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QUALE FUTURO PER IL PARCO NAZIONALE DELLO STELVIO?

Cari soci di Italia Nostra, cari amici delle associazioni ambientaliste trentine, si è svolta sabato scorso a Cogolo di Peio la tavola rotonda intitolata Quale futuro per il Parco Nazionale dello Stelvio? organizzata dalle sezioni di Trento e di Bolzano di Italia Nostra e preceduta da una conferenza stampa di presentazione tenutasi a Bolzano giovedì 6 ottobre. All’incontro pubblico, moderato dal direttore del quotidiano l’Adige Pierangelo Giovanetti, hanno partecipato tutti gli ospiti invitati (Pacher, Malossini, Pinter, Penasa, Bombarda, Casanova, Berdini, Bettinelli) tranne Flavio Ruffini, Direttore del Dipartimento all’Urbanistica, ambiente ed energia della Provincia Autonoma di Bolzano, impegnato nelle stesse ore a Cortina d’Ampezzo per l’ispezione UNESCO inerente le Dolomiti patrimonio dell’Umanità. Numerosi messaggi di saluto e d’augurio per i lavori sono giunti dal Presidente della Repubblica (che vi allego), dal Commissario del Governo per la provincia di Trento, dalle parlamentari Gnecchi e Froner, dal vicepresidente della Giunta provinciale di Bolzano Tommasini, dalla presidente nazionale di Italia Nostra, Alessandra Mottola Molfino, dal capogruppo SVP in Consiglio provinciale a Bolzano, Elmar Pichler Rolle, dall’assessore della provincia di Sondrio Compagnoni, dal consigliere regionale lombardo del PD, Angelo Costanzo, dall’assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia Giulio de Capitani e da Franco Pedrotti, naturalista e botanico, professore emerito dell’Università di Camerino, nonché autore del volume “Notizie storiche sul Parco Nazionale dello Stelvio”. All’incontro hanno partecipato più di 60 persone, tra cui i lavoratori (amministrativi, tecnici, operai, stagionali) del settore trentino del Parco con la dirigente Augusta Conta; rappresentanze sindacali del Trentino e della Lombardia; cittadini della Val di Sole; soci delle associazioni ambientaliste (WWF, LIPU, Italia Nostra) e della SAT; la referente dell’associazione culturale LINUM, Maria Loreta Veneri; qualche amministratore pubblico locale (il sindaco di Malè Bruno Paganini e il consigliere di “Noi Comunità” in seno all’Assemblea della Comunità di Valle, Alberto Pasquesi), un collaboratore del consigliere provinciale di Bolzano di Futuro e Libertà, Alessandro Urzì, giornalisti della carta stampata e della TV, ecc.. Non era invece presente alcuna rappresentanza istituzionale del Consorzio del Parco Nazionale dello Stelvio, né il sindaco di Peio ed ex-presidente del comitato di gestione del settore trentino del Parco Nazionale dello Stelvio, Angelo Dalpez, né il presidente della Comunità della Val di Sole, Alessio Migazzi. Rinvio alla rassegna stampa allegata la sintesi di quanto emerso durante la Tavola Rotonda. Luigi Casanova, che è intervenuto in qualità di Vicepresidente di CIPRA Italia e come rappresentante delle associazioni ambientaliste trentine nella Cabina di regia delle aree protette, ha rilanciato l’idea – avanzata già nel 1974 da Italia Nostra e dalla Commissione centrale per la protezione della natura alpina del C.A.I. con il volume intitolato Stelvio. Un Parco per l’Europa. No allo smembramento. No alla speculazione, ripresa da Mountain Wilderness nel 1991 e dalle associazioni ambientaliste della Valcamonica nel 1995 e riproposta al Parlamento europeo da Alexander Langer – di un grande Parco europeo delle Alpi centrali, che unisca quattro Parchi naturali tra loro confinanti (Adamello-Brenta, Adamello, Stelvio ed Engadina in Svizzera). Vi allego, infine, alcuni appunti di Casanova, che potrebbero essere utili per la stesura di un documento comune delle associazioni ambientaliste trentine e in prospettiva come base per un manifesto di “rifondazione del Parco Nazionale dello Stelvio” da sottoscrivere dalle associazioni ambientaliste nazionali e da altri importanti portatori di interessi collettivi e da sottoporre all’attenzione delle forze politiche, del Governo italiano, delle Giunte e dei Consigli provinciali di Trento e Bolzano e della Regione Lombardia e della Commissione dei Dodici. Un caro saluto.

Salvatore Ferrari

Vice Presidente IN sezione trentina

Tavola rotonda sul Parco dello Stelvio. Intervento di Umberto Tecchiati, Presidente di Italia Nostra di Bolzano – Alto Adige

Desidero in primo luogo ringraziare i funzionari e il personale e in particolare l’Arch. Augusta Conta, responsabile dirigente del settore tridentino del Parco, per avere messo a disposizione della manifestazione questa sala e, in generale, per l’interesse dimostrato per una discussione, aperta a tutti gli interessati, sul destino del Parco Nazionale dello Stelvio. Un sentito ringraziamento va a tutti i relatori che rappresentano, nonostante alcune significative e vistose assenze soprattutto sul versante sudtirolese, l’ampio arco di quanti sono titolati ad esprimersi o perché ricoprono importanti cariche istituzionali, o perché sostengono gli interessi della società civile e delle associazioni ambientaliste, o perché inquadrati in quelle amministrazioni provinciali e regionali che sono chiamate a dire apertamente cosa sarà di questo importante Parco; Salvatore Ferrari, caro amico e Vice presidente di Italia Nostra, si è fatto carico di uno sforzo organizzativo che è ben chiaro a tutti coloro che hanno fatto esperienza di manifestazioni di questo tipo. Il collega e amico Paolo Mayr, presidente di Italia Nostra del Trentino, può essere orgoglioso di un sostengo tanto appassionato e competente.

La sezione di Bolzano di Italia Nostra, che qui rappresento in veste di Presidente, ha condiviso da subito con gli amici trentini la necessità di uno sforzo comune a proposito del Parco, ed è nostra ferma convinzione che, al di là degli assetti amministrativi e istituzionali che tendono a mettere in secondo piano l’unità regionale, la cooperazione tra le nostre due sezioni, che solo ora si dispiega compiutamente, dopo decenni di lavoro intenso nelle singole realtà provinciali, ma non coordinato su scala regionale, possa costituire un contributo importante ad una visione complessiva e per così dire sistemica di problemi di politica della tutela dei beni culturali e ambientali che non possono non presentarsi simili, e anzi spesso addirittura identici nel caso di una regione, come il Trentino Alto Adige le cui province sono legate da sempre da una base culturale e da destini storici in larga misura convergenti. Ma proprio la complessità sociolinguistica di questo territorio, in primo luogo una complessità culturale, che investe la diversa sensibilità dei gruppi linguistici residenti, in particolare sui temi dell’autonomia intesa nel più ampio senso del termine, imponeva a noi di Bolzano di ricercare la collaborazione delle associazioni di lingua tedesca, in primo luogo del Dachverband e del Landesverband für Heimatpflege, così come dell’Alpenverein Südtirol; ciò ha potuto concretizzarsi in febbraio di quest’anno, quando Italia Nostra di Bolzano si è fatta carico, sull’esempio di una identica iniziativa di Italia Nostra di Trento, di sottoporre al Presidente della Provincia Durnwalder una richiesta di costituzione di un tavolo di confronto sul Parco. All’appello hanno aderito, oltre alle associazioni già citate, il CAI, il WWF, il FAI, che è come dire parecchie decine di migliaia di cittadini di ogni gruppo linguistico residenti in ogni comune dell’Alto Adige. Poiché a tutt’oggi il Presidente Durnwalder non si è degnato di una risposta, ieri l’altro gli ho rispedito la lettera, temendo non fosse andata persa. Questa volta, tuttavia, l’ho spedita via mail anche al consigliere Provinciale Elmar Pichler Rolle, che ha mostrato interesse per questa tavola rotonda ed è noto per essere uomo nel dialogo. Nelle righe di accompagnamento gli dicevo che Italia Nostra è per l’autonomia; per la nostra autonomia, e per ogni autonomia che garantisca le migliori misure di tutela dei beni culturali e ambientali. Noi siamo naturalmente per il mantenimento dell’assetto unitario del Parco, ma è necessario rammentare che alcuni gruppi di lingua tedesca, ad esempio l’Alpenverein, non sono contrari alla provincializzazione, altre invece, come il Landesverband für Heimatpflege, sono più vicini alle posizioni di Italia Nostra. Tutto questo per dire che quel documento è stato redatto alla luce di diverse sensibilità, e ne è uscito leggermente edulcorato rispetto al corrispondente testo trentino, e forse non poteva non essere così. È tuttavia importante sottolineare che un amplissimo fronte associativo è schierato anche in Alto Adige perché il Parco continui ad esistere in quanto tale, con le sue tutele e le sue tradizioni, e che questo fronte non accetterà supinamente di vedere altri decidere senza alcun coinvolgimento di tutti coloro che, al di fuori del palazzo, mostrano di avere a cuore le sorti del Parco e, in generale, della tutela dei beni culturali e ambientali della loro terra.

Grazie e buon lavoro a tutti noi.

Umberto Tecchiati, Presidente di IN Bolzano-Alto Adige

COMUNICATO STAMPA “QUALE FUTURO PER IL PARCO NAZIONALE DELLO STELVIO?”

COMUNICATO STAMPA

 

Oggetto: Conferenza stampa di Italia Nostra a Bolzano di presentazione del programma della Tavola Rotonda intitolata QUALE FUTURO PER IL PARCO NAZIONALE DELLO STELVIO? che si terrà sabato prossimo, 8 ottobre a Cogolo di Peio (ore 9.30)

Si è svolta stamattina (6 ottobre) a Bolzano, in collaborazione con il CLS – Consorzio Lavoratori Studenti di Bolzano, la conferenza stampa di presentazione della Tavola Rotonda intitolata “Quale futuro per il Parco Nazionale dello Stelvio?” che le sezioni di Trento e Bolzano di Italia Nostra hanno organizzato per sabato 8 ottobre a Cogolo di Peio (Trentino). Erano presenti i presidenti delle sezioni di Bolzano (Umberto Tecchiati) e di Trento (Paolo Mayr) e il vicepresidente della sezione trentina di Italia Nostra (Salvatore Ferrari).

La mattinata di discussione e approfondimento, moderata dal direttore del quotidiano l’Adige, Pierangelo Giovanetti, si terrà nella sede trentina del Parco dello Stelvio, da molti mesi al centro di polemiche e preoccupazioni.

L’incontro pubblico, organizzato d’intesa con la sede nazionale dell’Associazione, ha lo scopo di informare i cittadini e richiamare i responsabili politici sulla grave situazione di stallo che si è creata a partire dal dicembre scorso, quando un decreto del Consiglio dei ministri – in violazione dell’articolo 35 della legge quadro sulle aree protette (n. 394/91) – ha stabilito la soppressione del Consorzio del Parco e l’avvio dello “smembramento” di una delle più importanti aree protette delle Alpi, accogliendo lo schema di norma di attuazione approvato dalla Commissione dei Dodici in data 30 novembre 2010, nonostante l’assenza di un’intesa con la Lombardia. 

Come era prevedibile, il Presidente della Repubblica, vista la contrarietà del Consiglio Regionale della Lombardia evidenziata in un ordine del giorno votato il 21 dicembre 2010, non ha firmato il decreto del Governo.

Italia Nostra, e con essa tutte le associazioni ambientaliste sia a livello locale che nazionale, sono contrarie allo smembramento di uno dei più antichi parchi d’Europa (fu istituito nel 1935) e temono i contraccolpi negativi che potrebbero verificarsi in materia di tutela paesaggistica e ambientale, laddove le competenze dovessero passare alle singole province autonome e alla Regione Lombardia.

Nel frattempo il dimezzamento dei finanziamenti statali e il mancato rinnovo degli organi di governo del parco da parte del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare (il Consiglio Direttivo del parco è scaduto in data 26 dicembre 2010) ha portato l’Ente alla sostanziale paralisi.

Nelle prossime settimane, infine, il Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, richiamandosi all’articolo 5, comma 6 dell’Accordo di Lucca, potrebbe procedere alla nomina di un commissario straordinario, visto “il non funzionamento del Consiglio direttivo”.

Nei giorni scorsi a Italia Nostra sono giunti alcuni messaggi d’auguri per la buona riuscita della Tavola Rotonda, tra cui quello del botanico/naturalista Franco Pedrotti, professore emerito dell’Università di Camerino e autore nel 2005 di un volume sulla storia del Parco (Notizie storiche sul parco nazionale dello Stelvio) e delle parlamentari Luisa Gnecchi e Laura Froner.

Un messaggio particolarmente apprezzato da Italia Nostra è giunto – tramite il prefetto Ferraioli – dal Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che riportiamo di seguito:

“Gentile Signor Ferrari, il Presidente della Repubblica, mio tramite, La ringrazia per il cortese invito alla Tavola Rotonda sul futuro del Parco Nazionale dello Stelvio che si svolgerà l’8 ottobre prossimo.Il Capo dello Stato non potrà intervenire, ma augura a tutti i partecipanti un proficuo lavoro utile a risolvere i problemi del Parco. Aggiungo a quelli del Presidente i miei saluti personali. Sergio Ferraiolo”.

Anche Elmar Pichler Rolle, attuale capogruppo SVP nel Consiglio della Provincia Autonoma di Bolzano ed ex Obmann della Südtiroler Volkspartei dal 2004 al 2009, ha voluto rispondere all’invito della nostra associazione con il seguente messaggio, che non potrà che alimentare il dibattito intorno al futuro del Parco Nazionale dello Stelvio. Lo riportiamo di seguito:

 

 

“Gent. mo Signor Ferrari,

ho ricevuto il Suo invito a partecipare questo sabato ad una tavola

rotonda sul futuro del Parco Nazionale dello Stelvio. La informo che ho

sentito a riguardo i nostri parlamentari che mi dicono che attualmente non

esiste neppure un testo per un eventuale accordo tra lo Stato, le Regioni

e le Province Autonome e che perciò un dialogo approfondito è quasi

impossibile. Della questione nella SVP si sono occupati direttamente il

Presidente Durnwalder, il segretario Theiner ed i parlamentari e perciò mi

permetto di girare il Suo mail e la mia risposta alla direzione del mio

partito. Cordialmente Elmar Pichler Rolle”.

 

 

 

Bolzano-Trento, 6 ottobre 2011

 

dott. Umberto Tecchiati

presidente della sezione di Bolzano di Italia Nostra

 

 

ing. Paolo Mayr

presidente della sezione trentina di Italia Nostra

L’Espresso 04.02.2011:Impianti al posto di foreste. Nel cuore delle Dolomiti. Lo vuole il re dello speck, amico del governatore

di Franco Brevini

Le Dolomiti patrimonio dell’Umanità: modello di sviluppo sostenibile o mero marketing turistico? La domanda è legittima a fronte di una preoccupante serie di notizie che giungono proprio dall’Alto Adige, ritenuto da sempre esempio di buon governo. Dopo la strada di Antersasc, che viola un bosco centenario e un vallone fra i più intatti della Badia, ecco il progetto per una serie di nuovi impianti a Sesto in Pusteria. Fautore dell’iniziativa un ricco macellaio di San Candido di nome Franz Senfter, detto il “re dello speck”, che ha ottenuto l’approvazione del progetto, non solo contro la Valutazione d’impatto ambientale, ma anche contro pareri e giudizi tecnici espressi da esperti forestali internazionali. “Non c’è da stupirsi”, osserva Michil Costa, albergatore della Val Badia, che già si schierò contro il governatore Luis Durnwalder durante la battaglia per la strada di Antersasc: “Tempo fa, nonostante il 91 per cento della popolazione fosse contraria, la Provincia di Bolzano ha autorizzato l’impianto della Schwemmalm, in Val D’Ultimo”. Costa è subito sceso in campo contro l’ennesimo attentato all’ambiente delle Dolomiti, schierandosi accanto ai gruppi ambientalisti e a numerosi cittadini. «I nuovi impianti costeranno tra i 25 e i 30 milioni di euro. Vengono mascherati come collegamento tra la zona sciistica di Crocla Rossa e il Monte Elmo, in vista della liaison con il Comelico>>, spiega il consigliere comunale Hans Peter Stauder di Lebenswertes Sexten: «ln pratica si tratta della costruzione di tre nuovi impianti di risalita con relative piste da sci,che comporteranno il taglio di 25 ettari di foresta cli abete rosso e larice e movimenti di terra non inferiori a 150 mila metri cubi: la stessa quantità di materiale che servirebbe per sotterrare 20 campi di calcio sotto un metro di terra. Per fortuna il tribunale amministrativo di Bolzano ha bloccato i lavori fino alla sentenza definitìva attesa per il 9 febbraio. Spero non si dimentichino che il 2011 è stato proclamato l’anno delle foreste». Franz Senfter, presidente della società promotrice, la Sesto Dolomiti SpA, è uno dei più noti imprenditori dell’Alto Adige. Oltre a essere presidente di Grandi salumifici italiani, è attivo nei settori del turismo, della finanza, dei trasporti e dell’attività immobiliare. Vanta aziende e partecipazioni in Italia, Cina, Stati Uniti e Brasile. Strategica la sua consolidata amicizia con il governatore Durnwalder. “A Sesto la convergenza di interessi è molto forte”, dicono i soci del locale Circolo dell’Ambiente: “Gli albergatori sperano di ottenere nuovi clienti, gli agricoltori si vedono pagata la terra cinque volte il valore di mercato. Inoltre il recente accordo stipulato a Milano tra Durnwalder e il ministro Roberto Calderoli prevede che la Provincia di Bolzano versi annualmente 40 milioni alle province confinanti. In questo caso Durnwalder potrà concedere un bel contributo all’amico Senfter per realizzare i suoi progetti turistici nel Comelico Superiore”. Michil Costa, che da anni si batte invano per la parziale chiusura stiva dei passi dolomitici funestati dal traffico e dall’inquinamento acustico, è pessimista sul futuro dell’Alto Adige. “Preferisco lavorare per la Fondazione Costa, che ho creato per aiutare i bambini tibetani in esilio a Dharamsala, costruendo con la sorella del Dalai Lama scuole, laboratori, stalle. Qui da noi vedo solamente brutti segnali. L’altra settimana sentivo i sindaci della Val Martello commentare la notizia che il Parco dello Stelvio era passato nelle mani della provincia. Dicevano: “Bene, così potremo riaprire la caccia”. E un altro: “Meno burocrazia e concessioni edilizie più facili e rapide”. Il terzo: “Era ora di pensare alle categorie economiche”. Povero Alto Adige, povere Dolomiti”.

Addio alla concessione edilizia?

Addio alla concessione edilizia? Così – ma senza punto di domanda – il Dolomiten di venerdì 14 gennaio titolava la gran bella notizia che la concessione edilizia diventerà “superflua”. Essa non sarà cioè eliminata del tutto, ma riguarderà solo alcune tipologie di interventi edilizi. Ne saranno totalmente esclusi: parcheggi interrati connessi ad abitazioni; tutte le misure atte alla rimozione di barriere architettoniche; lavori ai sensi dell’art. 59, comma 1/b/c per manutenzione straordinaria, restauro, risanamento; varianti di progetto in corso d’opera nell’ambito dell’edificio; impianti fotovoltaici; volumi tecnici; “giardini d’inverno”; reti di protezione per la grandine. I comuni possono stabilire però, in aggiunta a quanto stabilito dalla legge, a quali altri ambiti potrà essere estesa la dichiarazione di inizio lavori (DIA). Una volta dettagliate tutte le prescrizioni nei relativi piani d’attuazione, potranno essere realizzate anche intere zone d’espansione senz’altra formalità che la denuncia di inizio lavori. Queste belle novità sono contenute nel nuovo disegno di legge urbanistica il cui iter è iniziato lunedì scorso e che l’Assessore Laimer vorrebbe promulgata entro il 2011. Come i lettori di questo giornale ricorderanno, in una presa di posizione del 2 marzo scorso, Italia Nostra (www.italianostrabz.wordpress.com) si era già espressa in modo negativo riguardo all’eventualità dell’abolizione della concessione edilizia, per motivi che a noi sembrano ovvi e che si possono riassumere nel principio che il passaggio burocratico della concessione costituisce, in tempi di deregulation, un minimo presidio a tutela di paesaggio, ambiente e beni storici e artistici. Come già in passato, la nuova legge è pensata per “semplificare” e “sburocratizzare” le attività edilizie. Dovrebbe consolarci il fatto che questa norma ci mette in pari con quanto stabilito a livello nazionale? O non dovrebbe forse suggerirci, proprio per questo, e cioè avendo a mente i tanti disastri ambientali e paesaggistici del “Bel Paese”, che la norma vecchia merita di essere conservata? La prima domanda da porsi è: a che serve tutto questo sforzo? Serve davvero a snellire il lavoro degli Uffici? A rendere meno lunghe e angosciose le attese dei costruttori? A semplificare l’iter burocratico? Sarebbe forse servito, se la concessione edilizia fosse stata abolita in tutti i casi, come proponeva inizialmente Laimer, subito smentito dal consorzio dei Comuni. Ma siccome è tecnicamente impossibile abolirla del tutto (la concessione edilizia è onerosa per chi la chiede, e porta soldi nelle casse di comuni per lo più affannati e derelitti, i quali di norma lucrano, appunto, sulla vendita e il consumo di territorio) si prova intanto a ridimensionarla, con effetti prevedibilmente nulli sul piano della “semplificazione”. E comunque: chi lo vuole un mondo “semplice”? Voglio dire, chi lo vuole un mondo in cui si scambi la semplicità con l’arbitrio? È più “semplice” imporre una decisione che nella maggior parte dei casi coinciderà solo con la volontà di chi decide – e dei suoi adepti, o è preferibile, per il bene della collettività, condividere una decisione con tutti, sentita la volontà della gente, il parere degli esperti, la sensibilità delle associazioni ambientaliste (vedi Parco Nazionale dello Stelvio)? A ben vedere, e come abbiamo più volte sottolineato, si tratta di un metodo politico, di gestione del consenso delle lobbies, tra le più potenti delle quali si colloca quella del mattone. Perché è chiaro che se la modifica alla legge urbanistica in materia di concessione edilizia non servirà a “semplificare”, essa deve comunque corrispondere a un interesse che, sfuggendo al generale comprendonio, servirà come al solito a fare gli interesse di pochissimi a discapito di tutti. Avremo impianti fotovoltaici sui tetti dei centri storici? E chi potrà impedire che i bellissimi “paesaggi di tetti” vengano deturpati? Si costruiranno intere zone di espansione senza concessione edilizia? Ad aver saputo aspettare un pochino, un gigantesco volume come quello della nuova Cantina di Gries all’Anraiterhof si sarebbe potuto costruire con la semplice Dia senza tante perdite di tempo. Quanto ai parcheggi interrati: essi sono sempre collegati a delle abitazioni! Mi pare abbastanza comico che uno parcheggi in aperta campagna, e poi si faccia quattro chilometri a piedi nella steppa per raggiungere casa. Mi faccia il piacere! Laimer dice che maggiore libertà significa maggiore responsabilità. Come dire che se lasci un assassino libero, egli responsabilmente non ucciderà. Laimer pensi a fare responsabilmente l’assessore all’ambiente, le lobbies dei costruttori hanno già abbastanza protettori, anche più in alto di lui.

Umberto Tecchiati

Presidente di Italia Nostra – Bolzano

IL PARCO DELLO STELVIO RIMANGA NAZIONALE

Dal quotidiano nazionale “La Repubblica” del13 gennaio 2011 — pagina 32 sezione: COMMENTI

Caro Augias, il ministro Frattini ha respinto le insinuazioni sulla tri-partizione del Parco nazionale dello Stelvio con la necessità di «cambiare la governance, che è costosa e pletorica». Sorvolo sull’ anglicismo convinto che la provincia di Bolzano farà un’ ottima gestione della sua fetta di Parco. Difficile credere però che moltiplicare per tre una struttura amministrativa – con l’ aggiunta di un comitato formato dagli enti locali e dal ministero dell’ Ambiente – possa far risparmiare. Sembra di capire che il Parco rimarrà nazionale, ma sarà gestito da enti differenti (insomma uno e trino). Ma se questa soluzione è valida per lo Stelvio, va immediatamente applicata anche al Parco del Gran Paradiso (Piemonte e Valle d’ Aosta), al Parco delle Foreste Casentinesi (Toscana e Emilia), al Parco del Pollino (Calabria e Basilicata). E come negare a Lazio e a Molise il loro pezzetto del Parco nazionale d’ Abruzzo? E perché non pensare a ulteriori ripartizioni a livello provinciale: il Parco del Pollino potrebbe essere suddiviso fra Potenza, Matera e Cosenza. La mia opinione negativa è confortata dalla decisa presa di posizione di tutte le associazioni ambientaliste (Fai in testa) e dal Cai. È innegabile che questa decisione aprirà alla politica una bella prateria di nomine, incarichi, consulenze. Paolo Gradi – paolo.gradi@libero.it

Pessima notizia, tra le tante, quella di fine anno sullo spezzatino fatto con il parco nazionale dello Stelvio. Se n’ è parlato poco perché cose anche peggiori premevano ma è stata una brutta decisione in sé e per le conseguenze che inevitabilmente avrà. Da tempo le due provincie autonome del Trentino Alto Adige spingevano per questa soluzione. Trento e Bolzano godono di amplissima autonomia e desideravano estenderla alla gestione del parco per la loro parte di territorio. Anche nei confini della Lombardia rientra un brandello dello sventurato parco ex nazionale. Gli appetiti lombardi sono da tempo voraci, la prospettiva di nuovi affari faceva gola. Lo smembramento dello Stelvio è andato avanti per gradi. Si sono create competenze suddivise per provincia sotto la responsabilità di amministratori locali, sindaci in testa. Di fronte al fallimento della formula, si è pensato di azzerare creando la presente gestione “una e trina”. Trentoe Bolzano faranno probabilmente buona guardia anche se il caso recente della strada per malga Antersasc in val Badia lascia qualche dubbio. C’ è voluta l’ azione mite e inflessibile di Michil Costa per rinviare (ma fino a quando?) lo scempio. Per la Lombardia i timori sono giustificati dai numerosi precedenti, il più vistoso dei quali è lo scandalo dei Mondiali di sci. Proprio per sottrarli a queste manovre i parchi non a caso nacquero “nazionali”. – CORRADO AUGIAS c.augias@repubblica.it

Parco dello Stelvio: riflessioni di Renzo Segalla

Parco dello Stelvio La norma di attuazione, licenziata dalla Commissione dei 12” che intende rafforzare l’autonomia gestionale delle Province autonome di Bolzano e Trento e della Regione Lombardia sul Parco nazionale dello Stelvio”, è stata approvata dal Consiglio dei ministri nella seduta di mercoledì 22 dicembre 2010. Secondo il ministro agli affari esteri, Franco Frattini,”non vi è alcun smembramento del parco che sarà tutelato con una” governance “più efficace e meno costosa con la supervisione e l’intervento dello Stato””Credo che il provvedimento abbia consentito di raggiungere un utile equilibrio, ispirato alla logica del federalismo” aggiunge il ministro agli affari regionali, Raffaele Fitto. Il ministro all’ambiente, Stefania Prestigiacomo ha rivendicato e ottenuto la garanzia che il Parco. resti”nazionale” e sia fortemente tutelato Ora la Provincia di Bolzano ha “quasi” la piena, ma non esclusiva, potestà sulla porzione di parco presente sul proprio territorio, im Land an der Etsch und im Gebirge/ lungo l’Adige e fra i monti, così come era definito, agli inizi del medioevo, l’Alto Adige. Così”si potrebbe ridisegnare i confini del parco per liberare il fondovalle venostano dai”lacci” imposti dalla normativa nazionale” afferma l’assessore provinciale all’ambiente, Michl Laimer. I confini del parco nazionale arrivano fino a lambire Silandro e Glorenza.; per potere praticare, a mo’ di esempio, la pesca dalla sponda destra orografica del fiume Adige, occorre, fino ad ora, l’autorizzazione da parte dei gestori del Parco nazionale; così pure per ottenere un concessione – licenza – permesso ci si deve recare negli uffici dei gestori del Parco nazionale, che hanno la sede a Bormio; in futuro non sarà più così, dice Laimer. Il quale spiega:”non apriremo né alla caccia né alle piste da sci” e “chi lo dice è in mala fede”, aggiunge. ”Confidiamo di creare un modello di gestione amministrativa, grazie al quale potremo avvicinare maggiormente la popolazione al parco nazionale e ai suoi obbiettivi, come già avviene con i parchi naturali” sottolinea il presidente della Provincia, Luis Durnwalder. E’ opportuno ricordare che le iniziali programmazioni dei nostri parchi nazionali erano, in un primo tempo, prevalentemente indirizzate alla possibilità di effettuare ricerche rigorosamente scientifiche e la frequentazione del pubblico non era minimamente favorita, anzi sospettata. Attualmente, forse anche con l’avvertimento conscio o inconscio di un generale deterioramento di gran parte dei nostri territori montani, si assiste all’insorgenza di una maggiore e più raffinata domanda nei loro confronti. La gente, anche di fronte alla più affascinante spettacolarità, esige sempre più la pur complessa e faticosa penetrazione nelle cause che determinano questa prestigiosità. Si sta, infatti, sviluppando verso la natura una sensibilità che esige forme di appagamento basate più sull’acquisizione del significato interpretativo degli ambienti e corpi naturali piuttosto che sulla gradevolezza delle figurazioni visive. Si può dire che è attualmente inappagante la qualità delle iniziative, che induce a presentazione ripetitive, basate su presenze naturali privilegianti lo spettacolo, il facile appagamento visivo, l’indicazione, per esempio, dei grossi mammiferi, che di frequente viene indicato quale più ambito messaggio faunistico in grado di caratterizzare l’ambente alpino, come lo stambecco/Steinbock, la cui foto è apparsa sui quotidiani, italiani e tedeschi. Grazie a una positiva evoluzione culturale, si devono riservare al visitatore, a coronamento degli aspetti più vistosi, anche le offerte informative finora relegate nella” trattatistica” pressoché irraggiungibile, perché dominio di pochi. Si sta avviando all’esaurimento l’epoca della facile seduzione, basata su motivi di conclamato richiamo visivo e sta iniziando quella che vuole appropriarsi del significato, ad esempio dei licheni e capire il messaggio del piccolo ma significativo insetto (Mantis religiosa) o rendersi conto del perché di una morfologia rocciosa, anche priva di crismi estetici di particolare richiamo. Il percorso che si presenta, con l’attribuzione della porzione del Parco dello Stelvio rispettivamente alle Province autonome di Trento e di Bolzano e alla Regione Lombardia, un avvicinamento a un’operazione nella scelta delle tematiche candidabili alla ricerca scientifica, vera e propria, da parte degli autori di elaborati sulla stessa tematica, predisposti alla divulgazione, traducendo in forma divulgativa i contenuti delle non poche ricerche naturalistiche, effettuate in passato e anche recentemente, ora in gran parte a conoscenza solamente di pochi specialisti. Ebbene: il Parco dello Stelvio, gestito dalla Provincia autonoma di Bolzano, può ora costituire un teatro ambientale straordinariamente ricco di possibilità interpretative, estese a tutti gli aspetti della natura, con grande possibilità di messaggi accessibili a ogni livello culturale Ben venga pertanto siffatta concreta nuova struttura operativa per l’avvenire culturale del Parco “nazionale” dello Stelvio, la quale deriva da un’evoluzione sociale del pensiero e dell’economia.. La quale consente una valutazione del patrimonio ambientale, in modo da collocarlo nelle attenzioni di una impostazione turistico – culturale, in particolare per i giovani. La montagna deve essere un polo di attrazione per la fascia giovanile post – adolescenziale che è bombardata da stimoli fuorvianti Urge intensificare le forme di comunicazione mirata, allo scopo di agevolare i giovani nell’accesso ai rifugi, a contatto con la natura, dentro uno stile di vita cooperativo, mettendo alla prova le proprie capacità di tenuta fisico – morale nell’abbraccio austero, ma appagante della natura, trasformando in tendopoli i prati delle alte quote. Renzo Segalla renzo.segalla@virgilio.it.

Parco dello Stelvio: una data storica?

Lo smembramento del Parco Nazionale dello Stelvio è una gran brutta pagina scritta da un governo scriteriato che per un voto di fiducia, o almeno per un’astensione, avrebbe venduto mammà, e da una giunta provinciale non meno spregiudicata che, nonostante il diverso avviso di Luisa Gnecchi, evidentemente più preoccupata dell’abbraccio mortale della SVP al Pdl nazionale, non può dirsi quel campione di rigore e di coerenza nella tutela dei beni culturali e ambientali. Italia Nostra – che la probabile parabola del Parco dello Stelvio l’aveva già intuita nel lontano 1974 all’indomani del secondo statuto di autonomia, pubblicando a Trento un libro dal titolo avveniristico: Stelvio, un parco per l’Europa.No allo smembramento, no alla speculazione – e con essa le più importanti e rappresentative associazioni ambientaliste del Paese, sono persuase che lo smembramento del Parco sia un atto profondamente sbagliato. Le motivazioni politiche e ideologiche del processo di logoramento del Parco che ha portato alla decisione del consiglio dei ministri di mercoledì scorso le ha riassunte molto bene Mauro Fattor sulle colonne dell’Alto Adige e non c’è bisogno di ritornarci sopra. È importante però ribadire che una questione di tale rilevanza avrebbe richiesto un’opinione pubblica informata, il parere del mondo scientifico e dell’associazionismo ambientalista, e infine un dibattito politico nelle sedi istituzionali. Inutile dire che nulla di tutto questo è avvenuto, e che è merito della stampa locale – non tutta – se, almeno nelle battute finali, abbiamo potuto assistere a uno spettacolo che evidentemente, nelle intenzioni degli attori, sarebbe dovuto rimanere “riservato”. Mentre Laimer, svestita la consueta glaciale grisaglia esulta, il presidente Durnwalder giudica storica la giornata di mercoledì. Mi si permetta di non essere d’accordo. La firma sullo smembramento del Parco non ha niente di eccezionale, non rappresenta niente di nuovo e di straordinario rispetto a ciò che già molte volte si è fatto nella tutela dei beni culturali e ambientali provinciali. Il meccanismo infatti è sempre lo stesso e prevede, in sequenza: a) un accordo politico/affaristico inconfessabile (vedi il Virgolo, la Cantina di Gries, i Prati di Koja a Bressanone etc.: per approfondimenti: www.italianostrabz.wordpress.com); b) la manipolazione preventiva dell’opinione pubblica, portata a deprecare lo stato di abbandono di un’area che si vuole “valorizzare”, o di cui si vuole minimizzare il valore magnificando nel contempo i progetti edilizi più squallidi (Virgolo, Anraiterhof…); c) la costruzione di un quadro giuridico che rende possibili i disegni politico/affaristici, talora formalmente impeccabile (non sempre, però: come quando i pareri tecnici degli Uffici vengono smentiti in sede politica), ma sempre sostanzialmente lesivo della protezione dell’ambiente e dei segni della storia e della cultura. A ben vedere, dunque, lo smembramento del Parco ha seguito lo stesso sperimentato iter, fino alla “vittoriosa” conseguenza finale di mercoledì, e non è chi non veda che il momento è storico solo per chi nutre equivoci sentimenti di possesso rispetto a una Heimat già venduta mille volte. Però, come sempre, non è mai troppo tardi per rimediare, né per tornare sui propri passi. Il passaggio del Parco alle province sarà veramente una data storica se oltre ai soldi, e ad una prevedibilmente ben diversa e migliore amministrazione, arriveranno anche misure concrete di tutela capaci di realizzare i disegni di protezione globale sottesi al progetto del Parco; se l’abbondanza della fauna non costituirà il pretesto per abbattimenti indiscriminati; se la “valorizzazione” del Parco non significherà divorare il territorio grazie all’abbandono dei criteri minimi di tutela e conservazione; se la giusta pretesa delle comunità locali di essere coinvolte e ascoltate non servirà a giustificare l’abbassamento della guardia rispetto alla necessità di mantenere il Parco com’è. La protezione della Heimat non è cosa del solo gruppo linguistico tedesco, come sembrano credere gli alleati di giunta italiani. È cosa di tutti coloro che, nati qui o no, sentono questa come la loro patria, e non si rassegnano all’idea che la sua protezione sia affidata a maneggi poco chiari e a persone che non hanno le necessarie competenze scientifiche né, ed è più grave, l’indispensabile spirito democratico per gestirla come occasione di dibattito e di coesione sociale e civile tra i cittadini. Intanto il carattere unitario del Parco è perso, e ogni provincia potrà fare di testa sua, finalmente “padrona in casa propria”. Una ben curiosa conclusione, per un potere politico che ogni giorno invita i cittadini a sentirsi europei, ad abbandonare il localismo, il revanchismo, a guardare lontano. Una legge “fascista” istituiva il Parco nel 1935, un decreto di un governo “repubblicano” lo abolisce: quale dei due provvedimenti debba essere considerato più deprecabile lo lascio giudicare al lettore.

Umberto Tecchiati

Interrogazione a risposta scritta presentata il 7 dicembre 2010 dai senatori Francesco Ferrante e Roberto Della Seta (Partito Democratico) al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare in merito alla Gestione del Parco Nazionale dello Stelvio. (S.4/04243).

FERRANTE, DELLA SETA – Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare – Premesso che: con il decreto del Presidente della Repubblica 22 marzo 1974, n. 279, è stato previsto all’art. 3 che le funzioni concernenti il parco nazionale Stelvio fossero esercitate dalle due province e che la gestione unitaria fosse attuata con la costituzione di un consorzio tra lo Stato e dette province le quali per la parte di competenza provvedono con legge, previa intesa tra i tre enti; successivamente con l’art. 35 della legge n. 394 del 1991 si è stabilito che l’intesa deve essere assunta anche con la Regione Lombardia. Con l’intesa raggiunta, il 27 marzo del 1992, tra il Ministero dell’ambiente, Regione Lombardia e le due province autonome si è concordato sulla costituzione del Consorzio di gestione, poi attuata con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 26 novembre 1993 e con la legge di recepimento regionale e con quelle provinciali; in questo contesto normativo la Commissione dei 12 ha avuto il compito di istruire, e proporre al Governo che le approva, norme di attuazione dello Statuto delle province autonome. Dalla lettura dello Statuto emergerebbe, in via generale, essere prevista anche la facoltà di trasferimento di funzioni dallo Stato alle province autonome e quindi anche la gestione dei parchi nazionali; in questo contesto un po’ fumoso si apprende, il 30 novembre 2010, dalla lettura dell’Agenzia di stampa “Ansa”, che il Presidente della terza Commissione legislativa del Consiglio della Provincia autonoma di Trento aveva chiesto il rinvio della trattazione, prevista per il 30 novembre 2010, in Commissione dei 12 della norma relativa alla provincializzazione del Parco nazionale dello Stelvio. Tale richiesta era motivata dall’esigenza di consentire al Consiglio della Provincia autonoma di Trento di comprendere la portata della proposta avanzata dalle due Province e in particolare da quella di Bolzano; sempre il 30 novembre 2010, dalla lettura di una successiva notizia di stampa “Ansa”, si apprende che non solo la richiesta del Presidente della terza Commissione legislativa del Consiglio della Provincia autonoma di Trento non è stata assolutamente presa in considerazione ma, fatto grave, che il parco nazionale dello Stelvio sarà gestito direttamente dalle Province autonome di Bolzano e di Trento e dalla Regione Lombardia, in collaborazione con i Comuni interessati. Lo prevede una norma d’attuazione, approvata dalla commissione dei 12 a Roma; secondo la norma elaborata dalla commissione paritetica Stato-Regione che ora è stata inviata ai Ministeri competenti, per poi passare all’esame definitivo del Consiglio dei ministri, il personale del parco nazionale dello Stelvio passerà a una società di gestione, finanziata tramite l’Accordo di Milano che prevede un contributo delle Province autonome per i Comuni limitrofi. Nell’ente di coordinamento del parco sarà anche rappresentato il Ministero; secondo Legambiente, questa norma d’attuazione mette a rischio l’integrità del parco nazionale e la tutela prevista da leggi nazionali per la più grande area protetta dell’arco alpino italiano, un bene naturalistico che da 75 anni è protetto come parco nazionale e che custodisce un patrimonio di foreste, pascoli e ghiacciai di valore straordinario, ben al di là degli stessi confini nazionali italiani. La sfida della conservazione della natura nella catena alpina – continua Legambiente – non ha bisogno di confini né di spezzettamenti amministrativi. Occorre, invece, saper guardare al valore che questa straordinaria regione montuosa racchiude, come fissato dalla Convenzione internazionale per la protezione delle Alpi, un accordo vincolante tra Stati nazionali e regioni confinanti ratificato dal nostro Paese nel 1999 ma di cui tutti sembrano essere inconsapevoli; è grave che questo attacco all’unitarietà gestionale di un’area protetta importante per la tutela di habitat e specie prioritarie avvenga nell’anno internazionale della biodiversità; ha ragione chi chiede un’azione di governo del Parco più efficace di quella che vi è stata finora, ma certamente lo spezzettamento del parco dello Stelvio non è la direzione per raggiungere questo obiettivo perché in questo modo non si otterrà, certo, una maggior tutela ma solo un lento e inesorabile declino del ruolo di un parco nazionale che, fino a oggi, nonostante i suoi molti oppositori, è riuscito a custodire ambienti e popolamenti di fauna e flora tra i più preziosi dell’intero arco alpino, si chiede di conoscere: se a quanto risulta al Ministro in indirizzo la Commissione dei 12 abbia tra i suoi compiti quello di istruire e proporre al Governo delle norme di settore, assolutamente specifiche, come la gestione dei parchi nazionali, che peraltro riguardano anche una Regione terza quale la Lombardia; nel caso di risposta affermativa, come il Ministro in indirizzo intenda urgentemente intervenire per evitare che questo provvedimento possa significare una diminuzione degli attuali livelli di tutela di un’area ad alto valore ambientale; quali azioni intenda intraprendere per difendere e potenziare l’integrità del parco nazionale dello Stelvio, che è la più grande area protetta dell’arco alpino italiano, un bene naturalistico che da 75 anni è protetto come parco nazionale e che custodisce un patrimonio di foreste, pascoli e ghiacciai di valore straordinario, ben al di là degli stessi confini nazionali italiani, come fissato dalla Convenzione internazionale per la protezione delle alpi, un accordo vincolante tra Stati nazionali e regioni confinanti ratificato dalla legge n. 403 del 1999.

Stelvio. Articolo di Marco Vitale sul Corriere del 24 dicembre 2010.

Nuovo importante contributo sul Parco a firma di Marco Vitale. Vai all’articolo:

http://archiviostorico.corriere.it/2010/dicembre/24/Stelvio_lunga_via_verso_distruzione_co_9_101224070.shtml