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Distruggere la Bolzano degli anni trenta e storicizzare il Monumento alla Vittoria? Mission impossible…

La presa di posizione dell’amico Maurizio Pacchiani dell’Associazione La Fabbrica del Tempo circa il previsto abbattimento della casa degli anni trenta situata all’incrocio tra Via Cesare Battisti e Via Virgilio ribadisce e sottolinea alcuni aspetti che da sempre anche Italia Nostra considera fondamentali per un ordinato sviluppo urbanistico della città. Da un lato esiste infatti la necessità di non ingessarne la crescita, dall’altro di non privarla di quel retaggio storico che non è fatto solo di monumenti, ma anche di piccoli edifici, vicoli, strade, piazze, scorci paesaggistici urbani che rendono il presente ricco e vivo perché consapevole della vita e della ricchezza di senso insite in ciò che è stato. Ogni città nasce e cresce, cambia, alcune parti possono essere totalmente distrutte per fare spazio al nuovo, il quale spesso, ma non sempre, e non per statuto, potrà risultare peggiore. Come un organismo vivo, come un essere umano, anche le città vivono brutti momenti, si ammalano, guariscono, in molti casi, in fondo non eccezionali, anche muoiono, distrutte dalla guerra o dai cataclismi naturali. Bolzano invece vive e prospera da ottocento anni, si è estesa in ogni direzione, complicandosi, evidenziando nella sua stessa urbanistica, nelle sue architetture, le contraddizioni e l’identità delle singole epoche, il divenire storico, l’inverarsi di ciò che oggi siamo concretamente. Cancellare sistematicamente il tessuto connettivo che rende solidale il presente della città alla sua storia non è un’operazione astuta né conveniente, alla lunga. Intanto resistono gli interessi particolari, le ambizioni speculative, le aspettative elettorali, e cioè il solito vecchio piccolo cabotaggio di una imprenditoria magari ricca ma ignorante, e di una politica povera ma non per questo bella. Tutto ciò, per tacere di quanto negli ultimi anni è avvenuto e che ci siamo sforzati di denunciare, avviene mentre si apre al pubblico il percorso espositivo al di sotto del Monumento alla Vittoria. Da una parte quindi si fa memoria di un monumento, con la pretesa di restituirlo al suo reale significato storico, dall’altro si fa terra bruciata di tutto ciò che a quel monumento si associava. Spero di non vivere abbastanza a lungo per vedere distrutti anche gli edifici INCIS, l’insula, bellissima, tra Via Diaz, Corso Libertà e Via Reginaldo Giuliani, forse anche il Comando delle Truppe alpine, e le scuole di Via Cadorna, per dire. Ma sarò quasi di sicuro ancora ben vivo e vegeto quando si abbatterà la Biblioteca Civica. Si sarà così ottenuto che il monumento che “faceva paura”, e che per questo è stato dotato di un curioso anello luminoso che ho visto uguale in un luna park, non faccia più paura a nessuno, perché privato di ogni riferimento alla sostanza edilizia e urbanistica degli anni trenta, e con ciò risospinto in un tempo e in un luogo che non esistono. Ma non so se augurarmi che esso smetta di fare paura: il peggio della storia torna sempre: basta smettere di temerlo, e di ricordarlo.

 

Umberto Tecchiati

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Salvare Casa Valgoi a Egna

Casa Valgoi, l’antico municipio di Egna, situato in uno dei centri storici più belli e più miracolosamente intatti di tutta la provincia, potrebbe venire distrutto per consentire la costruzione di un nuovo edificio. Si tratta di una vecchia casa costruita nel settecento, semplice, dotata di una bella scala, ma nel complesso di non particolare pregio. Essa fa parte tuttavia di un “insieme” urbanistico di rara bellezza dal quale non può essere cancellato senza pregiudizio per il tutto. Del nuovo edificio, di cui si conoscono i rendering, si può come minimo affermare che renderà “visibile” e rimpianto per sempre ciò che, dio non voglia, avrà sostituito: la valutazione dell’arte e dell’architettura moderna non è solo questione di gusti, sui quali, come si dice, non è lecito disputare.  Ma non è questo l’argomento di questo intervento. Vogliamo capire come è possibile che l’insieme dei portici di Egna, di cui il vecchio municipio è parte, corra oggi il rischio di venire snaturato, e cosa si può fare per impedirlo. Un vincolo diretto di tipo monumentale sull’antico edificio, il solo che potrebbe – almeno in linea teorica – impedire la sua distruzione,  per i motivi spiegati sopra non è possibile. Il soprintendente Leo Andergassen lo ha ribadito di recente in una perizia in cui peraltro si appella al concetto di “insieme”, chiedendo al Comune di ripensare tutto il progetto.  Allora, ci si può chiedere, potrebbe funzionare con la “tutela degli insiemi”. Ma il centro storico di Egna dispone di un eccellente piano di recupero che, almeno dal punto di vista giuridico, ha un valore maggiore di qualsiasi tutela degli insiemi: e perciò il centro storico di Egna non ha una tutela di questo tipo. Pierfrancesco Bonaventura e Carlo Trentini, che hanno redatto il piano di tutela insiemi di questo comune, hanno giustamente ritenuto, d’accordo con un’amministrazione comunale già sensibile e attenta, ma nel frattempo sostituita da  un’altra di pasta diversa, che imporre una tutela degli insiemi in un centro già soggetto a un rigoroso piano di recupero avrebbe costituito un  doppione inutile e per certi versi controproducente. E allora com’è successo che i portici e la piazzetta di Egna corrano oggi concretamente il rischio di vedere demolito il vecchio Muncipio? È successo che il Comune, proprietario dell’immobile, ha “estratto” il vecchio edificio dal piano di recupero che ne avrebbe imposto il solo restauro, rendendolo “demoricostruibile” e cioè sostituibile da un edificio moderno, vanificando in tal modo la solida struttura di tutela contenuta nel piano di recupero.

Questa storia riguarda un paese della Bassa Atesina, non piccolo ma abbastanza lontano dal capoluogo perché ciò che vi succede venga più rapidamente dimenticato e trascurato. Eppure questa storia contiene tutti gli ingredienti della mala-tutela del nostro territorio: amministrazioni comunali “furbe” e sorde alle istanze di conservazione del territorio che sempre più spesso si levano dai loro stessi elettori; interessi economici di cortissimo respiro che non sanno coniugarsi alle necessità di tutela a lungo termine. Ignoranza e arroganza che si traducono in progetti edilizi di pari qualità.

Si sono appellati al Sindaco contro la demolizione, e per un ripensamento di tutta la questione, il Landesverband für Heimatpflege (la federazione altoatesina dei protezionisti di lingua tedesca),  il vecchio Soprintendente Helmut Stampfer, studioso e uomo di grande autorevolezza,  Peter Kasal,  membro della commissione urbanistica provinciale, Zeno Bampi, architetto ed esperto in urbanistica e tutela del paesaggio, gli architetti Hans Holzknecht, Jochen Schultz, Esther March e Natalia Holguin Garcia, Franz Steiner,  Frank Weber, architetto e membro della commissione provinciale per la tutela del paesaggio, Irmengard Maurus, esperta in urbanistica e tutela del paesaggio. Italia Nostra si associa all’appello di tutti perché il Sindaco ci ripensi: restauri casa Valgoi invece di abbatterla e dia per primo l’esempio, in quanto proprietario di quel bene, in materia di conservazione e tutela del centro storico del paese che amministra.

 

Umberto Tecchiati

Presidente di Italia Nostra – Bolzano

Italia Nostra di Trento e Bolzano contro il motoraduno sulle Dolomiti.

Il 27 e il 28 agosto 2011 si sono dati appuntamento a Canazei in Val di Fassa gli appassionati centauri di Harley Davidson che, come dicono gli organizzatori, potrebbero essere più di mille. Vanno quindi moltiplicati almeno per mille i gas di scarico, il rumore e la mancanza di rispetto per
l’ambiente alpino che ciascuna di queste motociclette singolarmente e collettivamente esprime.

Non si può non essere d’accordo con tutti coloro che, negli ultimi giorni, hanno preso posizione contro il motoraduno, e Italia Nostra di Bolzano e Trento, che per la prima volta scrivono insieme sulle pagine di questo giornale, intendono esprimere chiaramente il proprio forte dissenso. Da
Luigi Casanova vicepresidente di Cipra Italia, ai Verdi, dall’Assessore all’ambiente altoatesino Laimer, a Michil Costa, da Klauspeter Dissinger del Dachverband a molti altri, è unanime il rifiuto di una manifestazione che, come ha detto Laimer, è un evento contrario alla filosofia del patrimonio
Unesco. Il motoraduno si sarebbe di certo meritato una Bandiera Nera di Legambiente, se l’ambito riconoscimento non fosse già toccato a Durnwalder per la questione Parco dello Stelvio.

Non abbiamo salutato come un grande momento della protezione delle Dolomiti l’inserimento delle medesime nella lista Unesco, perché da quel momento abbiamo temuto iniziasse la loro “valorizzazione”. Essa si traduce di norma in nuove speculazioni edilizie, in nuovi bacini idrici per l’innevamento artificiale, in nuovi impianti di risalita, etc. Ci è sempre sembrato che protezione delle Dolomiti significasse in primo luogo conservazione, miglioramento degli
standard di tutela, proposizione di nuovi paradigmi di “sfruttamento” turistico in cui silenzio, bassa densità, minimo impatto antropico e molto rispetto fossero gli ingredienti fondamentali per un successo esportabile anche altrove in casa nostra. Ci vantiamo infatti di essere la regione con il più alto numero di chilometri quadrati tutelati, e sarà vero, ma tutelare è un verbo troppo complesso, ricco e vitale perché ci si accontenti di usarlo senza andare a vedere come venga effettivamente declinato sul territorio, ed è ciò che Italia Nostra fa da sempre tanto in provincia di Trento che di Bolzano.

Per il futuro, Laimer auspica maggiore senso di responsabilità da parte degli operatori del settore turistico e degli organizzatori di eventi. Però è curioso che una politica che sa dire molti generosi sì, e che di norma non esita a contraddire il giudizio tecnico degli uffici preposti alla tutela
del territorio (soprintendenze, commissioni urbanistiche, di tutela del paesaggio etc.) allentando i lacci dei vincoli culturali e ambientali, si limiti ad “auspicare” un maggiore senso di responsabilità da parte degli operatori turistici. Sarebbe infatti meglio predicare meno e razzolare meglio, e soprattutto saper imporre una linea di sostenibilità ambientale anche all’economia. Auspicare, infatti, non basta: delle migliori intenzioni, e degli auspici, come si dice, sono piene le fosse.
L’intervento della politica, riguardo al motoraduno, è positivo, ma debole e inefficace, e pone il problema di una politica che non sa indirizzare l’economia, ma ne vive al traino, per lo più assecondandola e subendone l’influenza e l’ingerenza.

Abbastanza sconcertanti sono infine le affermazioni del Direttore dell’APT della Val di Fassa, secondo il quale l’inserimento delle Dolomiti nella lista Unesco dovrebbe rappresentare uno stimolo alla conversione del modello ora esistente di turismo di massa, ma la conversione per ora non è possibile.
In parole povere i letti disponibili sono troppi rispetto ad una possibile situazione di equilibrio e allora avanti come sempre, anzi peggio di sempre, perché per riempire quei letti si può passare sopra a tutto, anche al patrimonio dell’umanità.

Paolo Mayr, Presidente di Italia Nostra, Sezione trentina
Umberto Tecchiati, Presidente di Italia Nostra, Sezione di Bolzano – Alto Adige

Duce a cavallo: Sudditi-burattini o cittadini attivi?

Venite, venite, anche voi”concittadini di madrelingua italiana” per un” concorso di idee per il bassorilievo di Piazza Tribunale””La trasformazione della facciata dovrà presentare una soluzione che trasformi il fregio dello scultore Hans Piffrader… in un luogo di memoria che non sarà più visibile direttamente” “Saranno valutati in special modo il rapporto architettonico/artistico con l’edificio stesso e con l’insieme di Piazza Tribunale …”

Così le decisioni della Giunta Provinciale 07-02-2011.

Selezionate dai cinque”esperti”, nominati dalla Provincia e dal Comune, e premiate le proposte: vetrata con scritta non comprensibile ai più, bosco “artefatto”, scalinata e piattaforma, scalpello, sipario rosso”pompeiano”, gli altri 481”burattini”, presi per i fondelli, possono, previa compilazione di un modulo, e l’esibizione di un documento, ritirare gli originali delle proprie proposte, senza che ne venga fatta copia. Altrimenti le proposte,  ora depositate temporaneamente in archivio, sono destinate a diventare “carta da macero”Così, secondo le decisioni dell’assessore competente, come  si apprende a pag. 15 del quotidiano Alto Adige di oggi martedì 17 maggio 2011.

L’attivarsi di cittadini, singoli e associati, per conseguire l’interesse generale configura un’assunzione di oneri e responsabilità per fini non(soltanto)egoistici(premio di 4.000 euro. In termini, come accade per l’esercizio dei cosiddetti( diritti all’ambiente, compreso quello urbano, all’efficienza della pubblica amministrazione, alla corretta informazione e ai corretti adempimenti e così via), anche nella realizzazione del principio di sussidiarietà orizzontale. I cittadini, che si attivano, mirano a ottenere un vantaggio in cui può esserci un “mix” di interesse personale e di solidarietà, di memoria collettiva, come la tutela del bassorilievo di Piffrader, ai fini di una tollerabile con-vivenza.

 Sul piano operativo l’iniziativa della Provincia viene assecondata dai cittadini, al fine di contribuire alla soluzione di problemi di interesse generale, con vantaggi per tutta la cittadinanza.

I cittadini, che hanno partecipato al concorso di idee, costituiscono perciò un preziosa forma di collaborazione all’azione delle pubbliche amministrazioni. Le quali dovrebbero pertanto avere tutto l’interesse a sostenerle anche sotto l’aspetto dell’efficienza, efficacia, economicità degli interventi, finalizzati alla soddisfazione dell’interesse generale, come disposto nella parte finale dell’art. 4, comma 1, del Testo Unico delle leggi regionali sull’ordinamento dei comuni della Regione Autonoma Trentino-Alto Adige, DPReg 1° febbraio 2005 n 3/L.

Ma sembra che l’assessore provinciale non abbia ancora percepito quanto stabilito dal citato Testo Unico, non soltanto, ma neanche il nuovo principio, di cui all’art. 118, ultimo comma, della Legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3. Il quale si inserisce in un ambito particolarmente delicato, quale è quello dei rapporti fra cittadini e pubblica amministrazione e instaura un nuovo modo di amministrare.

I cittadini, ai sensi dell’applicabilità del principio di sussidiarietà orizzontale, presentano una valenza del tutto positiva; le loro proposte non possono essere depositate in archivio.

I cittadini si configurano come risorsa.

Renzo Segalla, ITALIA NOSTRA BOLZANO

Italia Nostra tra Bolzano e Trento. Salvare la scuola media ”Von Aufschnaiter” a Bolzano, il vecchio carcere a Trento

Nelle finalità principali di Italia Nostra, associazione nazionale per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale, vi è , fra l’altro, quella di promuovere azioni per la tutela, la conservazione e la valorizzazione dei beni culturali, dell’ambiente, del paesaggio urbano, rurale e dei monumenti del centro storico, della qualità della vita, in base al principio dell’articolo 9 della Costituzione. Il quale così recita:”La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica. – Tutela il paesaggio e il patrimonio artistico e storico della Nazione”.

L’art. 9 intende affidare la tutela del paesaggio a tutti gli uffici dell’apparato della Repubblica: Stato, Regioni, Province, Comuni.

E il CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO, istituito con decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 41 ribadisce: “In attuazione dell’articolo 9 della Costituzione, la Repubblica tutela e valorizza il patrimonio culturale, in coerenza con le attribuzioni di cui all’artico 117 della Costituzione e secondo le disposizioni del presente codice. – La tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale concorrono a preservare la memoria della comunità nazionale e del territorio e a promuovere lo sviluppo della cultura”. E ancora: “Sono beni culturali le cose immobili e mobili, appartenenti allo Stato, alle Regioni, agli altri enti pubblici territoriali…”

All’assemblea annuale di Italia Nostra sez. Tn, riunitasi sabato 21 maggio scorso, non a caso, a Pergine Valsugana, a pochi metri dall’edificio asburgico, che ospitava il noto ospedale psichiatrico, si è accennato, fra l’altro, alla mobilitazione contro l’abbattimento del vecchio carcere, che costituisce un insieme unitario con il Palazzo del Tribunale di Trento, pure di epoca asburgica, il cui valore storico e architettonico si cerca di difendere con un ricorso al Consiglio di Stato, dal quale si è in attesa del verdetto.

A Bolzano si lancia un appello per la salvaguardia dell’ edificio (costruito nel 1904), che ospita la scuola media “ Von Aufschnaiter”, in via Leonardo da Vinci – angolo via Cassa di Risparmio, destinato a dar spazio a un nuovo “cubo” da aggiungersi agli altri “cubi” di calcestruzzo, anonimo, del complesso della libera università di Bolzano (Lub).  Sarebbe un corpo estraneo nel complesso di edifici  caratteristici d’epoca,(come via Portici) che formano la via Cassa di Risparmio.

 “Salviamo la scuola media” Von Aufschnaiter”!Renzo Segalla – Italia Nostra.

Antonio Paolucci (Direttore dei Musei Vaticani) e la tutela dei Beni Culturali in salsa federale. Nessuna relazione con ciò che avviene in Alto Adige.

Colloquio con Antonio Paolucci di Alessandra Mammì – l’Espresso- 14 aprile 2011, pp. 56-57.

….Torna sempre alla sovrintendenze.
“È l’unica vera preoccupazione. Qualcuno dice che sia in atto una rottamazione. Mi auguro che non sia vero, ma lo scenario infausto è che con il federalismo le sovrintendenze diventino strumenti del potere politico territoriale. La loro forza invece è nell’essere centralizzate e indifferenti”.

Indifferenti a cosa?
“Il sovrintendente ha un solo referente: il ministro che sta a Roma. E dunque deve restare indifferente alle sia pur legittime esigenze del sindaco che vuole il parcheggio sotto la piazza monumentale o l’edilizia popolare in zona di pregio paesistico. Questa è la forza della sovrintendenza: riferirsi a un potere centrale e non alle potestà locali. Ora rischiamo una deriva che vede i sovrintendenti nominati da un governatore. È pericoloso. Il paesaggio del Chianti non appartiene ai toscani, interessa anche i cittadini di Calabria”.

Italia Nostra dice no al sette stelle del Ciampinoi

È di questi giorni la notizia che l’Assessore al Turismo Berger si è detto favorevole all’Hotel a 7 stelle da costruire a 2000 m di quota nella conca di Ciampinoi.  L’intervista rilasciata a Maurizio di Giangiacomo sull’Alto Adige del 10 aprile scorso  è interessante per vari aspetti. Vediamoli.  Intanto, dice l’Assessore, “valorizza” l’offerta turistica della nostra provincia e, avendo “dato un’occhiata” al progetto, trova che una struttura di quella qualità non potrebbe che “valorizzare” l’intera zona. A parte il fatto che una cosa di queste dimensioni a 2000 metri d’altezza meriterebbe di ricevere ben più di un’occhiata, prima di venire giudicata. Ma l’Assessore non è né un architetto né un urbanista, e gli si può concedere che, avesse anche dato un’occhiata approfondita, non ci avrebbe comunque capito un’acca. Ma l’Assessore Berger ha una fissazione: “valorizzare”. Devoto-Oli, alla voce “valorizzare”: rendere fruttifero un bene potenziale (v. una zona turistica, v. una fonte termale”). È l’offerta turistica della nostra Provincia un bene potenziale? No, essa è un valore reale, ed è quanto il comparto industriale del turismo può offrire, in termini di servizi, ai turisti. In quanto tale non ha bisogno di essere valorizzata, perché essa non è, appunto, potenziale, ma reale. È la conca di Ciampinoi un bene fruttifero che merita di essere sfruttato per mezzo di una colata di cemento che divorerà un territorio di altissimo pregio ambientale, in quelle Dolomiti da poco promosse a bene dell’umanità? Secondo me no.  Andiamo avanti. Berger sottolinea come non si trovi tutti i giorni qualcuno disposto a investire 40-50 milioni di euro. E allora? A chi torna utile l’investimento, se non all’imprenditore stesso (una suite costerà 5500 euro a notte)? Se qualcuno ci guadagna sopra a parte lui, e qualcuno ci sarà di sicuro, questi non saranno i gardenesi né gli altoatesini in genere, ma i membri del club politico-imprenditoriale che da molti anni sottomettono ai loro privati interessi la conservazione dell’ambiente e dei beni culturali che, non ci stancheremo mai di ripeterlo, sono di tutti. Continua Berger: “la superficie per posto letto supera i limiti massimi oggi previsti, ci vorrebbe un’autorizzazione speciale che comporta anche una decisione di carattere politico”. E siccome l’Assessore Berger ha detto che a lui piace, piacerà di certo anche al capo, e all’Assessore Laimer, che siccome non ha niente da dire su Carezza o sui Prati di Koja, o su Sonnenburg-Castel Badia, o sulla nuova Cantina di Gries, per dire, non avrà niente da dire neanche su Ciampinoi. Però, siccome ha anche la delega sull’energia, sarebbe interessante sapere cosa pensa di una struttura di quel genere, che verosimilmente sarà un micidiale divoratore di energia, alla faccia della protezione dell’ambiente e del clima. Berger aggiunge: “Per il resto, dal mondo turistico ho sentito fino a questo momento molti commenti positivi: sarà inevitabilmente un polo d’attrazione in più per la nostra terra, aumenterà il valore qualitativo della zona. Non mi sembra che ci possano essere molti dubbi a riguardo”. Non deve avere parlato con il mio amico albergatore Michl Costa, che si batterà finché avrà fiato in corpo contro questa porcheria. E poi Dio ci scampi da coloro che non hanno dubbi. Aumenterà il valore qualitativo della zona? E come può una costruzione a quella quota, in quel contesto, con quelle dimensioni e con quel target, rappresentare un aumento del  “valore qualitativo della zona”? Sarà l’esatto contrario, perché il valore della zona è costituito dalle bellezze ambientali e  paesaggistiche, non da una specie di Billionaire cafone per nuovi ricchi, sia pure progettato da una archistar. Berger non crede che avrà un impatto negativo sul paesaggio. Come può dire una cosa così? Egli “crede” o “sa”? Berger aggiunge: “Chi pensa che a 2000 metri andrebbe offerto solo pane e formaggio, sicuramente non ci soggiornerà”. È evidente che chi pensa così, e io la penso così, non ci soggiornerà, ma il patrimonio ambientale dell’Alto Adige è anche di chi mangia pane e formaggio e gli va di poterlo fare a 2000 metri di quota senza doversi sentire in imbarazzo per la volgarità di chi, avendo i soldi, deturpa un bene di tutti con il consenso della politica.

Umberto Tecchiati, Presidente di Italia Nostra  – Bolzano.