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Italia Nostra per il Virgolo: partecipa al sondaggio!

Sull’ultimo numero della rivista Qui Bolzano è stato pubblicato (31 maggio 2012, p. 6), un articolo riguardante le nuove proposte di valorizzazione e salvaguardia del Virgolo, avanzate dall’Arch. Stefano Novello, Vice presidente di Italia Nostra Bolzano.

La rivista ha lanciato un sondaggio, a cui tutti possono partecipare. Ecco il testo del sondaggio:

In passato l’area del Virgolo era frequentata dai bolzanini e addirittura dai turisti che vi godevano la tranquilla area verde e la vista sulla città.

Ritenete che riqualificarlo per renderlo nuovamente fruibile dalla cittadinanza sia un progetto importante per la città, oppure che le attuali difficoltà dovute alla congiuntura non giustifichino un investimento a prescindere dalla sua sostenibilità economica? Votare è semplicissimo, basta cliccare http://www.quimedia.it/QuiBolzano/Sondaggi/Il-futuro-del-Virgolo !

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Stairway to heaven – una scala per un paradiso chiamato Virgolo

Gentili giornalisti,
il comitato Unser Virgl – Il nostro Virgolo in collaborazione con Ambiente e Salute è lieto di invitarvi alla conferenza stampa
Stairway to heaven – una scala per un paradiso chiamato Virgolo
che si terrà
mercoledì, 27 luglio 2011 alle ore 15.00 presso il bar dell’Eurac
Vi aspettiamo numerosi.
 
Verena Segato
in rappresentanza del comitato Unser Virgl
 
Maria Teresa Fortini
in rappresentanza di Ambiente e Salute
 
 
 
Werte Journalisten,
die Bürgerinitiative Unser Virgl – Il nostro Virgolo in Zusammenarbeit mit Ambiente e Salute – Umwelt und Gesundheit lädt euch zur Pressekonferenz
 
Stairway to heaven: Eine Treppe zum Paradies – der Virgl
welche am
 
Mittwoch, 27. Juli um 15,00 Uhr in der Eurac-Bar
 
stattfinden wird.
 

Virgolo e toponomastica: manca la cultura.

Quali affinità legano tra di loro, più o meno nascostamente, due vicende così diverse come la questione del Virgolo e quella dei cartelli di montagna? Apparentemente nessuna, ma a ben vedere abbiamo a  che fare in entrambi i casi con un tentativo, non consentito né avallato dalle leggi e  dai regolamenti, di snaturare nell’interesse di pochi il significato e la sostanza fisica di beni culturali, e in quanto tali appartenenti a tutti. Nel caso del Virgolo, infatti, un noto imprenditore, sostenuto personalmente dalle massime cariche cittadine e provinciali, ha tentato di farsi autorizzare un progetto edilizio di eccezionale impatto in un contesto ambientale che il documento comunale di Tutela Insiemi definisce come particolarmente delicato e sensibile. È necessario rammentare che questo progetto è conosciuto solo alle grandi linee e non è mai stato seriamente discusso con la città né con le numerose associazioni ambientaliste che rappresentano l’amplissimo fronte del no al medesimo, nonostante le numerose accorate richieste in tal senso. Perché ciò sia successo resta un mistero. Il Sindaco Spagnolli ha commesso un errore, forse prima umano che politico, a non ricercare il consenso attraverso un leale scambio di opinioni. Se infatti il progetto Thun è così meraviglioso come ce lo racconta, così rispettoso del verde, così risolutivo per la riqualificazione del Virgolo, e così in linea con i dettami del documento di Tutela Insiemi, perché mai le associazioni ambientaliste non avrebbero dovuto conoscerlo, approfondirne i contenuti, e una volta apprezzato sostenerlo? La tattica di temporeggiamento attuata dal sindaco ha prodotto intanto che Thun si è ritirato, ma vorrei ricordare a tutti che presto o tardi qualcuno si rifarà vivo con un nuovo progetto, è nella natura delle cose. Italia Nostra ha scritto infatti il suo primo no a qualsiasi edificazione sul Virgolo dieci anni fa (!), quando la collina delle favole non esisteva ancora nemmeno nei precordi di Thun. I sostenitori della sua iniziativa non sono poi tanti, ma importa poco, perché sono quelli che contano, e che decidono per tutti anche quando è evidente che non possono vantare un grande consenso. Le ricadute del progetto sulla città sono incognite,  ma molto sbandierate. Suggerirei di non fidarsi troppo.

La medesima tattica di chi si affretta lentamente, cui si aggiunge la proterva tendenza ad alzare costantemente l’asticella del revanchismo, si è vista nel caso dei toponimi nei cartelli di montagna. Per non sapere né leggere né scrivere l’Alpenverein avrebbe potuto e dovuto, come peraltro suggeriva anche il senatore Andreotti, che non è conosciuto per essere un pericoloso nazionalista, conservare lo status quo. Peccato però che tra coloro che hanno l’autorità per cambiare le carte in tavola e tiene i cordoni della borsa, c’è chi sa leggere e scrivere benissimo, immagina di poter cambiare lo statuto di autonomia, adoperandosi attivamente in tal senso, senza attendere le lungaggini che caratterizzano sì il dibattito politico ma lo rendono comunque anche aperto e leale, e smonta nei fatti l’idea di bilinguismo nella toponomastica lì dove teoricamente doveva vedersi meno, e cioè in montagna. Qualcosa non ha funzionato. Per accontentare la destra estremista di lingua tedesca Durnwalder esce con un “me ne frego” che è così triste sentire pronunciare da un governante, se solo pensiamo a chi portò in auge l’espressione. Contemporaneamente, però, quella destra razzista e xenofoba, ma prima di tutto culturalmente marginale e socialmente “coatta”, che l’establishment politico tedesco blandisce nei fatti, è rintuzzata dal medesimo con iniziative di tipo culturale che dovrebbero minimizzarne la portata e il consenso nella società. Un’idea in sé buona, ma tardiva (e un po’ schizofrenica), e che poteva essere tempestivamente sostituita da interventi di tipo sociale. Essa instilla tuttavia nella gente l’idea che la colpa sia degli intellettuali, e non della politica, se nel 2010 ancora esiste il nazionalismo e la contrapposizione etnica. Vorrei fare osservare che la mancanza di educazione e di sensibilità culturale, storica e politica, che non è possibile non ricondurre anche alla diffusa latitanza di una buona istruzione tra coloro che ci governano, è certo alla base della rozza pretesa di impedire alla minoranza di lingua italiana di decidere da sé quali e quanti toponimi tenere e quali no, e come chiamare un monte o un torrente, posto che gli utenti di quei toponimi sono, per motivi ovvi ma non immediatamente comprensibili a tutti, i cittadini di lingua italiana. È importante non dimenticare che è più o meno ciò che fece il fascismo, imponendo con la violenza una toponomastica italiana che non era quasi esistita, in quanto tale, prima del 1918. Delle violenze del fascismo sarebbe bene ricordarsi sempre, e non solo quando conviene, per evitare che nuovi fascismi ne continuino più o meno occultamente la pratica e la filosofia. Le vicende del Virgolo e rispettivamente dei toponimi italiani nella segnaletica di montagna sono emblematiche, e gravi, ma non più del diffuso sentimento di deriva e di perdita di peso civile che viviamo tutti i giorni immersi come siamo in un pantano dove le regole le fa un’oligarchia affaristica, usa allo sconsiderato consumo del territorio e al disprezzo delle regole.

Umberto Tecchiati

primo Schoensberg e la memoria del Novecento

L’ordine del giorno che l’Assessore comunale alla Cultura Primo Schoensberg presenterà all’attenzione della Giunta e del consiglio comunale, così come presentato alcuni giorni fa sull’Alto Adige da Mauro Fattor, relativamente alla gestione politica e culturale dei c.d. relitti fascisti, merita la piena approvazione e il plauso dell’Associazione che rappresento. Riguardo a Piazza Vittoria Schoensberg propone la sistemazione dell’area verde sul retro del Monumento come possibile strumento di educazione dei giovani alla conoscenza di un passato troppo spesso strumentalizzato politicamente di fatto ignorato. C’è da sperare a questo proposito  che tale operazione si coniughi virtuosamente alla liberazione di Piazza Vittoria del parcheggio auto fuori terra che ne impedisce un uso civico confacente al pregio architettonico e urbanistico (Piazza Vittoria e gli edifici che vi fanno corona sono; come noto, inseriti nel documento comunale di tutela degli insiemi). Come autorevolmente sostenuto dallo storico Giorgio Mezzalira in un recente confronto pubblico, la storicizzazione dei relitti di età fasciata non può prescindere da una operazione culturale di alto profilo, che porti tra l’altro alla serena condivisione della storia del novecento per ciò che essa è stata e non per ciò che alcuni vorrebbero che rappresentasse ancora, a soddisfacimento degli interessi degli opposti estremismi. Ciò significa che conoscere il ventennio fascista in Alto Adige è possibile, e quanto ancora rimane, e non è poco, della Bolzano italiana voluta dal regime può autorevolmente contribuire a comprendere perché gli italiani non possono più trovare in esso motivi di identificazione, né probabilmente i tedeschi motivo di offesa o di contestazione.

La linea politica e culturale sottesa al “recupero” di Piazza Vittoria è parimenti rintracciabile nella volontà manifestata da Schoensberg di lasciare dov’è il bassorilievo di Piffrader, contrariamente a quanto a suo tempo proposto da Spagnoli e Durnwalder. Di questa proposta tuttavia, che mirava a trasferire al Museo Civico o in altra struttura il bassorilievo di Mussolini a cavallo, merita di essere comunque salvata l’idea di fondo, che consiste che consiste nell’individuare uno spazio culturale condiviso dalla cittadinanza, e questo è per l’appunto il Museo Civico, in cui esporre la memoria novecentesca di Bolzano e della sua provincia. E cioè dalla provincia vista attraverso il cas, particolare e al tempo stesso emblematico su scala più ampia, dalla città capoluogo. Dove per storia novecentesca non si intenda solo la storia tra le due guerre ma anche, per esempio, il Los von Trient pronunciato da Magnano nel 1956 a Castel Firmiano, che si trova appunto nel territorio comunale di Bolzano.

Dal progetto di Schoensberg, che non può non essere pienamente apprezzato da Italia Nostra, che da sempre sostiene in pratica le stesse cose, piace anche che sia stato reso noto, sia pure per sommi capi, prima che esso imbocchi la strada, sia pure necessaria, del confronto istituzionale nelle sedi a ciò deputate: si tratta di una forte assunzione di responsabilità dell’Assessore che tuttavia, si può prevedre, non avrà vita facile. C’è solo da sperare che il gruppo consiliare SVP, ben rappresentato alla serata di incontro voluta da Theiner con gli italiani di Via Ortles, recepisca le nuove indicazioni di massima autorità del partito e abbandoni, almeno per spirito di sopravvivenza, taluni atteggiamenti provocatori anacronistici tenuti in passato.

Vorrei aggiungere che la salvaguardia della memoria novecentesca passa anche per piccoli atti quotidiani: il recupero dei lampioni degli anni trenta di Corso Italia fortemente voluto da Italia Nostra e magnificamente realizzato dal comune, e il restauro di Ponte Roma, sono tra questi.aspettiamo tuttavia che si metta mano alla fontana del fiume Isarco di Corso Libertà, poco sopra l’incrocio di Via Locatelli, priva d’acqua e bisognosa di restauro, e alla fontana di Via Diaz, accanto ai Vespasiani, anch’essa priva d’acqua e triste. L’occasione sia propizia anche per togliere la transennatura ai Vespasiani, e per restituire decoro all’imbocco delle passeggiate.

Primo Schoensberg ha saputo ascoltare storici, esperti di architettura e di storia dell’arte. Ha ascoltato anche i molti cittadini che in vario modo gli hanno indicato una strada comune. Non tolga dalla sua agenda nemmeno il Virgolo; che della storia – anche novecentesca – di Bolzano, è una parte non marginale.

Virgolo: sul vincolo del Bellavista.

Sul vincolo dell’Hotel Bellavista/Schönblick

 

Come è stato riportato dalla stampa, il Soprintendente Provinciale ai beni culturali Dr. Leo Andergassen ha annunciato che non procederà alla proposta di vincolo storico-artistico dell’Hotel Bellavista, come richiesto dal Comitato per la salvaguardia del Virgolo, cui appartengono, oltre a Italia Nostra Alto Adige/Südtirol, anche il Landesverband für Heimatpflege, il Heimatschutzverein Bozen, l’Associazione Unser Virgl/Il Nostro Virgolo, Ambiente e Salute, il WWF e altre.

Il dottor Leo Andergassen ha motivato la decisione con una valutazione di tipo tecnico, come è suo compito, mettendo in evidenza alcune trasformazioni, secondo alcuni però solo marginali (di fatto solo una scala interna), che l’edificio avrebbe subito nel corso del tempo e che ne diminuirebbero di molto il valore storico-artistico necessario al vincolo. Le associazioni che avevano fatto richiesta che l’Hotel Bellavista, e per suo tramite l’intero Virgolo, venisse rispettato e non subisse alcuna forma di cementificazione e trasformazione sostanziale, pur deluse della decisione del Soprintendente, hanno subito tuttavia una sconfitta solo apparente. In primo luogo era diritto-dovere del Soprintendente accollarsi la responsabilità di una valutazione tecnica e non è compito nostro sindacarne gli esiti. Quando il vecchio Soprintendente Helmut Stampfer, al tempo delle Pascoli, aveva dichiarato meritevole di attenzione la sola scalinata di accesso, non c’è stata da parte nostra alcuna forma di polemica con il Soprintendente, noto per la sua libertà e per l’autorevolezza della preparazione scientifica. In secondo luogo il dottor Andergassen ha sostenuto, in un’intervista rilasciata al quotidiano Dolomiten, che se non può essere sostenuta la necessità di un vincolo del Bellavista, l’edificio resta comunque sotto tutela degli insiemi: essa garantisce che l’aspetto esteriore dell’edificio venga conservato in modo da perpetuarne il valore memoriale. Il documento sulla Tutela degli Insiemi pubblicato nel maggio 2007 a cura dell’Assessorato all’Urbanistica del Comune di Bolzano, alla scheda n. 73 (F5) “Virgolo/Virgl” non riporta tuttavia, tra gli edifici inseriti nelle misure di tutela, l’Hotel Bellavista, forse perché già sottoposto a vincolo di tutela secondo l’art. 26 “Edifici e complessi di particolare interesse storico-artistico e documentario” come indicato dalle norme di attuazione al Piano Urbanistico di Bolzano. Le Indicazioni specifiche per la tutela degli elementi valoriali caratterizzanti l’insieme recitano comunque: “Della realtà ricreativa va comunque salvaguardato sostanzialmente il carattere soft, che prescinde da interventi atti a modificare sensibilmente il paesaggio; in generale, oltre a conservare e/o ripristinare gli edifici di interesse storico-artistico, è comunque necessario salvaguardare l’originaria varietà tipologica e stilistica delle costruzioni, soprattutto qualora rispecchino con coerenza la loro particolare funzione nell’ambito di cui fanno parte, mentre edifici o parti di essi in contrasto con tale ambito devono essere adeguati”. Ora il giudizio del Soprintendente non solo richiama l’attenzione di tutti sulla necessità che il Bellavista venga tutelato al pari degli altri “oggetti” che costituiscono l’insieme del Virgolo, ma si esprime in modo forte e autorevole sulla filosofia stessa della tutela degli insiemi. Anche se sappiamo troppo bene che dal punto di vista giuridico niente è tanto forte quanto un vincolo monumentale vero e proprio, e che niente può sostituirlo davvero, nondimeno Andergassen afferma implicitamente che la Tutela degli Insiemi, la cui disciplina è delegata ai Comuni e alle rispettive commissioni comunali, può rappresentare un’alternativa, forte e concretamente praticabile, all’imposizione di veri e propri vincoli. La valutazione proviene dalla più alta autorità tecnica in materia di beni culturali della provincia di Bolzano, e non c’è motivo alcuno di sminuirne la portata o il senso. Tale pronunciamento procede inoltre nella medesima direzione seguita dall’evoluzione moderna del concetto di tutela dei beni culturali. Se un tempo, ovunque, erano le sole autorità statali, la sola burocrazia ad essa preposta, a preoccuparsi della tutela, oggi sono le popolazioni stesse ad essere chiamate a farsi parte attiva e diligente nella protezione dei beni culturali e ambientali, agendo dal basso e capillarmente dove le burocrazie agiscono dall’alto, sporadicamente e spesso irrazionalmente. Alle popolazioni locali, alle associazioni protezionistiche, ai cittadini, ai turisti è richiesto di contribuire a vigilare sulla conservazione dei beni, sullo stato della loro manutenzione, sulla loro valorizzazione: in una parola, a fare sì che i beni culturali non diventino mero motivo di autorappresentazione e autocelebrazione per le élites politiche, ma tessuto connettivo tra passato e presente, tra sensibilità, inclinazioni, vissuti, esperienze storiche diversi, e contribuire per tale via, tra l’altro, ad una migliore qualità della vita e della convivenza in Alto Adige. Il raggiungimento di questo auspicabile obiettivo, tuttavia, si fonda sulla semplice quanto non banale considerazione che tra i cittadini e quanti hanno responsabilità di governo della cosa pubblica esista un vincolo di collaborazione, e una forte identità – almeno di fondo – nel riconoscimento dell’importanza rivestita nella nostra società dalla protezione dei beni culturali e ambientali. Lo stato di cose, come dimostra tra l’altro anche la ormai lunga storia del Virgolo, è tutt’altro, ma è lecito sperare che gli autorevoli suggerimenti del Soprintendente vengano raccolti affinché esso resti la collina dei bolzanini e torni ad esserne valorizzato, come auspicato anche dal citato documento sulla Tutela degli Insiemi, in quanto area ricreativa e di edificazione spirituale e culturale.

 Umberto Tecchiati

Contro la cementificazione del Virgolo

Italia Nostra di Bolzano-Alto Adige vede con grande preoccupazione l’eventualità che il ventilato progetto di sistemazione dell’area del Virgolo, proposto dall’Agenzia Immobiliare Virgolo, possa trovare concreta realizzazione. La costruzione di quarantatrè nuovi alloggi comprometterebbe un’area da salvaguardare per i suoi contenuti ambientali, architettonici e archeologici.

Il progetto, così come illustrato dagli organi di stampa, sottovaluta l’impatto che il nuovo complesso edilizio avrebbe sull’ambiente naturale, senza contare i danni a depositi archeologici sepolti di cui ci si può aspettare l’esistenza sulla cima di un dosso frequentato certamente almeno a partire dall’alto medioevo. L’adozione di criteri edilizi rispettosi dell’ambiente, così come la chiusura dell’area al traffico automobilistico, non sembrano a Italia Nostra granchè rispetto al sicuro danno arrecato al patrimonio storico e ambientale.

Riguardo poi al vantaggio che ne potrebbe avere la città di Bolzano attraverso la creazione di un parco e di un Museo all’aperto, Italia Nostra vede con preoccupazione la proliferazione di progetti di questo tipo slegati da un disegno complessivo sulla strategia museale cittadina.

Italia Nostra invita quindi la Giunta Comunale ad affrontare l’importante tema della valorizzazione ambientale a fini anche museali di aree come il Virgolo o Castelfirmiano alla luce di un progetto culturale unitario senza cedere alla tentazione di delegare a terzi, siano essi la provincia o aziende private, la pianificazione degli interventi sul territorio.