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Distruggere la Bolzano degli anni trenta e storicizzare il Monumento alla Vittoria? Mission impossible…

La presa di posizione dell’amico Maurizio Pacchiani dell’Associazione La Fabbrica del Tempo circa il previsto abbattimento della casa degli anni trenta situata all’incrocio tra Via Cesare Battisti e Via Virgilio ribadisce e sottolinea alcuni aspetti che da sempre anche Italia Nostra considera fondamentali per un ordinato sviluppo urbanistico della città. Da un lato esiste infatti la necessità di non ingessarne la crescita, dall’altro di non privarla di quel retaggio storico che non è fatto solo di monumenti, ma anche di piccoli edifici, vicoli, strade, piazze, scorci paesaggistici urbani che rendono il presente ricco e vivo perché consapevole della vita e della ricchezza di senso insite in ciò che è stato. Ogni città nasce e cresce, cambia, alcune parti possono essere totalmente distrutte per fare spazio al nuovo, il quale spesso, ma non sempre, e non per statuto, potrà risultare peggiore. Come un organismo vivo, come un essere umano, anche le città vivono brutti momenti, si ammalano, guariscono, in molti casi, in fondo non eccezionali, anche muoiono, distrutte dalla guerra o dai cataclismi naturali. Bolzano invece vive e prospera da ottocento anni, si è estesa in ogni direzione, complicandosi, evidenziando nella sua stessa urbanistica, nelle sue architetture, le contraddizioni e l’identità delle singole epoche, il divenire storico, l’inverarsi di ciò che oggi siamo concretamente. Cancellare sistematicamente il tessuto connettivo che rende solidale il presente della città alla sua storia non è un’operazione astuta né conveniente, alla lunga. Intanto resistono gli interessi particolari, le ambizioni speculative, le aspettative elettorali, e cioè il solito vecchio piccolo cabotaggio di una imprenditoria magari ricca ma ignorante, e di una politica povera ma non per questo bella. Tutto ciò, per tacere di quanto negli ultimi anni è avvenuto e che ci siamo sforzati di denunciare, avviene mentre si apre al pubblico il percorso espositivo al di sotto del Monumento alla Vittoria. Da una parte quindi si fa memoria di un monumento, con la pretesa di restituirlo al suo reale significato storico, dall’altro si fa terra bruciata di tutto ciò che a quel monumento si associava. Spero di non vivere abbastanza a lungo per vedere distrutti anche gli edifici INCIS, l’insula, bellissima, tra Via Diaz, Corso Libertà e Via Reginaldo Giuliani, forse anche il Comando delle Truppe alpine, e le scuole di Via Cadorna, per dire. Ma sarò quasi di sicuro ancora ben vivo e vegeto quando si abbatterà la Biblioteca Civica. Si sarà così ottenuto che il monumento che “faceva paura”, e che per questo è stato dotato di un curioso anello luminoso che ho visto uguale in un luna park, non faccia più paura a nessuno, perché privato di ogni riferimento alla sostanza edilizia e urbanistica degli anni trenta, e con ciò risospinto in un tempo e in un luogo che non esistono. Ma non so se augurarmi che esso smetta di fare paura: il peggio della storia torna sempre: basta smettere di temerlo, e di ricordarlo.

 

Umberto Tecchiati

Salvare Casa Valgoi a Egna

Casa Valgoi, l’antico municipio di Egna, situato in uno dei centri storici più belli e più miracolosamente intatti di tutta la provincia, potrebbe venire distrutto per consentire la costruzione di un nuovo edificio. Si tratta di una vecchia casa costruita nel settecento, semplice, dotata di una bella scala, ma nel complesso di non particolare pregio. Essa fa parte tuttavia di un “insieme” urbanistico di rara bellezza dal quale non può essere cancellato senza pregiudizio per il tutto. Del nuovo edificio, di cui si conoscono i rendering, si può come minimo affermare che renderà “visibile” e rimpianto per sempre ciò che, dio non voglia, avrà sostituito: la valutazione dell’arte e dell’architettura moderna non è solo questione di gusti, sui quali, come si dice, non è lecito disputare.  Ma non è questo l’argomento di questo intervento. Vogliamo capire come è possibile che l’insieme dei portici di Egna, di cui il vecchio municipio è parte, corra oggi il rischio di venire snaturato, e cosa si può fare per impedirlo. Un vincolo diretto di tipo monumentale sull’antico edificio, il solo che potrebbe – almeno in linea teorica – impedire la sua distruzione,  per i motivi spiegati sopra non è possibile. Il soprintendente Leo Andergassen lo ha ribadito di recente in una perizia in cui peraltro si appella al concetto di “insieme”, chiedendo al Comune di ripensare tutto il progetto.  Allora, ci si può chiedere, potrebbe funzionare con la “tutela degli insiemi”. Ma il centro storico di Egna dispone di un eccellente piano di recupero che, almeno dal punto di vista giuridico, ha un valore maggiore di qualsiasi tutela degli insiemi: e perciò il centro storico di Egna non ha una tutela di questo tipo. Pierfrancesco Bonaventura e Carlo Trentini, che hanno redatto il piano di tutela insiemi di questo comune, hanno giustamente ritenuto, d’accordo con un’amministrazione comunale già sensibile e attenta, ma nel frattempo sostituita da  un’altra di pasta diversa, che imporre una tutela degli insiemi in un centro già soggetto a un rigoroso piano di recupero avrebbe costituito un  doppione inutile e per certi versi controproducente. E allora com’è successo che i portici e la piazzetta di Egna corrano oggi concretamente il rischio di vedere demolito il vecchio Muncipio? È successo che il Comune, proprietario dell’immobile, ha “estratto” il vecchio edificio dal piano di recupero che ne avrebbe imposto il solo restauro, rendendolo “demoricostruibile” e cioè sostituibile da un edificio moderno, vanificando in tal modo la solida struttura di tutela contenuta nel piano di recupero.

Questa storia riguarda un paese della Bassa Atesina, non piccolo ma abbastanza lontano dal capoluogo perché ciò che vi succede venga più rapidamente dimenticato e trascurato. Eppure questa storia contiene tutti gli ingredienti della mala-tutela del nostro territorio: amministrazioni comunali “furbe” e sorde alle istanze di conservazione del territorio che sempre più spesso si levano dai loro stessi elettori; interessi economici di cortissimo respiro che non sanno coniugarsi alle necessità di tutela a lungo termine. Ignoranza e arroganza che si traducono in progetti edilizi di pari qualità.

Si sono appellati al Sindaco contro la demolizione, e per un ripensamento di tutta la questione, il Landesverband für Heimatpflege (la federazione altoatesina dei protezionisti di lingua tedesca),  il vecchio Soprintendente Helmut Stampfer, studioso e uomo di grande autorevolezza,  Peter Kasal,  membro della commissione urbanistica provinciale, Zeno Bampi, architetto ed esperto in urbanistica e tutela del paesaggio, gli architetti Hans Holzknecht, Jochen Schultz, Esther March e Natalia Holguin Garcia, Franz Steiner,  Frank Weber, architetto e membro della commissione provinciale per la tutela del paesaggio, Irmengard Maurus, esperta in urbanistica e tutela del paesaggio. Italia Nostra si associa all’appello di tutti perché il Sindaco ci ripensi: restauri casa Valgoi invece di abbatterla e dia per primo l’esempio, in quanto proprietario di quel bene, in materia di conservazione e tutela del centro storico del paese che amministra.

 

Umberto Tecchiati

Presidente di Italia Nostra – Bolzano

Italia Nostra di Trento e Bolzano contro il motoraduno sulle Dolomiti.

Il 27 e il 28 agosto 2011 si sono dati appuntamento a Canazei in Val di Fassa gli appassionati centauri di Harley Davidson che, come dicono gli organizzatori, potrebbero essere più di mille. Vanno quindi moltiplicati almeno per mille i gas di scarico, il rumore e la mancanza di rispetto per
l’ambiente alpino che ciascuna di queste motociclette singolarmente e collettivamente esprime.

Non si può non essere d’accordo con tutti coloro che, negli ultimi giorni, hanno preso posizione contro il motoraduno, e Italia Nostra di Bolzano e Trento, che per la prima volta scrivono insieme sulle pagine di questo giornale, intendono esprimere chiaramente il proprio forte dissenso. Da
Luigi Casanova vicepresidente di Cipra Italia, ai Verdi, dall’Assessore all’ambiente altoatesino Laimer, a Michil Costa, da Klauspeter Dissinger del Dachverband a molti altri, è unanime il rifiuto di una manifestazione che, come ha detto Laimer, è un evento contrario alla filosofia del patrimonio
Unesco. Il motoraduno si sarebbe di certo meritato una Bandiera Nera di Legambiente, se l’ambito riconoscimento non fosse già toccato a Durnwalder per la questione Parco dello Stelvio.

Non abbiamo salutato come un grande momento della protezione delle Dolomiti l’inserimento delle medesime nella lista Unesco, perché da quel momento abbiamo temuto iniziasse la loro “valorizzazione”. Essa si traduce di norma in nuove speculazioni edilizie, in nuovi bacini idrici per l’innevamento artificiale, in nuovi impianti di risalita, etc. Ci è sempre sembrato che protezione delle Dolomiti significasse in primo luogo conservazione, miglioramento degli
standard di tutela, proposizione di nuovi paradigmi di “sfruttamento” turistico in cui silenzio, bassa densità, minimo impatto antropico e molto rispetto fossero gli ingredienti fondamentali per un successo esportabile anche altrove in casa nostra. Ci vantiamo infatti di essere la regione con il più alto numero di chilometri quadrati tutelati, e sarà vero, ma tutelare è un verbo troppo complesso, ricco e vitale perché ci si accontenti di usarlo senza andare a vedere come venga effettivamente declinato sul territorio, ed è ciò che Italia Nostra fa da sempre tanto in provincia di Trento che di Bolzano.

Per il futuro, Laimer auspica maggiore senso di responsabilità da parte degli operatori del settore turistico e degli organizzatori di eventi. Però è curioso che una politica che sa dire molti generosi sì, e che di norma non esita a contraddire il giudizio tecnico degli uffici preposti alla tutela
del territorio (soprintendenze, commissioni urbanistiche, di tutela del paesaggio etc.) allentando i lacci dei vincoli culturali e ambientali, si limiti ad “auspicare” un maggiore senso di responsabilità da parte degli operatori turistici. Sarebbe infatti meglio predicare meno e razzolare meglio, e soprattutto saper imporre una linea di sostenibilità ambientale anche all’economia. Auspicare, infatti, non basta: delle migliori intenzioni, e degli auspici, come si dice, sono piene le fosse.
L’intervento della politica, riguardo al motoraduno, è positivo, ma debole e inefficace, e pone il problema di una politica che non sa indirizzare l’economia, ma ne vive al traino, per lo più assecondandola e subendone l’influenza e l’ingerenza.

Abbastanza sconcertanti sono infine le affermazioni del Direttore dell’APT della Val di Fassa, secondo il quale l’inserimento delle Dolomiti nella lista Unesco dovrebbe rappresentare uno stimolo alla conversione del modello ora esistente di turismo di massa, ma la conversione per ora non è possibile.
In parole povere i letti disponibili sono troppi rispetto ad una possibile situazione di equilibrio e allora avanti come sempre, anzi peggio di sempre, perché per riempire quei letti si può passare sopra a tutto, anche al patrimonio dell’umanità.

Paolo Mayr, Presidente di Italia Nostra, Sezione trentina
Umberto Tecchiati, Presidente di Italia Nostra, Sezione di Bolzano – Alto Adige

Duce a cavallo: Sudditi-burattini o cittadini attivi?

Venite, venite, anche voi”concittadini di madrelingua italiana” per un” concorso di idee per il bassorilievo di Piazza Tribunale””La trasformazione della facciata dovrà presentare una soluzione che trasformi il fregio dello scultore Hans Piffrader… in un luogo di memoria che non sarà più visibile direttamente” “Saranno valutati in special modo il rapporto architettonico/artistico con l’edificio stesso e con l’insieme di Piazza Tribunale …”

Così le decisioni della Giunta Provinciale 07-02-2011.

Selezionate dai cinque”esperti”, nominati dalla Provincia e dal Comune, e premiate le proposte: vetrata con scritta non comprensibile ai più, bosco “artefatto”, scalinata e piattaforma, scalpello, sipario rosso”pompeiano”, gli altri 481”burattini”, presi per i fondelli, possono, previa compilazione di un modulo, e l’esibizione di un documento, ritirare gli originali delle proprie proposte, senza che ne venga fatta copia. Altrimenti le proposte,  ora depositate temporaneamente in archivio, sono destinate a diventare “carta da macero”Così, secondo le decisioni dell’assessore competente, come  si apprende a pag. 15 del quotidiano Alto Adige di oggi martedì 17 maggio 2011.

L’attivarsi di cittadini, singoli e associati, per conseguire l’interesse generale configura un’assunzione di oneri e responsabilità per fini non(soltanto)egoistici(premio di 4.000 euro. In termini, come accade per l’esercizio dei cosiddetti( diritti all’ambiente, compreso quello urbano, all’efficienza della pubblica amministrazione, alla corretta informazione e ai corretti adempimenti e così via), anche nella realizzazione del principio di sussidiarietà orizzontale. I cittadini, che si attivano, mirano a ottenere un vantaggio in cui può esserci un “mix” di interesse personale e di solidarietà, di memoria collettiva, come la tutela del bassorilievo di Piffrader, ai fini di una tollerabile con-vivenza.

 Sul piano operativo l’iniziativa della Provincia viene assecondata dai cittadini, al fine di contribuire alla soluzione di problemi di interesse generale, con vantaggi per tutta la cittadinanza.

I cittadini, che hanno partecipato al concorso di idee, costituiscono perciò un preziosa forma di collaborazione all’azione delle pubbliche amministrazioni. Le quali dovrebbero pertanto avere tutto l’interesse a sostenerle anche sotto l’aspetto dell’efficienza, efficacia, economicità degli interventi, finalizzati alla soddisfazione dell’interesse generale, come disposto nella parte finale dell’art. 4, comma 1, del Testo Unico delle leggi regionali sull’ordinamento dei comuni della Regione Autonoma Trentino-Alto Adige, DPReg 1° febbraio 2005 n 3/L.

Ma sembra che l’assessore provinciale non abbia ancora percepito quanto stabilito dal citato Testo Unico, non soltanto, ma neanche il nuovo principio, di cui all’art. 118, ultimo comma, della Legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3. Il quale si inserisce in un ambito particolarmente delicato, quale è quello dei rapporti fra cittadini e pubblica amministrazione e instaura un nuovo modo di amministrare.

I cittadini, ai sensi dell’applicabilità del principio di sussidiarietà orizzontale, presentano una valenza del tutto positiva; le loro proposte non possono essere depositate in archivio.

I cittadini si configurano come risorsa.

Renzo Segalla, ITALIA NOSTRA BOLZANO

Italia Nostra tra Bolzano e Trento. Salvare la scuola media ”Von Aufschnaiter” a Bolzano, il vecchio carcere a Trento

Nelle finalità principali di Italia Nostra, associazione nazionale per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale, vi è , fra l’altro, quella di promuovere azioni per la tutela, la conservazione e la valorizzazione dei beni culturali, dell’ambiente, del paesaggio urbano, rurale e dei monumenti del centro storico, della qualità della vita, in base al principio dell’articolo 9 della Costituzione. Il quale così recita:”La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica. – Tutela il paesaggio e il patrimonio artistico e storico della Nazione”.

L’art. 9 intende affidare la tutela del paesaggio a tutti gli uffici dell’apparato della Repubblica: Stato, Regioni, Province, Comuni.

E il CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO, istituito con decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 41 ribadisce: “In attuazione dell’articolo 9 della Costituzione, la Repubblica tutela e valorizza il patrimonio culturale, in coerenza con le attribuzioni di cui all’artico 117 della Costituzione e secondo le disposizioni del presente codice. – La tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale concorrono a preservare la memoria della comunità nazionale e del territorio e a promuovere lo sviluppo della cultura”. E ancora: “Sono beni culturali le cose immobili e mobili, appartenenti allo Stato, alle Regioni, agli altri enti pubblici territoriali…”

All’assemblea annuale di Italia Nostra sez. Tn, riunitasi sabato 21 maggio scorso, non a caso, a Pergine Valsugana, a pochi metri dall’edificio asburgico, che ospitava il noto ospedale psichiatrico, si è accennato, fra l’altro, alla mobilitazione contro l’abbattimento del vecchio carcere, che costituisce un insieme unitario con il Palazzo del Tribunale di Trento, pure di epoca asburgica, il cui valore storico e architettonico si cerca di difendere con un ricorso al Consiglio di Stato, dal quale si è in attesa del verdetto.

A Bolzano si lancia un appello per la salvaguardia dell’ edificio (costruito nel 1904), che ospita la scuola media “ Von Aufschnaiter”, in via Leonardo da Vinci – angolo via Cassa di Risparmio, destinato a dar spazio a un nuovo “cubo” da aggiungersi agli altri “cubi” di calcestruzzo, anonimo, del complesso della libera università di Bolzano (Lub).  Sarebbe un corpo estraneo nel complesso di edifici  caratteristici d’epoca,(come via Portici) che formano la via Cassa di Risparmio.

 “Salviamo la scuola media” Von Aufschnaiter”!Renzo Segalla – Italia Nostra.

Antonio Paolucci (Direttore dei Musei Vaticani) e la tutela dei Beni Culturali in salsa federale. Nessuna relazione con ciò che avviene in Alto Adige.

Colloquio con Antonio Paolucci di Alessandra Mammì – l’Espresso- 14 aprile 2011, pp. 56-57.

….Torna sempre alla sovrintendenze.
“È l’unica vera preoccupazione. Qualcuno dice che sia in atto una rottamazione. Mi auguro che non sia vero, ma lo scenario infausto è che con il federalismo le sovrintendenze diventino strumenti del potere politico territoriale. La loro forza invece è nell’essere centralizzate e indifferenti”.

Indifferenti a cosa?
“Il sovrintendente ha un solo referente: il ministro che sta a Roma. E dunque deve restare indifferente alle sia pur legittime esigenze del sindaco che vuole il parcheggio sotto la piazza monumentale o l’edilizia popolare in zona di pregio paesistico. Questa è la forza della sovrintendenza: riferirsi a un potere centrale e non alle potestà locali. Ora rischiamo una deriva che vede i sovrintendenti nominati da un governatore. È pericoloso. Il paesaggio del Chianti non appartiene ai toscani, interessa anche i cittadini di Calabria”.

Italia Nostra dice no al sette stelle del Ciampinoi

È di questi giorni la notizia che l’Assessore al Turismo Berger si è detto favorevole all’Hotel a 7 stelle da costruire a 2000 m di quota nella conca di Ciampinoi.  L’intervista rilasciata a Maurizio di Giangiacomo sull’Alto Adige del 10 aprile scorso  è interessante per vari aspetti. Vediamoli.  Intanto, dice l’Assessore, “valorizza” l’offerta turistica della nostra provincia e, avendo “dato un’occhiata” al progetto, trova che una struttura di quella qualità non potrebbe che “valorizzare” l’intera zona. A parte il fatto che una cosa di queste dimensioni a 2000 metri d’altezza meriterebbe di ricevere ben più di un’occhiata, prima di venire giudicata. Ma l’Assessore non è né un architetto né un urbanista, e gli si può concedere che, avesse anche dato un’occhiata approfondita, non ci avrebbe comunque capito un’acca. Ma l’Assessore Berger ha una fissazione: “valorizzare”. Devoto-Oli, alla voce “valorizzare”: rendere fruttifero un bene potenziale (v. una zona turistica, v. una fonte termale”). È l’offerta turistica della nostra Provincia un bene potenziale? No, essa è un valore reale, ed è quanto il comparto industriale del turismo può offrire, in termini di servizi, ai turisti. In quanto tale non ha bisogno di essere valorizzata, perché essa non è, appunto, potenziale, ma reale. È la conca di Ciampinoi un bene fruttifero che merita di essere sfruttato per mezzo di una colata di cemento che divorerà un territorio di altissimo pregio ambientale, in quelle Dolomiti da poco promosse a bene dell’umanità? Secondo me no.  Andiamo avanti. Berger sottolinea come non si trovi tutti i giorni qualcuno disposto a investire 40-50 milioni di euro. E allora? A chi torna utile l’investimento, se non all’imprenditore stesso (una suite costerà 5500 euro a notte)? Se qualcuno ci guadagna sopra a parte lui, e qualcuno ci sarà di sicuro, questi non saranno i gardenesi né gli altoatesini in genere, ma i membri del club politico-imprenditoriale che da molti anni sottomettono ai loro privati interessi la conservazione dell’ambiente e dei beni culturali che, non ci stancheremo mai di ripeterlo, sono di tutti. Continua Berger: “la superficie per posto letto supera i limiti massimi oggi previsti, ci vorrebbe un’autorizzazione speciale che comporta anche una decisione di carattere politico”. E siccome l’Assessore Berger ha detto che a lui piace, piacerà di certo anche al capo, e all’Assessore Laimer, che siccome non ha niente da dire su Carezza o sui Prati di Koja, o su Sonnenburg-Castel Badia, o sulla nuova Cantina di Gries, per dire, non avrà niente da dire neanche su Ciampinoi. Però, siccome ha anche la delega sull’energia, sarebbe interessante sapere cosa pensa di una struttura di quel genere, che verosimilmente sarà un micidiale divoratore di energia, alla faccia della protezione dell’ambiente e del clima. Berger aggiunge: “Per il resto, dal mondo turistico ho sentito fino a questo momento molti commenti positivi: sarà inevitabilmente un polo d’attrazione in più per la nostra terra, aumenterà il valore qualitativo della zona. Non mi sembra che ci possano essere molti dubbi a riguardo”. Non deve avere parlato con il mio amico albergatore Michl Costa, che si batterà finché avrà fiato in corpo contro questa porcheria. E poi Dio ci scampi da coloro che non hanno dubbi. Aumenterà il valore qualitativo della zona? E come può una costruzione a quella quota, in quel contesto, con quelle dimensioni e con quel target, rappresentare un aumento del  “valore qualitativo della zona”? Sarà l’esatto contrario, perché il valore della zona è costituito dalle bellezze ambientali e  paesaggistiche, non da una specie di Billionaire cafone per nuovi ricchi, sia pure progettato da una archistar. Berger non crede che avrà un impatto negativo sul paesaggio. Come può dire una cosa così? Egli “crede” o “sa”? Berger aggiunge: “Chi pensa che a 2000 metri andrebbe offerto solo pane e formaggio, sicuramente non ci soggiornerà”. È evidente che chi pensa così, e io la penso così, non ci soggiornerà, ma il patrimonio ambientale dell’Alto Adige è anche di chi mangia pane e formaggio e gli va di poterlo fare a 2000 metri di quota senza doversi sentire in imbarazzo per la volgarità di chi, avendo i soldi, deturpa un bene di tutti con il consenso della politica.

Umberto Tecchiati, Presidente di Italia Nostra  – Bolzano.

Podiumsdiskussion: Architektur – Tradition oder Stillstand? Il testo del contributo di Italia Nostra

Ortisei, 23 febbraio 2011

Gentili Signore e Signori

Sono molto riconoscente alle associazioni organizzatrici (Kreis f. Kunst und Kultur St. Ulrich, KulturForumCultura)  per avermi invitato a partecipare a questo dibattito pubblico. Come presidente di Italia Nostra, un’associazione che si occupa della tutela del patrimonio storico artistico e naturale della Nazione, sono ovviamente molto preoccupato della conservazione del paesaggio alpino di Ortisei e, in generale, della nostra provincia. Proteggere il paesaggio non significa solo impedire che nuove brutte costruzioni ne stravolgano l’identità, ma anche adoperarsi perché le vecchie o antiche costruzioni, non di rado molto belle e da sempre magnificamente inserite nel loro ambiente, continuino ad esistere.

Nel mio articolo sui “reazionari dell’edilizia” (il titolo fu scelto dalla redazione del giornale ma interpretava a meraviglia il mio modo di vedere) sostenevo che la decisione presa dal Comune di Ortisei di bandire l’architettura moderna imponendo l’architettura tradizionale avrebbe portato più guai di quanti ne pretendeva di risolvere. Dicevo anche, e senza ironia, che bisognava però riconoscere al Comune il merito di essersi posto una domanda (certo un po’ tardiva), e cioè se il modo di costruire che si è seguito in questi ultimi venti o trent’anni sia consono alla delicatezza del paesaggio alpino. Non si può evidentemente generalizzare, ma l’impressione che di solito ricavo percorrendo in automobile le nostre valli, è che si sia costruito spesso male, imponendo fabbricati troppo grandi in contesti paesaggistici che avrebbero richiesto cubature molto più contenute, e calando nei medesimi contesti costruzioni forse non brutte in sé, ma inadatte al luogo in cui sono state erette.

È evidente che è necessario ripensare il modo di costruire in Alto Adige, ma non mi pare che la soluzione sia imporre una “architettura tradizionale” che nessuno sa di preciso cos’è. Se qualcuno conosce bene Bolzano si ricorderà di un Erker, che è certamente un elemento dell’architettura tradizionale, eretto sullo spigolo di un edificio in Via dei Vanga: sembra un razzo pronto a partire per gli spazi siderali e francamente ho visto solo pochissimi esempi di architettura moderna ispirata alla tradizione più brutti e sfacciati di questo.

Ma il pericolo che la reinterpretazione della tradizione porti a esiti paradossali non è l’unico ad annidarsi in quella decisione. A me pare che essa sottintenda che tutta l’architettura moderna sia brutta e tutta l’architettura tradizionale sia  bella. Ovviamente le cose non stanno così. Ortisei e la sua popolazione hanno risorse di cultura e di ingegno tali che non avrei alcun dubbio a dare fiducia a giovani architetti e artisti perché ripensino con coerenza e con amore non solo l’aspetto del nuovo, ma anche la conservazione del vecchio.

Quella decisione sottintende anche che la commissione edilizia comunale non abbia la forza né la capacità tecnica e culturale di giudicare i progetti che arrivano sul suo tavolo. Se così non fosse potrebbe pure arrivare un progetto brutto e incompatibile con il paesaggio, ma esso verrebbe respinto, e il progettista invitato a migliorarlo o a cambiarlo radicalmente.  Ma mi pare francamente impossibile che la commissione edilizia di Ortisei non sappia valutare un progetto, e ricorra ad una norma che impone uno stile quasi avesse bisogno di delegare a qualcun altro un compito di difficile svolgimento. Rimane il fatto che quella norma esautora ampiamente la Commissione edilizia.

E a questo punto vorrei affrontare la cosa da un punto di vista politico. Italia Nostra non fa politica nel senso partitico del termine, ma agisce riguardo alle cose che sono di tutti, e quindi fa politica, ma in quel senso particolare e disinteressato che si chiama partecipazione e che significa libertà e democrazia.

L’esautoramento della Commissione edilizia che consegue a quella decisione è un fatto grave, perché sottrae la tutela del paesaggio a un livello squisitamente tecnico e quindi almeno potenzialmente libero dalla politica, per trasferirlo su un piano giuridico, che è quello della legge promulgata da una maggioranza contro importanti strati della società civile di Ortisei. Come si dice: summum ius, maxima iniuria.

Io ritengo quindi che la decisione del Comune di Ortisei, di dubbia o anzi forse di nessuna utilità sul piano della tutela del paesaggio, sia inaccettabile inoltre proprio sul piano della politica e cioè di quella che noi di Italia Nostra chiamiamo cittadinanza attiva. Perché è ormai sempre più difficile imporre ai cittadini in modo autoritario scelte non condivise proprio su temi di interesse comune come la tutela di beni che appartengono a tutti: natura, paesaggio, beni culturali etc. Questo è il motivo per cui noi non abbiamo accettato Disneyland sul Virgolo a Bolzano o lo smembramento del più antico Parco Nazionale delle Alpi, quello dello Stelvio, non accettiamo l’accordo sui monumenti fascisti che un ministro, scriteriato e ormai ampiamente sfiduciato, ha stretto con il potere provinciale scrivendo una lettera del tutto priva di valore legale. E non accetteremo, tanto per fare un esempio, che la Provincia permetta che si costruisca il Parco eolico del Brennero, con la scusa che tutti gli altri non verranno autorizzati, perché questi sono temi che necessitano di un confronto pubblico, oltre che politico, e non del gesto autoritario di una oligarchia o di un monarca.

Intanto però, mentre parliamo di questo, in Amazzonia, in Malesia e nel Borneo i polmoni del pianeta vengono distrutti per fare spazio alla coltivazione delle palme da olio con cui si producono i carburanti verdi. Una follia che, tornando a casa nostra, e facendo le debite differenze di scala, mi pare solo un poco più grave dello sventramento dei Prati di Koja, o dell’albergo a sette stelle sul Saslong.

 Grazie

Umberto Tecchiati

Presidente di Italia Nostra – Bolzano

Diskussionsteilnehmer: Leo Andergassen, Umberto Tecchiati, Thomas Demetz sowie Martin Kofler und Raimund Irsara.

Mit einem umstrittenen Gemeinderatsbeschluss, welcher die traditionelle Bauweise (was immer das auch heißen mag) als bindend vorschreibt, hat der Gemeinderat von St. Ulrich vor ein paar Monaten aufhorchen lassen.

Am Mittwoch, den 23. Februar um 20.30 Uhr wird dieser Beschluss nun im Rahmen einer Podiumsdiskussion kritisch unter die Lupe genommen.

Das KulturForumCultura und der Kreis für Kunst und Kultur laden zur Vertiefung des Themas in den Ausstellungsraum des Kreises für Kunst un Kultur nach St. Ulrich.

 An der von Mateo Taibon moderierten Podiumsdiskussion nehmen teil: Landeskonservator Leo Andergassen, der Präsident des Denkmal- und Landschaftsschutzvereins „Italia Nostra“ Umberto Tecchiati, der Architekt Thomas Demetz sowie die Gemeinderäte von St. Ulrich Martin Kofler und Raimund Irsara.

L’Espresso 04.02.2011:Impianti al posto di foreste. Nel cuore delle Dolomiti. Lo vuole il re dello speck, amico del governatore

di Franco Brevini

Le Dolomiti patrimonio dell’Umanità: modello di sviluppo sostenibile o mero marketing turistico? La domanda è legittima a fronte di una preoccupante serie di notizie che giungono proprio dall’Alto Adige, ritenuto da sempre esempio di buon governo. Dopo la strada di Antersasc, che viola un bosco centenario e un vallone fra i più intatti della Badia, ecco il progetto per una serie di nuovi impianti a Sesto in Pusteria. Fautore dell’iniziativa un ricco macellaio di San Candido di nome Franz Senfter, detto il “re dello speck”, che ha ottenuto l’approvazione del progetto, non solo contro la Valutazione d’impatto ambientale, ma anche contro pareri e giudizi tecnici espressi da esperti forestali internazionali. “Non c’è da stupirsi”, osserva Michil Costa, albergatore della Val Badia, che già si schierò contro il governatore Luis Durnwalder durante la battaglia per la strada di Antersasc: “Tempo fa, nonostante il 91 per cento della popolazione fosse contraria, la Provincia di Bolzano ha autorizzato l’impianto della Schwemmalm, in Val D’Ultimo”. Costa è subito sceso in campo contro l’ennesimo attentato all’ambiente delle Dolomiti, schierandosi accanto ai gruppi ambientalisti e a numerosi cittadini. «I nuovi impianti costeranno tra i 25 e i 30 milioni di euro. Vengono mascherati come collegamento tra la zona sciistica di Crocla Rossa e il Monte Elmo, in vista della liaison con il Comelico>>, spiega il consigliere comunale Hans Peter Stauder di Lebenswertes Sexten: «ln pratica si tratta della costruzione di tre nuovi impianti di risalita con relative piste da sci,che comporteranno il taglio di 25 ettari di foresta cli abete rosso e larice e movimenti di terra non inferiori a 150 mila metri cubi: la stessa quantità di materiale che servirebbe per sotterrare 20 campi di calcio sotto un metro di terra. Per fortuna il tribunale amministrativo di Bolzano ha bloccato i lavori fino alla sentenza definitìva attesa per il 9 febbraio. Spero non si dimentichino che il 2011 è stato proclamato l’anno delle foreste». Franz Senfter, presidente della società promotrice, la Sesto Dolomiti SpA, è uno dei più noti imprenditori dell’Alto Adige. Oltre a essere presidente di Grandi salumifici italiani, è attivo nei settori del turismo, della finanza, dei trasporti e dell’attività immobiliare. Vanta aziende e partecipazioni in Italia, Cina, Stati Uniti e Brasile. Strategica la sua consolidata amicizia con il governatore Durnwalder. “A Sesto la convergenza di interessi è molto forte”, dicono i soci del locale Circolo dell’Ambiente: “Gli albergatori sperano di ottenere nuovi clienti, gli agricoltori si vedono pagata la terra cinque volte il valore di mercato. Inoltre il recente accordo stipulato a Milano tra Durnwalder e il ministro Roberto Calderoli prevede che la Provincia di Bolzano versi annualmente 40 milioni alle province confinanti. In questo caso Durnwalder potrà concedere un bel contributo all’amico Senfter per realizzare i suoi progetti turistici nel Comelico Superiore”. Michil Costa, che da anni si batte invano per la parziale chiusura stiva dei passi dolomitici funestati dal traffico e dall’inquinamento acustico, è pessimista sul futuro dell’Alto Adige. “Preferisco lavorare per la Fondazione Costa, che ho creato per aiutare i bambini tibetani in esilio a Dharamsala, costruendo con la sorella del Dalai Lama scuole, laboratori, stalle. Qui da noi vedo solamente brutti segnali. L’altra settimana sentivo i sindaci della Val Martello commentare la notizia che il Parco dello Stelvio era passato nelle mani della provincia. Dicevano: “Bene, così potremo riaprire la caccia”. E un altro: “Meno burocrazia e concessioni edilizie più facili e rapide”. Il terzo: “Era ora di pensare alle categorie economiche”. Povero Alto Adige, povere Dolomiti”.

Addio alla concessione edilizia?

Addio alla concessione edilizia? Così – ma senza punto di domanda – il Dolomiten di venerdì 14 gennaio titolava la gran bella notizia che la concessione edilizia diventerà “superflua”. Essa non sarà cioè eliminata del tutto, ma riguarderà solo alcune tipologie di interventi edilizi. Ne saranno totalmente esclusi: parcheggi interrati connessi ad abitazioni; tutte le misure atte alla rimozione di barriere architettoniche; lavori ai sensi dell’art. 59, comma 1/b/c per manutenzione straordinaria, restauro, risanamento; varianti di progetto in corso d’opera nell’ambito dell’edificio; impianti fotovoltaici; volumi tecnici; “giardini d’inverno”; reti di protezione per la grandine. I comuni possono stabilire però, in aggiunta a quanto stabilito dalla legge, a quali altri ambiti potrà essere estesa la dichiarazione di inizio lavori (DIA). Una volta dettagliate tutte le prescrizioni nei relativi piani d’attuazione, potranno essere realizzate anche intere zone d’espansione senz’altra formalità che la denuncia di inizio lavori. Queste belle novità sono contenute nel nuovo disegno di legge urbanistica il cui iter è iniziato lunedì scorso e che l’Assessore Laimer vorrebbe promulgata entro il 2011. Come i lettori di questo giornale ricorderanno, in una presa di posizione del 2 marzo scorso, Italia Nostra (www.italianostrabz.wordpress.com) si era già espressa in modo negativo riguardo all’eventualità dell’abolizione della concessione edilizia, per motivi che a noi sembrano ovvi e che si possono riassumere nel principio che il passaggio burocratico della concessione costituisce, in tempi di deregulation, un minimo presidio a tutela di paesaggio, ambiente e beni storici e artistici. Come già in passato, la nuova legge è pensata per “semplificare” e “sburocratizzare” le attività edilizie. Dovrebbe consolarci il fatto che questa norma ci mette in pari con quanto stabilito a livello nazionale? O non dovrebbe forse suggerirci, proprio per questo, e cioè avendo a mente i tanti disastri ambientali e paesaggistici del “Bel Paese”, che la norma vecchia merita di essere conservata? La prima domanda da porsi è: a che serve tutto questo sforzo? Serve davvero a snellire il lavoro degli Uffici? A rendere meno lunghe e angosciose le attese dei costruttori? A semplificare l’iter burocratico? Sarebbe forse servito, se la concessione edilizia fosse stata abolita in tutti i casi, come proponeva inizialmente Laimer, subito smentito dal consorzio dei Comuni. Ma siccome è tecnicamente impossibile abolirla del tutto (la concessione edilizia è onerosa per chi la chiede, e porta soldi nelle casse di comuni per lo più affannati e derelitti, i quali di norma lucrano, appunto, sulla vendita e il consumo di territorio) si prova intanto a ridimensionarla, con effetti prevedibilmente nulli sul piano della “semplificazione”. E comunque: chi lo vuole un mondo “semplice”? Voglio dire, chi lo vuole un mondo in cui si scambi la semplicità con l’arbitrio? È più “semplice” imporre una decisione che nella maggior parte dei casi coinciderà solo con la volontà di chi decide – e dei suoi adepti, o è preferibile, per il bene della collettività, condividere una decisione con tutti, sentita la volontà della gente, il parere degli esperti, la sensibilità delle associazioni ambientaliste (vedi Parco Nazionale dello Stelvio)? A ben vedere, e come abbiamo più volte sottolineato, si tratta di un metodo politico, di gestione del consenso delle lobbies, tra le più potenti delle quali si colloca quella del mattone. Perché è chiaro che se la modifica alla legge urbanistica in materia di concessione edilizia non servirà a “semplificare”, essa deve comunque corrispondere a un interesse che, sfuggendo al generale comprendonio, servirà come al solito a fare gli interesse di pochissimi a discapito di tutti. Avremo impianti fotovoltaici sui tetti dei centri storici? E chi potrà impedire che i bellissimi “paesaggi di tetti” vengano deturpati? Si costruiranno intere zone di espansione senza concessione edilizia? Ad aver saputo aspettare un pochino, un gigantesco volume come quello della nuova Cantina di Gries all’Anraiterhof si sarebbe potuto costruire con la semplice Dia senza tante perdite di tempo. Quanto ai parcheggi interrati: essi sono sempre collegati a delle abitazioni! Mi pare abbastanza comico che uno parcheggi in aperta campagna, e poi si faccia quattro chilometri a piedi nella steppa per raggiungere casa. Mi faccia il piacere! Laimer dice che maggiore libertà significa maggiore responsabilità. Come dire che se lasci un assassino libero, egli responsabilmente non ucciderà. Laimer pensi a fare responsabilmente l’assessore all’ambiente, le lobbies dei costruttori hanno già abbastanza protettori, anche più in alto di lui.

Umberto Tecchiati

Presidente di Italia Nostra – Bolzano