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Premiata a Roma nella sede del MIUR la classe IV turistica dell’Istituto di Istruzione secondaria di secondo grado per le Scienze umane, il Turismo ed i Servizi Claudia de’ Medici di Bolzano

Si è svolta giovedì 24 maggio, presso la sala Comunicazione del MIUR a Roma alla presenza della Presidentessa Nazionale di Italia Nostra Alessandra Mottola Molfino, nonché a diversi funzionari e sottosegretari del MIUR stesso, la premiazione del concorso nazionale “Il Paesaggio raccontato dai ragazzi – Narrazioni e immagini nell’era digitaleper l’anno scolastico 2011/2012, promosso da Italia Nostra Onlus, in base al protocollo d’intesa col MIUR. Il concorso ha avuto per tema il paesaggio agrario e intendeva sollecitare i giovani a capire quali e quanti significati possano esserci in un paesaggio, portare in superficie il rapporto tra ambiente e cultura, a recuperare e far emergere queste storie.

Guidati dalla professoressa Gisella Mareso, docente di storia dell’arte e dei beni culturali, gli studenti della IV turistica dell’Istituto Claudia de’Medici di Bolzano, sono risultati vincitori al secondo posto ex equo nell’ambito della sezione “Il paesaggio come bene comune”, grazie al breve filmato dal titolo “Vigneti a Bolzano. Il succo della vita”.

 Il concorso si è rivelato una adeguata nonché utilissima occasione per la conoscenza e l’approfondimento del territorio e del verde agricolo ancora conservato in città. La scelta da parte della classe di partecipare al concorso con un breve filmato costruito con le fotografie raccolte e con alcune stampe antiche della città, sostenuto nella I parte da una poesia e da citazioni di viaggiatori europei, ha voluto dare parola soprattutto alle immagini di oggi, legate ancora ad un passato che ha sempre costituito la ricchezza della città e che, per questo, deve costituirne ancora un bene prezioso e comune da preservare e valorizzare.

Al concorso hanno partecipato circa 300 scuole di tutta Italia, quattro le sezioni, tre le classi premiate per ciascuna sezione. Grande soddisfazione tra i ragazzi dell’Istituto e numerosi i complimenti ricevuti per l’eleganza e l’intensità del filmato da Maria Rosaria Iacono, Ebe Giacometti e Aldo Riggio, consiglieri, coordinatori e responsabili per il settore Educazione di Italia Nostra.

La Professoressa Gisella Mareso, Responsabile del settore pedagogico della Sezione di Bolzano di Italia Nostra insieme ad alcuni studenti al momento della premiazione

ItaliaNostra Bolzano chiede lumi sull’alpine wind del progettato parco eolico del Brennero

In data odierna ItaliaNostra Bolzano ha scritto all’Ufficio Idrografico provinciale chiedendo informazioni sull’alpine wind del Paco eolico del Brennero. Una valutazione scientifica di velocità e frequenza del vento in quel punto non è stata finora resa nota nel dettaglio. Attendiamo fiduciosi una risposta.

Umberto Tecchiati

Presidente ItaliaNostra Bolzano

Italia Nostra dice no al sette stelle del Ciampinoi

È di questi giorni la notizia che l’Assessore al Turismo Berger si è detto favorevole all’Hotel a 7 stelle da costruire a 2000 m di quota nella conca di Ciampinoi.  L’intervista rilasciata a Maurizio di Giangiacomo sull’Alto Adige del 10 aprile scorso  è interessante per vari aspetti. Vediamoli.  Intanto, dice l’Assessore, “valorizza” l’offerta turistica della nostra provincia e, avendo “dato un’occhiata” al progetto, trova che una struttura di quella qualità non potrebbe che “valorizzare” l’intera zona. A parte il fatto che una cosa di queste dimensioni a 2000 metri d’altezza meriterebbe di ricevere ben più di un’occhiata, prima di venire giudicata. Ma l’Assessore non è né un architetto né un urbanista, e gli si può concedere che, avesse anche dato un’occhiata approfondita, non ci avrebbe comunque capito un’acca. Ma l’Assessore Berger ha una fissazione: “valorizzare”. Devoto-Oli, alla voce “valorizzare”: rendere fruttifero un bene potenziale (v. una zona turistica, v. una fonte termale”). È l’offerta turistica della nostra Provincia un bene potenziale? No, essa è un valore reale, ed è quanto il comparto industriale del turismo può offrire, in termini di servizi, ai turisti. In quanto tale non ha bisogno di essere valorizzata, perché essa non è, appunto, potenziale, ma reale. È la conca di Ciampinoi un bene fruttifero che merita di essere sfruttato per mezzo di una colata di cemento che divorerà un territorio di altissimo pregio ambientale, in quelle Dolomiti da poco promosse a bene dell’umanità? Secondo me no.  Andiamo avanti. Berger sottolinea come non si trovi tutti i giorni qualcuno disposto a investire 40-50 milioni di euro. E allora? A chi torna utile l’investimento, se non all’imprenditore stesso (una suite costerà 5500 euro a notte)? Se qualcuno ci guadagna sopra a parte lui, e qualcuno ci sarà di sicuro, questi non saranno i gardenesi né gli altoatesini in genere, ma i membri del club politico-imprenditoriale che da molti anni sottomettono ai loro privati interessi la conservazione dell’ambiente e dei beni culturali che, non ci stancheremo mai di ripeterlo, sono di tutti. Continua Berger: “la superficie per posto letto supera i limiti massimi oggi previsti, ci vorrebbe un’autorizzazione speciale che comporta anche una decisione di carattere politico”. E siccome l’Assessore Berger ha detto che a lui piace, piacerà di certo anche al capo, e all’Assessore Laimer, che siccome non ha niente da dire su Carezza o sui Prati di Koja, o su Sonnenburg-Castel Badia, o sulla nuova Cantina di Gries, per dire, non avrà niente da dire neanche su Ciampinoi. Però, siccome ha anche la delega sull’energia, sarebbe interessante sapere cosa pensa di una struttura di quel genere, che verosimilmente sarà un micidiale divoratore di energia, alla faccia della protezione dell’ambiente e del clima. Berger aggiunge: “Per il resto, dal mondo turistico ho sentito fino a questo momento molti commenti positivi: sarà inevitabilmente un polo d’attrazione in più per la nostra terra, aumenterà il valore qualitativo della zona. Non mi sembra che ci possano essere molti dubbi a riguardo”. Non deve avere parlato con il mio amico albergatore Michl Costa, che si batterà finché avrà fiato in corpo contro questa porcheria. E poi Dio ci scampi da coloro che non hanno dubbi. Aumenterà il valore qualitativo della zona? E come può una costruzione a quella quota, in quel contesto, con quelle dimensioni e con quel target, rappresentare un aumento del  “valore qualitativo della zona”? Sarà l’esatto contrario, perché il valore della zona è costituito dalle bellezze ambientali e  paesaggistiche, non da una specie di Billionaire cafone per nuovi ricchi, sia pure progettato da una archistar. Berger non crede che avrà un impatto negativo sul paesaggio. Come può dire una cosa così? Egli “crede” o “sa”? Berger aggiunge: “Chi pensa che a 2000 metri andrebbe offerto solo pane e formaggio, sicuramente non ci soggiornerà”. È evidente che chi pensa così, e io la penso così, non ci soggiornerà, ma il patrimonio ambientale dell’Alto Adige è anche di chi mangia pane e formaggio e gli va di poterlo fare a 2000 metri di quota senza doversi sentire in imbarazzo per la volgarità di chi, avendo i soldi, deturpa un bene di tutti con il consenso della politica.

Umberto Tecchiati, Presidente di Italia Nostra  – Bolzano.

Tutelare l’architettura contadina-Leisten wir uns den Schutz alter Bauernhöfe

 

„Quando i buoi sono scappati é inutile chiudere la stalla“, puntualizza Helmut Rizzolli, che in qualità di Obmann dello Heimatschutzverein Bozen e soprattutto in quanto presidente della fondazione „Harpfe“ si batte da anni per la tutela del territorio. Rizzolli martedì ha salutato con piacere l’intento del consiglio provinciale di salvaguardare in qualche modo l’aspetto storico del paesaggio sudtirolese proponendo una specie di tutela per masi o cascine.

In effetti l’ultima legge Omnibus contiene delle misure, che contemplano agevolazioni edilizie e maggiori contributi finanziari per agricoltori che preferissero il restauro del maso storico al posto di una costruzione nuova. Rizzolli martedì ha riunito i consiglieri Arnold Schuler, Veronika Stirner e Elmar Pichler Rolle per fare il punto su una questione spinosa e delicata, che trova soprattutto delle perplessità da parte del Bauernbund. „Dobbiamo evitare che l’aspetto storico del nostro paesaggio, caratterizzato dalla cultura e dalla tradizione contadina, sia soppiantato da un’architettura qualunquista e anonima“, dichiara Rizzolli. „Sarà possibile attraverso una maggiore sensibilizzazione e incentivi finanziari“, gli fa eco Arnold Schuler. „L’agricoltore, il proprietario deve poter permettersi la ristrutturazione“, dice Schuler. La situazione economico-finanziaria nell’anno venturo non sarà più tanto critica, prevede Pichler Rolle promette: „A metà del 2011 avremo una tutela efficace“.

Nell’ambito della conferenza di martedì Rizzolli ha presentato anche l’ultimo numero della rivista „Harpfe“, che attraverso vari contributi scientifici si dedica appunto all’architettura e alla cultura agricola locale.

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Form und Aussehen eines Hofes sind Ausdruck einer historisch gewachsenen Kultur. Und zwar von Talschaft zu Talschaft unterschiedlich. Weil die alten Bauernhöfe verschwinden und gewachsene Architektur immer häufiger einer inflationären Flut anonymer Geometer-Bauten weicht, muss es verstärkt ein Anliegen sein, historische Bausubstanz zu bewahren. Das haben am Dienstag der Obmann der Bozner Heimatschützer und gleichzeitiger Präsident der Stiftung „Harpfe“, DDr. Helmut Rizzolli, gemeinsam mit den Landtagsabgeordneten Arnold Schuler, Veronika Stirner und Elmar Pichler Rolle im Rahmen eines Pressegesprächs unterstrichen.

Bozens Heimatschützer treten seit Jahren für eine Architektur ein, die zwar modern ist, die aber gleichzeitig die geschichtliche Entwicklung nicht verleugnet. „Jetzt hört auch langsam die Politik auf uns“, betonte Rizzolli am Dienstag und verweist auf das im jüngsten Omnibus-Gesetz des Landtags verankerte Vorhaben zum „Schutz alter Bauernhöfe“. „Viele Menschen möchten ihren alten Hof erhalten, können sich aber eine Sanierung nicht leisten“, erklärte Schuler. Ein Neubau sei einfach billiger. Hier müsse die öffentliche Hand Anreize für den Erhalt der alten Bausubstanz schaffen. Die jetzt verabschiedete Omnibusregelung ist demnach nur ein erster Schritt. Jetzt müsse die Finanzierung erfolgen und außerdem werde mit dem neuen Urbanistikgesetz, das die Landesregierung vorbereite, auch „der bewusste Verfall“ bzw. die „Nichtsanierung alter Bausubstanz“ Konsequenzen haben. Veronika Stirner versucht einem in dieser Diskussion vorprogrammierten  Stellungskampf zwischen Bauern und Nicht-Bauern vorzubeugen: „Auch in der Stadt gibt es alte Bausubstanz, die es zu bewahren gilt.“ Dass der beim Schutz alter Höfe künftig zuständige Landesbeirat für Baukultur und Landschaft nur beratende Funktion haben wird, sehen die Landtagsabgeordneten als Kompromiss. Die Diskussion mit den Interessenvertretern wie etwa dem Bauernbund ist offenbar noch nicht zu Ende. „Außerdem wollen wir damit, neben Denkmal- und Ensembleschutz, nicht noch eine dritte Kategorie der Beschränkung schaffen“, erklärt Schuler. Schlussendlich umgesetzt werden soll die Schutzregelung noch im Jahr 2011. „Das Gesetz tritt im Februar in Kraft, dann kommen die entsprechenden Durchführungsbestimmungen dazu und im März gibt es vielleicht einen Nachtragshaushalt, erläuterte Elmar Pichler Rolle. Und hofft, dass „Mitte 2011 die Schutzbestimmungen greifen können“.

„Eine Harpfe ist Bestandteil eines Bauernhofes. Wir können nicht das eine erhalten und uns um das andere nicht kümmern“, erklärt Helmut Rizzolii als Präsident der Stiftung „Harpfe“. Und fügt als Obmann des Heimatschutzvereins Bozen hinzu: „Und Heimatpflege bedeutet auch Landschaftspflege in diesem Sinne“. Damit sich die öffentliche Diskussion darüber nicht im oberflächlichen Treibsand einfacher Schlagworte verirrt, liefert die neue Ausgabe der landeskundlichen Zeitschrift „Die Harpfe“ eine Handhabe dazu. Mehrere Beiträge erarbeiten aus wissenschaftlicher, architektonischer oder historischer Sicht das Problem grundsätzliche Fragen zur Entwicklung der Bauernhöfe in Tirol. „Die Diskussion über Architektur kann nicht allein den Architekten, jene über Bauernhöfe nicht allein den Bauern vorbehalten sein“, sagt der Historiker und Wirtschaftsfachmann Rizzolli. „Schließlich muss ich ja auch kein Winzer sein, um zu wissen, ob mir der Wein schmeckt oder nicht.“

Parco Nazionale dello Stelvio. Quel che l’on. Luisa Gnecchi non dice.

Dal quotidiano repubblica del 22 dicembre 2010:

“Ma in realtà la vicenda dello Stelvio apre una ferita (l’ennesima) anche all’interno del Partito democratico con la risentita precisazione della parlamentare altoatesina del Pd Luisa Gnecchi. “Per il futuro del parco mi fido più del governatore Durnwalder, anche se è un cacciatore, che del governo Berlusconi e del ministro Prestigiacomo che proprio oggi non ha votato con la maggioranza e ha lasciato l’aula”, ha commentato la deputata difendendo lo smembramento. “Non temo confronti – ha insistito – L’Alto Adige ha sempre dimostrato di tutelare il territorio meglio di qualsiasi altro ente, mi fido più di Bolzano, Trento e Milano che di Roma che nel bilancio 2010 non ha stanziato nemmeno un euro per il parco nazionale dello Stelvio”.

Vorremmo poter condividere l’ottimismo di Luisa Gnecchi (e di Messner, sulla Tageszeitung di oggi). In realtà la Provincia Autonoma di Bolzano è quella che voleva abolire la concessione edilizia (v. infra, inquesto blog). Fortuna che i Comuni, magari per motivi non tutti nobili, si sono fortissimamente opposti. Fortuna che anche Italia Nostra si è fortissimamente opposta.

La Provincia di Bolzano è la stessa che, in barba a qualsiasi valutazione di opportunità, ha varato un piano casa inutile sul piano delle politiche in materia di edilizia abitativa, e nocivo sul piano della tutela del paesaggio. A fare cassa ai danni del paesaggio, e a gonfiare a vantaggio della lobby del mattone le housing bubbles nostrane sono buoni tutti. Inventarsi qualcosa di nuovo no?

Umberto Tecchiati

Cantina di Gries ultimo atto. Italia Nostra si appella al consiglio comunale

Ci siamo quasi. Tra pochi giorni il consiglio comunale di Bolzano sarà chiamato ad esprimersi sulla serie di “ricorsi” (in realtà osservazioni) che, avverso la demolizione della vecchia cantina di Gries e all’edificazione di un nuovo importante volume edilizio in sua vece, sono stati presentati in maggio da alcuni confinanti e da Italia Nostra. A quanto pare il consiglio si troverà di fronte a una serie circostanziata di motivazioni tecniche che rendono inaccettabili, agli occhi della Giunta comunale, le osservazioni di Italia Nostra e degli altri ricorrenti. Intanto credo sia bene riassumere la posizione dell’Associazione. Il 24 maggio così scrivevamo al Sindaco Spagnolli e all’Assessore Pasquali: “Coerentemente con le nostre pregresse prese di posizione, torniamo a ribadire che la demolizione della cantina di Gries rappresenta un doppio danno dal punto di vista culturale e paesaggistico. Da un lato infatti si prevede di realizzare una cubatura eccessiva (5 piani per 30.000 metri cubi) in un contesto urbanistico di estrema delicatezza, ampiamente sottoposto al regime di tutela degli insiemi, che ha potuto conservare fino ad oggi un carattere di “paese” di notevole bellezza e tipicità. La prevista conservazione di parte della cantina di Gries non la preserva da una distruzione formale – oltre che sostanziale – alla quale avremmo francamente preferito non dovere assistere. Pare peraltro evidente che l’edificazione in Piazza Gries di 100 o 150 appartamenti servirà a finanziare la nuova sede della cantina, con evidenti negative ricadute sulla qualità della vita di tutti. D’altro canto il trasferimento della nuova cantina a San Maurizio – Anraiterhof, si realizzerà sulla base di un progetto discutibile (un nuovo cubo che con notevole impudenza si vuole fare passare come rispettoso dell’ambiente!) e di sicuro, negativo impatto sul paesaggio storico (Kulturlandschaft), oltretutto su un versante in cui pare molto probabile che si presenti la necessità di onerosi scavi archeologici preventivi, trovandosi compreso tra aree certamente o presumibilmente archeologiche, come evidente nell’Archaeobrowser provinciale. Non è difficile prevedere che la costruzione del nuovo condominio in Piazza Gries, con relativo parcheggio interrato, contribuirà significativamente all’aumento del volume di traffico, già oggi molto sostenuto, anche in considerazione del fatto che l’accesso al garage non potrà che avvenire prevalentemente da Piazza Gries, essendo le strade interne troppo strette e tortuose per garantire un agevole accesso. Infine un’ultima considerazione: si vuole fare una nuova Piazza Gries, ma una c’è già, e nella sua forma attuale, ottocentesca, risponde certo al concetto di piazza meglio di quanto non potrà la nuova”. Fin qui le osservazioni di Italia Nostra, forse confutabili, e ciò anche alla luce della delibera della Giunta provinciale, d’accordo, credo, con il Comune, che modifica a favore dei costruttori le prescrizioni contenute nel documento di Tutela Insiemi del Comune di Bolzano: su 80 e rotte schede questa è stata l’unica modificata! Mi pare interessante osservare che se all’epoca qualcuno dei nostri avversari fosse stato più avveduto avrebbe potuto addomesticare anche la scheda di tutela insiemi del Virgolo. Si vede che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. La stessa commissione di Tutela Insiemi, così attenta al rispetto scrupoloso dello spirito e del dettato del relativo documento, non ha potuto rigettare il progetto.

Se quindi, arrivati a questo punto, le cose si sono messe in questo modo, non resta che sperare che il Consiglio Comunale voti contro il rigetto delle argomentazioni dei vicini e di Italia Nostra, salvando la Piazza, la vecchia cantina di Gries e il paesaggio dell’Anraiterhof. Ma siamo consapevoli che le possibilità che ciò accada sono abbastanza remote. La SVP, si dice, si è spaccata, ma il voto contrario di un paio di consiglieri resipiscenti non basterà a cambiare le cose. Però Italia Nostra vuole dire questo, a coloro che hanno la responsabilità di rigettare quelle osservazioni: avete ora la possibilità, con il vostro voto contrario, di riparare a un danno la cui portata va ben oltre l’importanza e il significato della cantina di Gries e dell’Anraiterhof. Non è mai troppo tardi per accorgersi di avere sbagliato, non è mai troppo tardi per rimediare. Il vostro voto contrario starà a significare che a Bolzano esiste la ferma volontà di conservare la tutela degli insiemi come un bene prezioso e inalienabile, nonostante le pressioni delle lobbies e della troppo potente e invadente politica provinciale. Nessuno si nasconda dietro le motivazioni tecniche (le distanze tra gli edifici saranno forse sufficienti a bocciare il progetto): la città non ha bisogno di questo, ma di una presa di coscienza politica che ha sì a che fare con la tutela di specifici beni culturali e paesaggistici, ma per il tramite di questa, e in modo non secondario, con la tutela delle regole stesse che ci siamo dati per governare lo sviluppo della città.

Umberto Tecchiati

Ortisei. Due parole ai reazionari dell’edilizia.

Bisogna riconoscere al Comune di Ortisei, che con una delibera del consiglio comunale impone il ritorno alla “tradizione” nell’architettura di nuova costruzione, un sincero desiderio di frenare una deriva edilizia i cui deleteri effetti sono sotto gli occhi di tutti. Ma, come dicono gli antichi adagi, “il meglio fu sempre nemico al bene”, perché “la via che porta all’inferno è lastricata di buone intenzioni”. La prima osservazione possibile, che vale quel che vale, è che il provvedimento interviene quando ormai il danno è fatto: Ortisei, che in tal senso può assurgere a caso paradigmatico di molte località altoatesine, è costellata di brutture edilizie, a dire la verità non tutte costruite in stile moderno, ed è per lo meno dubbio che iniziare ora a costruire “in stile tradizionale” potrà correggere la generale impressione di caos urbanistico e di distruzione del paesaggio. Ma forse al centro di tutta la questione stanno i concetti di architettura moderna e di architettura tradizionale, sui quali può non essere inutile riflettere brevemente. Gli stili architettonici esprimono lo spirito di un’epoca, si adattano funzionalmente all’ambiente in cui si collocano, e sono infine espressione delle diverse classi sociali, dei beni di cui esse dispongono nel costruire, e del maggiore o minore desiderio di autorappresentazione che esse affidano al costruito. Alla luce di questa definizione è lecito pertanto esprimere dubbi circa l’esistenza stessa di una architettura tradizionale. Di cosa parliamo esattamente? Delle case contadine bassomedioevali o delle residenze dei ceti colti e ricchi del settecento? Dei fienili che in forme simili fluiscono dal medioevo fino quasi ai giorni nostri, o dell’eclettismo tardo-ottocentesco? Degli edifici sacri o degli edifici profani? Nel caso specifico della Val Gardena e di Ortisei il richiamo all’architettura tradizionale non ha senso, dal momento che una valle per secoli rurale è diventata nel corso del tempo, ma in tempi relativamente recenti, un comprensorio a vocazione strettamente turistica, con esigenze edilizie e architettoniche che non hanno nulla a che vedere con le necessità espresse dall’agricoltura di montagna. L’evoluzione economica della valle – ma spostiamo ora la visuale all’intera provincia – non è tuttavia motivo sufficiente per cancellare i segni del passato delle antiche comunità, e delle forme che esse seppero trovare di volta in volta perché la vita sociale che produce la Kulturlandschaft (= il paesaggio storico) non fosse una violenza alla vita del creato e alla sua Naturlandschaft (= paesaggio naturale). Si può dubitare che queste forme venissero sempre ricercate e trovate consapevolmente, ma il risultato non cambia: non è solo la veneranda vetustà della “vecchia” architettura a destare in noi l’ammirazione per quelle soluzioni, ma le proporzioni, il senso della misura, il senso del bello implicito nell’uso delle materie prime e nelle forme degli edifici che dovevano in primo luogo durare al freddo e alla neve. A questo proposito, tuttavia, la polemica sui tetti piani mi pare stucchevole: dopotutto sono preferibili a tanto stile finto-tirolese e pseudo-bayerndisneyland, gonfio e over-size, che anche a Ortisei fa bella mostra di sé. Il problema è solo capire se qualsiasi edificio può essere costruito in qualsiasi contesto. La domanda, ovviamente, è retorica, ma non mi pare che la risposta adatta sia la costrizione a edificare in modo “tradizionale”, l’obbligo per legge di ripetere stili e movenze di un passato mitizzato e per questo privato della sua verità e della sua coerenza storica. Tutto lo zelo messo in questa operazione di dubbio gusto potrebbe essere utilmente speso, che so, per salvare dalla distruzione e dalla rovina l’architettura rurale antica presente in valle: la carta di distribuzione dei masi storici affissa al Museum de Gherdëina è piena di punti che si riferiscono a edifici splendidi non più esistenti, o distrutti, o brutalmente rimaneggiati, e questo mi pare cozzi a meraviglia con la pretesa di un’amministrazione di imporre l’architettura “tradizionale”. Quanto all’architettura moderna, ce n’è ovviamente di buona e di cattiva, ma demonizzarla implicitamente, “a prescindere”, non è la via ottimale per migliorare le sue espressioni a Ortisei come altrove. Passeremo alla storia come l’isola felice che non comprendendo il nuovo, e disprezzando l’antico, avrà inventato il “tradizionale”: un’operazione culturale e ideologica di profilo più che modesto e di sapore reazionario i cui effetti saranno prevedibilmente peggiori del male che pretendeva di sanare.

Umberto Tecchiati

Contro l’abolizione della concessione edilizia. Le ragioni di Italia Nostra

Adducendo motivi di semplificazione e di risparmio di tempo e di denaro, la Giunta provinciale ha recentemente annunciato di volere abolire la concessione edilizia. Quali ricadute questa decisione avrà sulla tutela dei beni culturali e ambientali, e perché questa decisone sia un errore è argomento di questo intervento. Intanto: che cosa è una concessione edilizia e chi la rilascia? La concessione edilizia (legge 10 del 1977) è un provvedimento amministrativo emesso dai Comuni, con il quale si promuovono trasformazioni urbanistiche ed edilizie sul territorio secondo quanto stabilito dagli strumenti di pianificazione urbanistica. Sono opere sottoposte a concessione edilizia tutti quegli interventi edilizi che hanno carattere di permanente stabilità nel tempo e producono una modificazione urbanistica o edilizia dello stato dei luoghi, come ad esempio l’erezione di nuovi edifici o la sopraelevazione di edifici esistenti, le ristrutturazioni di fabbricati, le modifiche di destinazione d’uso, le modifiche di prospetto, i frazionamenti e accorpamenti di unità immobiliari etc. La concessione serve anche per opere pubbliche, ad esclusione di quelle di interesse dello Stato (o della provincia) e ad esse equiparate. Ma la concessione serve se per es. volete aprire un chiosco o un’edicola, o se, avendo un bar, volete proteggere i vostri clienti dalle intemperie per mezzo di una tenda; lo stesso se volete montare un box o se, amando la vita nomade, volete sostare in una roulotte dotata di scarichi e allacciamenti che ne permettano un uso prolungato nel tempo. La lista, insomma, è lunga. La richiesta di concessione edilizia deve contenere, tra l’altro, La descrizione delle opere, gli elaborati tecnici di progetto, e inoltre le autorizzazioni di competenza di organi esterni al Comune (gli Uffici provinciali di Tutela Ambientale, la Soprintendenza ai beni Culturali etc.) che siano necessarie ai fini del rilascio della Concessione Edilizia. La Concessione Edilizia deve anche richiamare le eventuali condizioni o prescrizioni imposte da tali organi.

Poiché la concessione è onerosa, cioè comporta una spesa da parte di chi la richiede (in base agli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria e alle dimensioni dell’immobile), la sua abolizione comporterà certamente un vantaggio per chi deve costruire, ma è lecito chiedersi chi pagherà gli oneri di urbanizzazione e come (un’idea ce l’avrei e voi?). Si potrà dare così il caso, tra l’altro, di grandi speculazioni edilizie realizzate a beneficio di pochissimi o di uno solo, i cui oneri di urbanizzazione saranno pagati da tutti.

Ma il punto non è questo. Beninteso, fosse questo, sarebbe già abbastanza perché, anche in tempo di crisi, la filosofia è quella del grande Superciuk di “Alan Ford”: rubare ai poveri per dare ai ricchi.

La Giunta Provinciale interviene su una materia, l’urbanistica, nella quale ha competenza legislativa primaria, dunque potrebbe anche legiferare in contrasto con la legge statale, sempre nei limiti del rispetto della Costituzione nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali. Nella materia urbanistica rientra senz’altro la concessione edilizia, ed è proprio l’art. 66 della legge provinciale nr. 13 del 1997 (legge sull’urbanistica) a prevederne l’obbligo per le nuove costruzioni, modifiche, ampliamenti. È facile immaginare che, se fosse abrogato, si delineerebbe il caos più totale.

Anche le Commissioni edilizie sono contemplate dall’art. 115 della L.P. 13/’97, dunque potrebbero scomparire anche quelle. È un male? Sì che lo è, perché è vero che dappertutto, e non solo nei piccoli paesi in cui le menti eccelse difettano per motivi statistici e il sindaco tiene famiglia, le commissioni edilizie non hanno evitato, anzi hanno favorito situazioni che ben conosciamo e che Italia Nostra non si stanca di denunciare. Ma è anche vero che lo strumento della commissione è fondamentale per tenere ordine nel consumo del territorio e nella devastazione del paesaggio. Le Commissioni edilizie hanno infatti il compito di vigilare sulla qualità e sulla sostenibilità urbanistica e architettonica delle opere soggette a concessione. Insieme alle Commissioni Edilizie, pertanto, scompariranno – dove esistenti – le Commissioni per la Tutela degli Insiemi, che delle commissioni edilizie sono un importante organo consultivo. Allo stesso modo gli Uffici provinciali preposti alla tutela del territorio non potranno disporre preventivamente dei progetti per il rilascio dei pareri, e nuovi scempi ambientali e culturali si consumeranno sotto gli occhi impotenti di tutti. L’abolizione della concessione edilizia non varrà per i beni vincolati, dicono. Ma mi faccia il piacere!

Questa bella trovata è stata annunciata da Laimer (vi ricordate di lui? Aveva la delega all’Ambiente. Ce l’ha ancora?) e da Widmann. Facendola presentare da loro la Giunta ha voluto rassicurare da una parte chi ha a cuore le sorti dei beni culturali e ambientali in Alto Adige, dall’altra chi aspira a un sempre maggiore sviluppo economico del territorio. Ma, come si dice, è difficile tenere botte piena e moglie ubriaca. La Giunta ritiri quindi la proposta, che Italia Nostra giudica sotto ogni punto di vista assurda e irresponsabile.

Umberto Tecchiati

L’ennesimo scempio a Carezza

L’enorme squarcio nel bosco, aperto di fronte alla stazione a valle del Paolina, mi osserva patetico dalle foto livide e dolorosamente inespressive che un amico ha scattato per me. Le ha messe in una busta con su scritto “Dott. Tecchiati”, sono per me, mi si chiede di fare qualcosa. Ma cosa diavolo posso fare? Centinaia di alberi sono già stati abbattuti, e un cielo basso e lattiginoso si incunea tra le cimase irsute delle conifere e i versanti denudati delle alte terre, lontani, verso occidente. Al suolo giacciono a cumuli le ramaglie verdi e rosse dei pecci smembrati: sono le spoglie generose di un’armata sconfitta, cui non mancò il coraggio, ma la buona sorte. Le immagini di devastazione che queste foto esprimono, sono inasprite dalla livrea invernale, gelida, indifferente, che dicembre ha gettato sulle spalle di questo vecchio moribondo che è il paesaggio di Carezza. Guardatele bene, e poi andate anche a vedere sul posto. Non vengono dal meridione d’Italia massacrato dalle mafie e dalla miseria, ma dal civile e opulento Alto Adige, cui tutto il mondo guarda come a un esempio di civile etc. etc. Si poteva evitare? Forse sì. Stando a una interrogazione alla Giunta Provinciale dei consiglieri del gruppo verde Dello Sbarba e Heiss, datata 23 novembre 2009 (si vedano tutte al sito: http://www2.landtag-bz.org/it/banche_dati/atti_politici/idap_dati_essenziali_atto.asp), il progetto di un nuovo parcheggio di 16.000mq adatto a ospitare 700 auto e 40 bus, presentato dalla Società Carezza Latemar srl, deve ancora essere approvato dal Comune di Nova Levante. Se accettato, esso deve essere inserito nel PUC, e approvato in provincia, ma allo stato attuale non risulta che questi passi siano stati fatti. Nondimeno, i lavori di abbattimento degli alberi sono già iniziati. Interessante osservare che il bosco è di proprietà provinciale, è cioè anche mio e dei miei lettori, e che l’Azienda Foreste e demanio, le cui attività sono finanziate con i denari pubblici, e cioè anche con i miei e dei miei lettori, abbia iniziato a costruire il parcheggio ben prima che esso sia stato autorizzato nelle sedi istituzionali. E ci chiediamo noi: che vantaggio avrà la collettività dalla cessione di quest’area a una società privata? L’interrogazione chiede ancora, nel caso in cui gli abbattimenti non siano finalizzati al parcheggio ma a qualche altro oscuro fine di politica forestale, se si preveda il ripristino del bosco, dove abbattuto. L’Assessore Laimer rassicurerà tutti, con il suo consueto sorriso gelido ed educato, ce lo immaginiamo già. Lo ha fatto anche in passato (12 marzo scorso), quando, ricevendo 1000 e rotte firme di cittadini preoccupati del futuro paesaggistico e ambientale di Carezza, aveva garantito che l’area sarebbe stata protetta e che niente avrebbe manomesso il suo fascino. Ma allora si attendeva il pronunciamento dell’UNESCO: passata la festa, gabbato lu santo. Il proverbio è italiano, ma Laimer, per quanto di madre lingua tedesca, lo declina da dio. Solo poche settimane prima, il 13 ottobre 2009, Laimer aveva dovuto rispondere a un’altra interrogazione dei Verdi riguardo a un gigantesco bacino destinato all’innevamento artificiale delle piste da sci (100-120 milioni di litri). Con ineffabile delicatezza e impunità, la società incaricata degli scavi, come ci ha informato Davide Pasquali (“Carezza, esplosioni nel bosco”, Alto Adige del 1 novembre 2009, p. 15), ha pubblicato in internet i video che riprendono le operazioni di scavo a mezzo dinamite. L’area era una delicata area umida e un’arena di canto dei galli cedroni, oltre che un pascolo prediletto dai cervi. Ora pare bombardata. Ma per Laimer il bacino non è sovradimensionato. Nel preparare la risposta alle interrogazioni dei Verdi, i quali interpretano in questo caso l’angoscia di tutti coloro che vivono con preoccupazione il destino di Carezza, l’Assessore Laimer ripensi ai compiti di tutela e di sostenibilità cui dovrebbe assolvere in quanto Assessore all’Ambiente: forse non ha la giusta vocazione per farlo (se l’avesse, non avrebbe mai permesso lo scempio dell’invaso e del nuovo parcheggio). Sarebbe come se un assessore ai Beni culturali dicesse che il Monumento non deve essere restaurato (fantascienza). Forse è consigliato male, o chi lo consiglia non ha il coraggio di dirgli che certe cose non si fanno. Però non creda che gli elettori siano senza memoria. Ognuno raccoglierà ciò che avrà seminato. E qui la semina non sai più come chiamarla, ma di che natura sia, ognuno lo vede.

Umberto Tecchiati

La tutela del paesaggio

La nozione del paesaggio abbraccia la forma del territorio e dell’ambiente “La tutela del paesaggio” va interpretata come tutela e controllo degli interventi umani sul suolo e sull’ambiente. La tutela del paesaggio comprende e contiene la tutela urbanistica, intesa come regolazione degli insediamenti urbani nel territorio e non soltanto come disciplina dello sviluppo della città.

L’urbanistica si presenta, perciò, come sub-materia della tutela del paesaggio. Questa sub- materia è attribuita alla competenza legislativa regionale. Non vi è contrasto con la norma posta dall’art. 9, 2° comma: “La Repubblica…tutela il paesaggio….” “Repubblica” non indica solamente lo Stato, ma lo Stato -apparato ( e quindi lo Stato-persona, le regioni, le province, i comuni).

La norma dell’art. 9, 2° comma, determina un’azione dell’apparato statale che ben può estrinsecarsi attraverso un’attività legislativa, in parte di competenza statale – per i principi, nell’ambito delle leggi quadro – e in parte di competenza regionale, per il livello legislativo inferiore.

Lo Statuto di Autonomia del Trentino-Alto Adige (D.P.R. 31 agosto 1972, n. 670, pubblicato nella G.U. 20 novembre 1972, n. 301) attribuisce alle province di Trento e di Bolzano la potestà di emanare norme legislative in materia” urbanistica e piani regolatori” e in “tutela del paesaggio “( art. 8 n.5 e n. 6).

La diversità esistente fra la materia dell’urbanistica e quella della tutela del paesaggio, non soltanto può essere considerata priva di rigore ( si parla di “urbanistica e piani regolatori”, mentre è indubbio che si tratti di una sola materia), ma è priva di effetti in quanto la potestà in una materia e nell’altra ha lo stesso carattere (potestà). Conseguentemente non è rilevante che un precetto appartenga all’una o all’atra materia.

Tanto che una delle regioni speciali, la Val d’Aosta, ha disciplinato la materia con una legge unica (legge regionale urbanistica e per la tutela del paesaggio della Val d’Aosta, 28 aprile 1960 n. 3) che prevede un piano regolatore regionale e piani regolatori comunali urbanistici e paesaggistici.

Non diversamente la provincia di Bolzano ha determinato come fini dell’ordinamento urbanistico e edilizio, a norma dell’art.1, ultimo comma, della legge provinciale 10 luglio 1960 n. 8,”l’equilibrio sociale ed economico del territorio provinciale, l’assetto idrogeologico, la tutela del patrimonio storico, paesistico e ambientale, lo sviluppo sociale ed economico, la salvaguardia del carattere tradizionale e la salute della popolazione”.

La formula dimostra come la contrapposizione fra urbanistica e tutela del paesaggio non venga mantenuta concretamente, e addirittura non possa esserlo, quando la distinzione non ha rilevanza sull’ordine delle competenze.

Le norme degli statuti valdostano e del Trentino-Alto Adige consentono, pertanto, per un verso o per l’altro, di non trovare ostacolo alla locuzione”tutela del paesaggio” proposta, quando anche essa si sovrapponesse o coincidesse con quella”urbanistica”, perché la separazione delle materie non ha effetti sostanziali.

Invece la rilevanza viene resa manifesta quando la tutela del paesaggio costituisce materia per la quale è attribuita potestà legislativa di genere diverso di quello attribuito in ordine alla materia urbanistica. Comprensiva della flora e della fauna, per esempio.

L’art. 9, 2° comma, assoggetta alla tutela l’intero paesaggio, la dinamica delle sue trasformazioni, gli interventi sul territorio. In altre parole, ogni modificazione del suolo, per il fatto che ogni modificazione del suolo comporta modificazione del paesaggio. In questa ottica, la statuizione dell’art. 9, comma 2°, si combina con quella posta dall’art. 117 della Costituzione, inerente all’urbanistica, intesa come assetto dell’intero territorio, introdotta dall’art. 1 della legge 17 agosto 1942 n. 115, accolta dalla norma costituzionale, accolta e perfezionata a sua volta in norme successive, come l’art.1, ultimo comma, della legge urbanistica della provincia di Bolzano 10 luglio 1960, n. 8 e successive modificazioni e integrazioni.

Le differenze di contenuto fra l’una e l’altra regolazione vanno viste in due direzioni, in ordine alla materia e in ordine alle competenze, come sopra riferito.

Ne deriva che la diversità fra tutela del paesaggio e urbanistica è da riportare alla differenza fra genere (tutela del paesaggio) e specie (regolazione urbanistica, la quale tende a coincidere con il paesaggio urbano, quale parte del paesaggio)

La norma dell’articolo 9, comma 2°, impone un comportamento a tutti gli uffici dell’apparato della Repubblica, Stato, regioni, province, comuni, enti a competenza particolare.

La considerazioni svolte, a proposito dell’uso del termine”tutela del paesaggio” nella Costituzione, non possono essere modificate da una legge posteriore, la quale introduce una nozione di paesaggio più ridotta. L’art. 117, così come modificato dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001 n. 3, al terzo comma ,stabilisce:” Spetta alle Regioni la potestà legislativa in riferimento ad ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato”

Ora, in questo contesto attinente all’interazione dello Stato apparato sullo Stato comunità, ci si chiede fino a quali limiti tale comportamento sia stato rispettato nell’edificazione lungo la riva sinistra del Talvera; nella costruzione della scuola professionale provinciale in via Roma; nella localizzazione del nuovo inceneritore in via Lungo Isarco sinistro; nella scelta delle scuole Pascoli – Longon per una ristrutturazione “ibrida”, destinata a collocarvi il centro bibliotecario; nella proposta”deprecata” per lo spostamento del fascio binari a 500 metri di maggior distanza e del fabbricato viaggiatori a quota sette metri più alta di quella attuale, per citare alcuni casi.

Renzo Segalla, membro di ITALIA NOSTRA- Sez. Bolzano