oltretutto su un versante in cui pare molto probabile che si presenti la necessità di onerosi scavi archeologici preventivi, trovandosi compreso tra aree certamente o presumibilmente archeologiche, come evidente nell’Archaeobrowser provinciale. Non è difficile prevedere che la costruzione del nuovo condominio in Piazza Gries, con relativo parcheggio interrato, contribuirà significativamente all’aumento del volume di traffico, già oggi molto sostenuto, anche in considerazione del fatto che l’accesso al garage non potrà che avvenire prevalentemente da Piazza Gries, essendo le strade interne troppo strette e tortuose per garantire un agevole accesso. Infine un’ultima considerazione: si vuole fare una nuova Piazza Gries, ma una c’è già, e nella sua forma attuale, ottocentesca, risponde certo al concetto di piazza meglio di quanto non potrà la nuova”. Fin qui le osservazioni di Italia Nostra, forse confutabili, e ciò anche alla luce della delibera della Giunta provinciale, d’accordo, credo, con il Comune, che modifica a favore dei costruttori le prescrizioni contenute nel documento di Tutela Insiemi del Comune di Bolzano: su 80 e rotte schede questa è stata l’unica modificata! Mi pare interessante osservare che se all’epoca qualcuno dei nostri avversari fosse stato più avveduto avrebbe potuto addomesticare anche la scheda di tutela insiemi del Virgolo. Si vede che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. La stessa commissione di Tutela Insiemi, così attenta al rispetto scrupoloso dello spirito e del dettato del relativo documento, non ha potuto rigettare il progetto.

Se quindi, arrivati a questo punto, le cose si sono messe in questo modo, non resta che sperare che il Consiglio Comunale voti contro il rigetto delle argomentazioni dei vicini e di Italia Nostra, salvando la Piazza, la vecchia cantina di Gries e il paesaggio dell’Anraiterhof. Ma siamo consapevoli che le possibilità che ciò accada sono abbastanza remote. La SVP, si dice, si è spaccata, ma il voto contrario di un paio di consiglieri resipiscenti non basterà a cambiare le cose. Però Italia Nostra vuole dire questo, a coloro che hanno la responsabilità di rigettare quelle osservazioni: avete ora la possibilità, con il vostro voto contrario, di riparare a un danno la cui portata va ben oltre l’importanza e il significato della cantina di Gries e dell’Anraiterhof. Non è mai troppo tardi per accorgersi di avere sbagliato, non è mai troppo tardi per rimediare. Il vostro voto contrario starà a significare che a Bolzano esiste la ferma volontà di conservare la tutela degli insiemi come un bene prezioso e inalienabile, nonostante le pressioni delle lobbies e della troppo potente e invadente politica provinciale. Nessuno si nasconda dietro le motivazioni tecniche (le distanze tra gli edifici saranno forse sufficienti a bocciare il progetto): la città non ha bisogno di questo, ma di una presa di coscienza politica che ha sì a che fare con la tutela di specifici beni culturali e paesaggistici, ma per il tramite di questa, e in modo non secondario, con la tutela delle regole stesse che ci siamo dati per governare lo sviluppo della città.

Umberto Tecchiati

Ortisei. Due parole ai reazionari dell’edilizia.

Bisogna riconoscere al Comune di Ortisei, che con una delibera del consiglio comunale impone il ritorno alla “tradizione” nell’architettura di nuova costruzione, un sincero desiderio di frenare una deriva edilizia i cui deleteri effetti sono sotto gli occhi di tutti. Ma, come dicono gli antichi adagi, “il meglio fu sempre nemico al bene”, perché “la via che porta all’inferno è lastricata di buone intenzioni”. La prima osservazione possibile, che vale quel che vale, è che il provvedimento interviene quando ormai il danno è fatto: Ortisei, che in tal senso può assurgere a caso paradigmatico di molte località altoatesine, è costellata di brutture edilizie, a dire la verità non tutte costruite in stile moderno, ed è per lo meno dubbio che iniziare ora a costruire “in stile tradizionale” potrà correggere la generale impressione di caos urbanistico e di distruzione del paesaggio. Ma forse al centro di tutta la questione stanno i concetti di architettura moderna e di architettura tradizionale, sui quali può non essere inutile riflettere brevemente. Gli stili architettonici esprimono lo spirito di un’epoca, si adattano funzionalmente all’ambiente in cui si collocano, e sono infine espressione delle diverse classi sociali, dei beni di cui esse dispongono nel costruire, e del maggiore o minore desiderio di autorappresentazione che esse affidano al costruito. Alla luce di questa definizione è lecito pertanto esprimere dubbi circa l’esistenza stessa di una architettura tradizionale. Di cosa parliamo esattamente? Delle case contadine bassomedioevali o delle residenze dei ceti colti e ricchi del settecento? Dei fienili che in forme simili fluiscono dal medioevo fino quasi ai giorni nostri, o dell’eclettismo tardo-ottocentesco? Degli edifici sacri o degli edifici profani? Nel caso specifico della Val Gardena e di Ortisei il richiamo all’architettura tradizionale non ha senso, dal momento che una valle per secoli rurale è diventata nel corso del tempo, ma in tempi relativamente recenti, un comprensorio a vocazione strettamente turistica, con esigenze edilizie e architettoniche che non hanno nulla a che vedere con le necessità espresse dall’agricoltura di montagna. L’evoluzione economica della valle – ma spostiamo ora la visuale all’intera provincia – non è tuttavia motivo sufficiente per cancellare i segni del passato delle antiche comunità, e delle forme che esse seppero trovare di volta in volta perché la vita sociale che produce la Kulturlandschaft (= il paesaggio storico) non fosse una violenza alla vita del creato e alla sua Naturlandschaft (= paesaggio naturale). Si può dubitare che queste forme venissero sempre ricercate e trovate consapevolmente, ma il risultato non cambia: non è solo la veneranda vetustà della “vecchia” architettura a destare in noi l’ammirazione per quelle soluzioni, ma le proporzioni, il senso della misura, il senso del bello implicito nell’uso delle materie prime e nelle forme degli edifici che dovevano in primo luogo durare al freddo e alla neve. A questo proposito, tuttavia, la polemica sui tetti piani mi pare stucchevole: dopotutto sono preferibili a tanto stile finto-tirolese e pseudo-bayerndisneyland, gonfio e over-size, che anche a Ortisei fa bella mostra di sé. Il problema è solo capire se qualsiasi edificio può essere costruito in qualsiasi contesto. La domanda, ovviamente, è retorica, ma non mi pare che la risposta adatta sia la costrizione a edificare in modo “tradizionale”, l’obbligo per legge di ripetere stili e movenze di un passato mitizzato e per questo privato della sua verità e della sua coerenza storica. Tutto lo zelo messo in questa operazione di dubbio gusto potrebbe essere utilmente speso, che so, per salvare dalla distruzione e dalla rovina l’architettura rurale antica presente in valle: la carta di distribuzione dei masi storici affissa al Museum de Gherdëina è piena di punti che si riferiscono a edifici splendidi non più esistenti, o distrutti, o brutalmente rimaneggiati, e questo mi pare cozzi a meraviglia con la pretesa di un’amministrazione di imporre l’architettura “tradizionale”. Quanto all’architettura moderna, ce n’è ovviamente di buona e di cattiva, ma demonizzarla implicitamente, “a prescindere”, non è la via ottimale per migliorare le sue espressioni a Ortisei come altrove. Passeremo alla storia come l’isola felice che non comprendendo il nuovo, e disprezzando l’antico, avrà inventato il “tradizionale”: un’operazione culturale e ideologica di profilo più che modesto e di sapore reazionario i cui effetti saranno prevedibilmente peggiori del male che pretendeva di sanare.

Umberto Tecchiati